Ma il figlio del Gattopardo ha smentito il gattopardismo
“Quando uscì Il Gattopardo – ebbe a scrivere Leonardo Sciascia - sentii un impeto di ribellione per il modo in cui Tomasi di Lampedusa descriveva la Sicilia, un’astrazione geografico-climatica in cui nulla accadeva, nulla poteva cambiare: lui proprio la consacrava alla immobilità». In effetti, l’immobilismo, il conservatorismo, o peggio il trasformismo gattopardesco, appunto – “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” – sembrava essere stato irrimediabilmente trasformato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con un colpo di genio letterario, in manifesto anti-comunista di ogni partito conservatore, in filosofia di vita di ogni aristocratico e, alla fin fine, da schifo in virtù. «C’era un fatto ambientale per me abbastanza irritante – continuava Sciascia - : il realizzarsi a Palermo, del detto longanesiano che “non c’é comunista che sedendo accanto..