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Palazzo d’Orleans: il teatro dell’azzardo all’ultima scena

Non faccio per dire, ma oggi voglio darmi un tono e citare, manco a dirlo, quel sant’uomo di Blaise de Pascal. Le ragioni della mente mi dicono che Nello Musumeci è al capolinea, che i fischi di Taormina annunciano già i titoli di coda, che la sua forsennata campagna per la ricandidatura è stato un miserabile flop, che persino la Meloni non sopporta più la sua gnagnera. Ma le ragioni del cuore mi suggeriscono, timidamente, che il Governatore resterà in sella, che il suo proposito di togliere il disturbo è nient’altro che una sceneggiata o, meglio, un altro capitolo della fiction che lui e le tre macchiette che lo circondano – il Bullo, il Balilla e il Corazziere – recitano da oltre quattro anni a Palazzo d’Orleans. Dicono di volere..

Giusto Catania,
un assessore trombato
e pure maleducato

Mai voglia il Dio dell’Umanità, della Civiltà e della Buona Creanza (ma anche quello delle Città e dell’Immensità) che i social dedichino apposite pagine alle tempeste telematiche che sono genere già purtroppo liberamente e troppo liberalmente praticato in gran parte del web da utenti disumanamente, incivilmente e screanzatamente specializzati. L’ultima s’è scatenata sulla pagina facebook di Giusto Catania, ex assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Palermo che proprio non ha digerito il responso delle urne alle ultime amministrative palermitane che l’ha visto (causa sbarramento percentuale per la sua lista) fuori dal consiglio comunale, nemmeno uno strapuntino nel settore della nuova opposizione. Vorrei vedere, direte. A chi mai piace perdere? Eppure, bisogna saper perdere, come cantavano Dalla e i Rokes a Sanremo la bellezza di 55 anni fa. Catania..

Le complessità del mondo in mano ai furbi dilettanti

Non riesco a capire perché stiamo tanto a stracciarci le vesti (giornalisticamente parlando) per Alessandro Di Battista che sta per partire per Mosca promettendo un ennesimo dei suoi reportage da gaudente globetrotter, frutto a suo dire di una personale esigenza "a capirne di più". Cioè, non comprendo perché il viaggio di "Dibba", che viene ormai etichettato ex parlamentare, ex 5Stelle ed ex chissàcos'altro - un po' come il buon Daniele Piombi quando nei manifesti delle serate gli scrivevano "presenta Daniele Piombi della Rai-Tv" - debba occupare diversi centimetri quadrati, su carta e on line, della nostra già malmessa informazione quotidiana. Sarebbe bastato, nel momento in cui l'«ex» annunciava solennemente sui suoi social della personale iniziativa, e nel caso qualcuno ne avesse avuto voglia, apporre affettuosamente un like o augurargli semplicemente..

E Giorgia Meloni
fa fuoco e fiamme
contro i talk-show di La7

Ma che succede nel dorato e luccicante mondo dei talk-show, lì dove ai conduttori è concessa ogni sbavatura e ogni sbracatura? Che succede nel paradiso del dibattito, in quel luogo geometrico della democrazia trasformato giorno dopo giorno in una vetrina sempre aperta per ogni sfrenato narcisismo, per ogni pensiero illogico, per ogni azzardo senza freno e senza vergogna? Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia – un partito che certamente ha dieci, cento, mille difetti – fa fuoco e fiamme e minaccia querele a palate contro La7 che l’avrebbe offesa e insultata per un giorno intero: conduttori di ogni genere e qualità, da Lilli Gruber a Giovanni Floris, e ospiti di ogni peso e rango, da Ginevra Bompiani a Enrico Letta, l’hanno accusata di misoginia, di omofobia, di “una propaganda di..

Si chiude il lungo
regno di Orlando.
Senza rimpianti

"Dove sono le mie legioni?”. Per trentotto anni ha dominato la Palermo “regia e conventuale” con l’alterigia dell’uomo mandato dalla provvidenza per redimerla da tutti i peccati, per liberarla dai boss e dai picciotti di Cosa nostra, per purificare ogni vicolo del centro storico e ogni angolo di periferia. Ma ieri, quando ha lasciato Palazzo delle Aquile per fare posto al nuovo sindaco della città, sembrava stordito e smarrito come l’imperatore Augusto dopo la disfatta di Publio Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo: “Varo, ridammi le mie legioni”. Per trentotto anni ha governato nel nome dell’antimafia e ha incipriato il suo potere con slogan, beceri e ribaldi: “Il sospetto è l’anticamera della verità”, predicava in giro per le chiese dei gesuiti e per le aule dei tribunali. E se qualcuno..

Gerenza

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