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Non solo Meloni. L’Italia regno dello statalismo

Marcello Pera che molto ha sperato in una conversione liberal conservatrice di Matteo Salvini, ora molto spera in una conversione liberal conservatrice di Giorgia Meloni, e come s’era industriato prima così si industria adesso. Confida le sue ambizioni, o i suoi suggerimenti, in un colloquio sul Foglio di stamattina: “Un partito conservatore deve essere aperto al mercato e antistatalista”. Non sono sicurissimo che le speranze siano meglio riposte in Meloni di quanto lo fossero in Salvini, e non tanto per un santo pregiudizio sull'approccio a Stato e mercato di un partito di destra, di una destra sin qui in tradizionale esibizione di bicipiti - in fondo è per questo che Pera indica la strada. Non ne sono sicurissimo per aver ascoltato e riletto il discorso sulla visione economica di Giorgia..

Ovvietà o banalità? La prevalenza dell’inutile

Ora che Papa Francesco ha scompaginato le carte a modo suo ed è quasi assurto alla categoria dei filoputiniani per aver fatto notare che “l’abbaiare della Nato alle porte della Russia” non poteva restare senza conseguenze, bisognerebbe fare tutti una riflessione sulla prevalenza dell’inutile, “il Banal Grande” che è segno distintivo di questi tempi travagliati. E poiché l’inutilità è “lo svantaggio implicito nel superfluo”, lo dice il dizionario, bisognerebbe ripensare alle sottigliezze di Aldo Moro che amava marcare la differenza tra semplificare e banalizzare. “Semplificare significa togliere consapevolmente il superfluo; banalizzare significa togliere inconsapevolmente l’essenziale”, ricordava Aldo Moro. Il quale, però, era leader della politica in un’altra Italia, un‘era geologica fa, quando nelle scuole si faceva ancora il riassunto per imparare ad andare al nocciolo della questione. Un esercizio di..

Il Papa chiama Putin. Ma lo sciagurato non risponde

Il silenzio del Cremlino sul viaggio del Pontefice a Mosca. Però si entusiasmano Conte e Salvini. Realpolitik distante da Wojtyla che invocava “il dovere di disarmare l’aggressore"

Ma alla fine Lavrov sembra il meno falso di tutti

Il povero Giuseppe Brindisi - colpevole della docilissima intervista a quel vecchio lupo di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo - è riuscito nel miracolo di ricomporre il vecchio bipolarismo, col centrosinistra fuori di sé dallo scandalo e il centrodestra issato sulle barricate della difesa della libertà di stampa. Io sto con Brindisi, ma non per quella vecchia ciabatta della libertà di stampa, ormai libertinaggio. Sto con Brindisi perché siamo circondati da piccoli Lavrov, dittatorelli del nulla di casa nostra, leader incapaci di sostenere una conversazione oltre i tavolini del bar, che pretendono domande scritte e risposte scritte, e accettano ospitate in tv soltanto previa scelta degli altri ospiti. Semmai il caso Lavrov certifica l'incapacità di distinguere fra una guerra con ripercussioni devastanti e le nostre sfarfallate di politica interna,..

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