Sezioni Tematiche

Mafia a Bari. Decaro accusa
la destra e fa mezzo mea culpa

Lo sguardo lucido, l’abbraccio dei fedelissimi. “Ci difendiamo Antonio, non ti preoccupare, ci difendiamo”, gli dicono. Ma per Antonio Decaro è l’ora più difficile. Davanti alle telecamere, il primo cittadino imbraccia i faldoni, mostra le foto, collega i fatti. “E non mi dite che faccio l’ingegnere”, scherza. Con una conferenza stampa, il sindaco prova a fermare le porte scorrevoli della politica pugliese. Il mood “così fan tutti…”, con echi lontani di cozze pelose e campagne acquisti al limite dell’incidibile, il rosso col nero, ma anche il bianco e il verde. Dopo due mandati da sindaco, Decaro aveva immaginato un’altra uscita di scena. Tra poco più di un mese il suo nome sarà tra quelli dei candidati alle europee nella circoscrizione Sud. E invece. Il commiato da Bari viene guastato da..

Lega a picco. Salvini prepara la sua zattera di salvataggio

Roma. E’ insicuro e si inventa “Italia sicura”. Matteo Salvini ha la sua uscita di sicurezza. Se la Lega lo processa e lo pugnala, dopo le elezioni europee, lui lancia un nuovo marchio e un nuovo slogan. Si chiama “Italia sicura” e i militanti lombardi ne parlano come un contenitore in caso di disgrazia. Il logo sarebbe stato depositato dal notaio. E’ “l’opzione Geolier”, il rapper di I p’me, tu p’te. In attesa, della possibile catastrofe, a Roma, sabato, sbarcano i punkofasci euroscettici, i leader sovranisti compari, che esibiscono crocifissi e mura alte. Ad aprile si replica, n’ata vota, lo stesso evento ma a Bari. Salvini, dopo l’adunata di Firenze, ci ha preso gusto. Offre weekend e vacanze italiane ai Le Pen, Chrupalla, Roman Fritz, e chiude l’albergo Europa a..

Meloni-Salvini, è guerra fredda
Lei in aula, lui incontra i geologi

Deve fare prima un lungo respiro. Bersi un caffè, in una saletta con Ignazio La Russa, uno che mette buon umore. Sarà un pomeriggio complicato. Giorgia Meloni lo sa. E’ in Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Tuttavia da 24 ore ha una mosca (ma si può usare anche la m maiuscola) che le ronza in testa: Matteo Salvini, il suo vicepremier. L’unico esponente di punta di un governo occidentale che ha fatto i complimenti a Vladimir Putin per la rielezione. Sono passate 24 ore. I due non si sono ancora incrociati. E nel corso di questa giornata non lo faranno. Salvini non viene a Palazzo Madama. In mattinata ha gestito una fondamentale cabina di regia a Palazzo Chigi sull’emergenza idrica, di pomeriggio è rimasto al ministero...

Le parole di Salvini su Putin
imbarazzano Meloni e Tajani

"Come ci muoviamo?". Con una certa dose di premonizione Giorgia Meloni e Antonio Tajani, già domenica pomeriggio, avevano iniziato a parlare delle elezioni in Russia e dello scontato successo di Vladimir Putin. La premier era al Cairo, il ministro degli Esteri a Roma. I due hanno avuto fitti contatti per analizzare la situazione a Mosca e soprattutto per come commentarla. Per cercare cioè di tenere unito il governo, nonostante Matteo Salvini. Chiamasi riduzione del danno. Il leader della Lega e vicepremier, puntuale come un orologio svizzero, alle 11 di ieri mattina infatti si è esibito in una dichiarazione che spaccherà per tutto il giorno Palazzo Chigi. Tra imbarazzi e lingue morse. Silenzi e commenti: “Il caso sta montando, ma non ci faremo trascinare in questa polemica: la posizione di Meloni..

Il Bullo è tornato a fare il bullo contro la Corte dei Conti

Il Bullo è tornato a fare il Bullo. Credevamo che, avendo ritrovato i ricchi pascoli di Palazzo d’Orleans, fosse diventato più mansueto. Invece no. Appena ha visto drappeggiare nel cielo il drappo rosso della legge è ridiventato di colpo violento, focoso, incendiario. Un piccolo Attila che di giorno se ne sta quatto quatto al centro delle istituzioni – addirittura nella stanza dorata messagli a disposizione dal Presidente – mentre di notte serra i denti e progetta vendette non solo nei confronti dei giudici costituzionali che hanno severamente condannato le sue malefatte del 2020, ma anche e soprattutto nei confronti della Corte dei Conti che ora pretende i dovuti risarcimenti per i danni erariali inflitti alle casse dello Stato. Non gli può pace. Abituato da oltre vent’anni a nutrirsi allegramente nel..

Meloni, l’equilibrismo con gli Usa
e le telefonate segrete con Trump

l silenzio, gli squilli, poi irrompe una voce graffiante: “Hello, Giorgia”. “Hello, Donald”. Contatti segreti, ma periodici. Che segnalano un filo sotterraneo che Meloni sta tenendo con Donald Trump, candidato dei Repubblicani alla Casa Bianca. Sono telefonate dirette, quelle avute anche di recente dalla presidente del Consiglio con il tycoon. Il Foglio è in grado di ricostruirle. Conversazioni che non passano, per forza, dall’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi (e in particolare dal “delegato” agli Usa, il ministro plenipotenziario Alessandro Cattaneo). Ma di cui, per esempio, è bene a conoscenza il tentacolare capo di gabinetto della presidente del Consiglio, Gaetano Caputi. Meloni e il suo braccio ambidestro Giovanbattista Fazzolari (che per inciso è anche figlio di un diplomatico) sanno che si tratta di nitroglicerina. “Telefonate che non devono esistere” – nemmeno..

Ma il nome di Matteo Salvini non porta bene alla Lega

Salvini, basta la parola. È come il confetto Falqui. Quanto vale il cognome del segretario? E quanto può far bene togliere Salvini dal simbolo della Lega? Esiste un sondaggio interno, voluto dallo stesso vicepremier, che oggi lo rivela. La Lega in Abruzzo ha totalizzato il sette e mezzo per cento, dato che per i parlamentari leghisti è il più vicino, l’ultimo, il reale. Senza il marchio Salvini quel numero cresce di almeno un punto e mezzo. Aggredita nel consenso da Forza Italia, che torna a desiderare il denaro dei Berlusconi, che immagina già Pier Silvio sul predellino della barchetta di Portofino, la Lega si sfrena in leggi ed emendamenti. Oltre al terzo mandato, bocciato dal Senato, ha proposto la soppressione del ballottaggio per le elezioni nei comuni. Si diventa sindaci..

Giustizia. L’irresistibile show degli sputtanatori sputtanati

Gli sputtanatori sputtanati: eccola la grande novità dell’Italia di oggi. Il circo mediatico-giudiziario è un universo osceno che ormai avete imparato a conoscere e che di solito presenta alcuni elementi ricorrenti all’interno del suo ingranaggio maligno. Di solito funziona così. Un magistrato desideroso di creare attorno alla propria inchiesta, o intorno alla propria persona, una grande attenzione mediatica utilizza ogni mezzo, anche quelli non leciti, per rendere la propria inchiesta appetibile, attraente, notiziabile. Utilizzare ogni mezzo, anche quelli non leciti, per rendere la propria inchiesta succulenta significa offrire ad alcuni soggetti del mondo dell’informazione sensibili agli input delle procure elementi utili per poter scaldare l’opinione pubblica. Gli elementi utili sono sempre gli stessi: documenti segreti diffusi in modo illecito, intercettazioni irrilevanti trascritte in modo discrezionale, pataccari trasformati in eroi della..

Il Fisco secondo Meloni: viva le
partite Iva, abbasso le big tech

Macché autonomi. Sono i grandi colossi della tecnologia e i padroni dei social network che occorre inseguire per un fisco giusto. Il governo fa così quadrato attorno a una delle componenti della propria base elettorale: il piccolo imprenditore, la partita Iva, il professionista. Non sono loro a dover portare lo stigma del ricco da tassare. Le coordinate sull'idea che il governo ha del Fisco le ha date la premier Giorgia Meloni. "Non penso, non dirò mai che le tasse sono una cosa bellissima, sono una cosa bellissima le libere donazioni, non i prelievi imposti per legge", ha spiegato marcando le distanze dalla frase simbolo cui spesso è stato inchiodato il ricordo del ministro dell'Economia del secondo governo Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa. Continua su Huffington Post

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