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Giuseppe Sottile

Non governano,
spadroneggiano

Ormai si muovono con la spregiudicatezza di due padroncini. Disprezzano la maggioranza che li ha portati a Palazzo d’Orleans, se ne sbattono dell’Assemblea regionale, macinano solo nomine e potere. Ricordate Musumeci, quello che si è presentato agli elettori come portabandiera dell’onestà? Non avendo riforme da elaborare e sottoporre al Parlamento si è messo a giocare con i cavallucci di Ambelia. Senza badare a spese. Ha restaurato la vecchia stazione di monta, a ridosso del suo paesello, e ha presentato il conto alla Regione. Lo supera in arroganza solo il bullo che piritolleggia tra i corridoi di Palazzo d’Orleans: di punto in bianco ha spogliato il Crias di una palazzina liberty nel centro di Palermo. L’ ente, che aveva questo patrimonio in bilancio chiede conto e ragione, ma il bullo non..

Ma i bluff del bullo
hanno le gambe corte

Non c’è che dire: nell’impostura politica è il più bravo; e se si mette a vendere fumo è addirittura imbattibile. Più che un bullo, un magliaro da esportazione. L’altro giorno è andato a Milano, a una kermesse di Forza Italia, per farsi vedere da Berlusconi. È lì ha raccontato di avere raddrizzato i conti della Regione e di avere trasformato la Sicilia in un esempio luminoso di trasparenza ed efficienza, di legalità e buongoverno. Un bluff, ovviamente. Lo ha sbugiardato l’altro ieri la Corte dei Conti con un comunicato che annuncia per il 13 dicembre prossimo la parifica del Rendiconto di bilancio relativo al 2018. Una nota spietata. Dove i magistrati contabili ricordano di avere ricevuto le carte a giugno, di averle trovate sconclusionate, di avere richiesto a luglio correzioni..

Le divergenze parallele
di due multiparaculisti

Che cosa non si fa per galleggiare. Crick e Crock si sono divisi i compiti. Il Governatore – solo Dio sa con quanta riluttanza ha lasciato i cavallucci di Ambelia – è volato a Roma per partecipare alla manifestazione del centrodestra: per rendere omaggio a Salvini, che da un po’ di tempo preferisce ignorarlo, e alla Meloni che lo considera un neofascista ormai spretato, quasi un rinnegato. Il bullo che, come tutti gli impomatati con la pochette disdegna ovviamente la piazza, è andato a Milano per farsi vedere, in un circoletto di Forza Italia, da Antonio Tajani e Licia Ronzulli, gli unici due che ancora fingono di non conoscere i suoi bluff in politica. Crick e Crock non sanno governare, non sanno preparare un bilancio e se passano dall’Ars vengono..

Scempi e corruzione
Pietà per questa Sicilia

Su Repubblica di ieri si leggevano questi titoli, stesi su nove colonne. Il primo parlava della Sicilia degli scempi: “L’Ispra lancia l’allarme ambiente. Discariche e industrie inquinanti insidiano mare e acqua potabile”. Il secondo parlava della Sicilia dei corrotti: “Cantone denuncia: nell’Isola c’è un giro di mazzette superiore a quello di tutto il Nord”. Qualche pagina più in là un terzo titolo metteva l’accento sull’eternità dei commissari: “Enti e parchi in tilt. Musumeci nomina, l’Ars boccia”. Se a queste criticità – chiamiamole benevolmente così – aggiungiamo il disastro dei conti pubblici il quadro si fa drammatico, per non dire devastante. Ma a Palazzo d’Orleans la crudeltà delle cose non viene percepita. Il Governatore gioca con i cavallucci di Ambelia, località a lui tanto cara. E il suo bullo di fiducia..

Non sanno governare
però si divertono tanto

Attenti a quei due. Attenti al Governatore e al suo bullo di fiducia. Non avendo altro da fare passano il tempo a litigare con l’Assemblea regionale. Se non è per i parchi è per i collegati messi in coda alla legge di bilancio. Sta di fatto che ormai i due sono alla continua ricerca di un alibi dietro il quale nascondere la loro incapacità a governare. Dicono che nelle casse non c’è più un euro ma, quando vogliono, i soldi sanno dove pescarli. Fateci caso. Hanno trovato undici milioni da regalare a Urbano Cairo, editore della Gazzetta dello Sport, in cambio della promessa che nel 2020 il Giro d’Italia partirà dalla Sicilia. E hanno trovato pure tre milioni per i giochi equestri di Ambelia, in quel di Catania, località tanto..

Le parcelle del viceré
che comanda sul re

Poche giorni fa scrivevamo che il bullo di Palazzo d’Orleans è stato il padre priore di tutte le messe celebrate contro la Regione. Antonio Fraschilla, su Repubblica, oggi tira fuori la prima perla: una parcella di 700 mila euro consegnata all’Istituto delle Case popolari. Una parcella d’oro, manco a dirlo. Che difficilmente poteva essere presentata a un privato, a uno che i soldi li suda. Ma il bullo ha sempre inseguito la clientela che non bada a spese, tanto il conto lo paga Pantalone e chi se ne frega. Dal teatro Massimo all’Orchestra sinfonica fino a Ezio Bigotti, l’avventuriero del più grande scandalo siciliano, chiunque avesse una vertenza con la Regione ha preferito affidare a lui la tutela dei propri interessi. Oggi lui è nella stanza dei bottoni. E non..

Due scandali siciliani
per il coraggioso Giletti

La settimana scorsa si era salvato con lo scandalo delle divise: un milione di euro per dotare di un vestito decente i novecento uscieri della Regione. Ma ieri sera, non avendo altre malversazioni da sviscerare, Massimo Giletti è stato costretto a ripiegare sui vitalizi, un disco vecchio ma buono per tutte le stagioni. E allora eccoci qui a suggerirgli altri due scandali in grado di soddisfare le sue pulsioni populiste. Intanto c’è lo sporco affare dei 110 milioni pagati dalla Regione a un avventuriero di Pinerolo, Ezio Bigotti, per un censimento dei beni immobili farlocco e inutilizzabile. E ci sono pure gli undici milioni stanziati dal governo Musumeci a favore di Urbano Cairo per spingerlo, in quanto patron della Gazzetta dello Sport, a far partire dalla Sicilia il prossimo Giro..

Il modello di lutto
secondo Musumeci

Ieri si parlava di rimpasto e i miei amici di Livesicilia puntualmente aggiungevano: “Ma Musumeci non ha fretta”. In verità è molto difficile trovare una faglia dell’attività di governo in cui il presidente della Regione dimostri fretta o voglia di realizzare qualcosa. A lui basta dormicchiare tra gli splendori di Palazzo d’Orleans. Lui prova un’attrazione fatale solo per l’ordinaria amministrazione; è un fiume che scorre lento e che non vede l’ora di trovare uno stagno dove riposarsi. Avete letto la risposta fornita ai giornalisti che gli chiedevano quando prenderà la sublime decisione di nominare il successore di Sebastiano Tusa all’assessorato dei Beni Culturali? “Terrò la delega fino all’anniversario della morte”, ha detto senza rossore e senza ironia. E così dicendo ha inventato un nuovo modello di lutto: trattenere per un..

Gerenza

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