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Erdogan in testa ma non basta
La Turchia va al ballottaggio

Recep Tayyip Erdogan è in testa, ma non raggiunge il 50% dei voti necessari per essere rieletto presidente al primo turno. Sarà necessario il ballottaggio per le presidenziali in Turchia, fra due settimane, perché il presidente, al potere da 20 anni, è al 49,24%; lo sfidante Kemal Kilicdaroglu, fermo al 45%, ha parlato di "farsa" in corso, perché "siamo in vantaggio noi", ha scritto su Twitter, "non dormiremo stanotte, popolo mio". "Siamo in netto vantaggio. Altri stanno cercando di ingannare le persone dicendo che sono avanti" ha detto il presidente turco Erdogan parlando di fronte alla folla dei suoi sostenitori, assicurando che "rispetterà" l'esito delle urne. "Se la nostra nazione ha scelto per un secondo turno, questo è il benvenuto". Per Kemal Kilicdaroglu, "la volontà di cambiamento nella società è..

Non solo Cancelleri. Ecco ai voi tutti i consulenti del vaffa

Altro che Ciro Di Marzio: il vero Immortale è Luigi Di Maio da Pomigliano d’Arco. L’unico protagonista di quella stagione scalmanata e irripetibile che fu il grillismo di governo. L’unico a rimanere in piedi, e sempre con il nodo alla cravatta ben fatto. L’ex pluriministro, e già capo politico del M5s e della zattera subito naufragata di Impegno civico, in barba al centrodestra, è riuscito a farsi nominare da Bruxelles inviato per la Ue nel Golfo persico. Un capolavoro politico per chi, dopo nove anni di Parlamento e mille giri su sé stesso, è rimasto a galla, lontano dagli affanni quotidiani della politica italiana. Per i prossimi due anni guadagnerà 12mila euro al mese, di fatto uno stipendio da deputato. L’Immortale, appunto. Tutti gli altri: no. Sfumata la terza ricandidatura,..

Ma il figlio del Gattopardo ha smentito il gattopardismo

“Quando uscì Il Gattopardo – ebbe a scrivere Leonardo Sciascia - sentii un impeto di ribellione per il modo in cui Tomasi di Lampedusa descriveva la Sicilia, un’astrazione geografico-climatica in cui nulla accadeva, nulla poteva cambiare: lui proprio la consacrava alla immobilità». In effetti, l’immobilismo, il conservatorismo, o peggio il trasformismo gattopardesco, appunto – “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” – sembrava essere stato irrimediabilmente trasformato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con un colpo di genio letterario, in manifesto anti-comunista di ogni partito conservatore, in filosofia di vita di ogni aristocratico e, alla fin fine, da schifo in virtù. «C’era un fatto ambientale per me abbastanza irritante – continuava Sciascia - : il realizzarsi a Palermo, del detto longanesiano che “non c’é comunista che sedendo accanto..

Sostegno di Meloni a Zelensky
“Fanno la guerra anche per noi”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atterrato in Italia in mattinata ed ora, dopo il doppio vertice con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, è in Vaticano, per l'incontro con Papa Francesco. Sono oltre mille gli uomini delle forze dell'ordine impiegati. La questura di Roma ha varato un piano che prevede anche la no fly zone e il divieto di sorvolo per i droni. Al lavoro artificieri, elicotteri e tiratori scelti. Effettuata l'attività di bonifica e controllo anche nel sottosuolo. La zona intorno all'hotel Parco dei Principi, ai Parioli, che dovrebbe essere il quartier generale scelto dal presidente ucraino, è presidiata dalle forze dell'ordine. Sorvegliati il fiume Tevere e i parchi, dove la vigilanza è assicurata anche dal reparto a cavallo, mentre il controllo dal cielo è affidato agli elicotteri della..

Gioacchino, che diede nobiltà all’aristocrazia siciliana

Era un fuoriclasse, Gioacchino Lanza Tomasi. Qualsiasi cosa facesse. Era un piacere la conversazione con lui. Qualunque cosa raccontasse. Non solo per l’incanto di un uomo colto come pochi, capace di spaziare per il vasto mondo. Non solo per il patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze testimoniato da un curriculum di prim’ordine. Di Gioacchino colpiva l’ironia, il guizzo che illuminava gli occhi azzurri, il gusto per la battuta fulminante. Aveva sempre un punto di vista non convenzionale che centrava l’obiettivo e induceva a riflettere. Quando scrive del padre adottivo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore di quel capolavoro assoluto che è “Il Gattopardo”, Gioacchino Lanza Tomasi sembra che parli di se stesso: “Quella consapevolezza della provincia che deriva da un’istruzione aperta ad influssi esterni, avida di letture, che finisce col rendere..

Lega sbatacchiata sulle nomine
Stravincono Meloni e Mantovano

È una vittoria su tutta la linea. Quando sembrava che la questione delle nomine dovesse avere l’ennesima fumata nera e virare verso un canovaccio a metà tra la farsa e il dramma, nel Consiglio dei ministri convocato in mattinata a Palazzo Chigi il governo ha sbloccato il tappo dei musi lunghi e dei veti che aveva cristallizzato per giorni la situazione. Vittorio Pisani è designato come nuovo capo della Polizia, Roberto Sergio è stato inserito nel Consiglio di amministrazione della Rai, in predicato di assumere il ruolo di amministratore delegato in sostituzione dell’uscente Carlo Fuortes. Non c’è ancora la nomina del nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, ma fonti di governo sono concordi nel raccontare che è stato blindato l’accordo politico sul nome di Andrea De Gennaro. Continua su..

Giornali. Quel che resta della scampagnata di Taormina

Caro direttore, sono assiduo lettore del suo irriverentissimo quotidiano, l’unico che pone questioni e dice il contrario di quello che tutti gli altri ripetono in coro.  Tanto mi sono appassionato dell’arte di capire cosa veramente succede dietro le quinte che mi è venuto il capriccio di diventare un poco giornalista anch’io. Magari col tempo e con la paglia avrei potuto maturare l’iscrizione all’albo. Per scrivere senza ambizioni, per carità. Per mia fortuna un lavoro vero ce l’ho già. Così sono andato a vedere che si diceva a Taormina dove si celebravano gli “Stati generali della Parola, dell’Informazione e dell’Editoria” organizzati dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, da quello nazionale e dalla Fondazione Taormina Arte. Occasione d’oro. Quanti giornalisti a portata di mano. Quanti problemi a portata di soluzione. In programma criticità..

Il menu delle riforme di Meloni
non piace quasi a nessuno

“Gli scenari sono presidenzialismo, semi presidenzialismo o premierato”. Alla prima delegazione che entra nella biblioteca della Camera, quella del Movimento 5 stelle, Giorgia Meloni propone tre scenari. Hanno come minimo comun denominatore un’elezione diretta, che sia del Presidente della Repubblica piuttosto che del premier in questa fase interessa il giusto, cioè poco e nulla. L’obiettivo, spiega una fonte vicina alla presidente del Consiglio, è registrare possibili convergenze su uno dei tre modelli, e poi da lì partire per una discussione. A sera quel che passa nel setaccio è veramente poco. L’unica apertura incassata è quella del Terzo Polo, che si dice disponibile a valutare il modello del così detto “sindaco d’Italia”. Sul resto è notte fonda. Giuseppe Conte si dice disponibile all’ipotesi di una bicamerale, come camera di compensazione del..

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