Il primo congresso di Forza Italia
ha solo un vincitore: Berlusconi

La citazione del marziano di Flaiano è certamente abusata, ma spesso utile: se un marziano atterrato a Roma fosse entrato oggi nel palazzo dei congressi dell’Eur senza sapere nulla di politica italiana, avrebbe certamente pensato che Silvio Berlusconi stesse per arrivare a tenere il discorso più importante. Nel salone della Cultura e nella sala d’accesso all’Auditorium campeggiano enormi fotografie con i momenti iconici del Cavaliere: la firma del contratto con gli italiani, il discorso a Onna per il 25 aprile, con il fazzoletto dell’Anpi al collo, il sorriso seduto alla scrivania per il discorso della discesa in campo, un grande comizio elettorale di Forza Italia. Il simbolo, d’altronde, è ancora lo stesso: la scritta Berlusconi Presidente ben visibile nel bollino che gli elettori troveranno sulla scheda a giugno. Berlusconi non..

Per Cracolici il Ponte “va difeso soprattutto da Salvini”

"Io l’idea del Ponte sullo Stretto la difendo come ho sempre fatto, ma la difendo soprattutto da chi la sta portando avanti molto male, il ministro Matteo Salvini che ha trasformato un tema importante in un argomento di scontro politico”. Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia dell’assemblea regionale siciliana, il dalemiano di Sicilia, con sei legislature da deputato (come si chiamano all’Ars i consiglieri regionali) sulle spalle, eternità di foresta della sinistra sull’isola, è uno che per quel che riguarda le cose che succedono da quelle parti può permettersi di dire ciò che vuole. Se per la segretaria del Pd Elly Schlein il Ponte sullo Stretto è “dannoso e anacronistico”, secondo Cracolici invece un ponte “non è né di destra, né di sinistra, non può e non deve essere una..

Meloni e Tajani affondano
Salvini sul terzo mandato

“Addio De Luca!”, un senatore maggioranza esce dalla commissione Affari costituzionali poco prima del voto e, a passo veloce e sfuggendo ai cronisti, pronuncia ad alta voce queste parole. In realtà, addio Vincenzo De Luca ma anche addio Michele Emiliano, Stefano Bonaccini, Luca Zaia, Giovanni Toti, Massimiliano Fedriga. Addio a tanti governatori che aspiravano al terzo mandato. Nessuno di loro di Fratelli d'Italia. Finisce così la partita in commissione sull'emendamento pro Zaia della Lega. La conta restituisce questi numeri: 16 voti contrari 4 favorevoli, un astenuto. A favore della norma pro Zaia solo i tre senatori leghisti e l’unico senatore di Italia Viva. Tutta la maggioranza, tranne il Carroccio, ha votato contro la Lega. Azione si è astenuta. Contrarie le altre opposizioni: M5s e Avs, che lo avevano annunciato, e..

Sardegna non facile per la Meloni
Il suo candidato ha il fiato grosso

“Forte e fiera”. Lo slogan, a caratteri cubitali, campeggia un po’ ovunque in giro per l’isola. Sui manifesti, sui cartelloni, sui bus, sui banner pubblicitari. Vicino al claim c’è il volto – di profilo – di Giorgia Meloni. Che tra le altre cose ha anche origini sarde da parte paterna (tempo fa un ricercatore di Youtrend si spinse fino a scovare nell’albero genealogico della premier legami con Antonio Gramsci: strano, ma forse vero). “Forte e fiera” è il gioco trovato da Fratelli d’Italia riferito alla Sardegna al voto domenica. Meloni ci mette la faccia, il suo candidato Paolo Truzzu molto meno. Per Meloni è un test su di sé. Ed è subito: deo soe Giorgia. Senza badare a spese, la presidente del Consiglio ha dato mandato al suo uomo macchina..

Elezioni. Nel Pd si sbatte Elly, gli altri fermi sulle poltrone

Fuori ha una sua vitalità Elly Schlein, forse l’unica del suo partito che sta facendo campagna elettorale sul serio. Pare una trottola tra i borghi sperduti dell’Abruzzo e la Sardegna profonda, Mosciano e Oristano, Guardiagrele e Ghilarza. E l’agenda registra tre tour, ognuno con sette appuntamenti da una parte, e quattro, in due settimane, nell’Isola che va al voto domenica. Massì, diciamocelo, almeno è più viva di quel caciccato (da cacicchi, definizione non del tutto amichevole data da Massimo D’Alema ai sindaci) che l’attende con le scartoffie in mano per chiedere il terzo mandato dopo un bel Cencelli sulle liste, specialità della casa. Magari lo fa per necessità, perché Elly Schlein ha capito che queste urne pesano eccome. Per Giorgia Meloni, che misurerà il suo momento Caligola (l’imperatore che nominò..

Navalny a morte. Perché a Putin non bastava un proiettile

Il coraggio fuori misura di un oppositore richiede metodi fuori misura per farlo fuori. Putin non aveva bisogno del manuale del Kgb per mettere in pratica questa massima e ammazzare un oppositore irriducibile, testardo, forte di una mistica politica spavalda, russo come pochi nella Russia di oggi, un Dostoevskij redivivo ma non slavofilo, Alexei Navalny, uno che sopravvive alla propria morte nel ghiaccio di una colonia penale artica. Bastava l’esperienza. Navalny aveva mobilitato pezzi di società civile, masse di giovani, aveva costruito un circuito di comunicazione pericoloso. Se per Anna Politkovskaja era stato sufficiente un agguato metropolitano, se lo stesso era stato simbolicamente per Boris Nemtsov, a due passi dal Cremlino, se molti altri erano stati colpiti all’estero dove avevano cercato un precario rifugio, per Navalny le cose erano più..

Un giorno da Vincenzo De Luca:
insulti a Giorgia e sfida a Elly

“Festeggiamo De Luca con un bicchiere di sambuca. Che se poi è Molinari lo portiamo al Quirinale”. La mattinata in piazza Santi Apostoli, luogo caro alla sinistra che vince, era partita con questa filastrocca un po’ ubriaca. Recitata da un anziano signore – originario di Salerno, ovvio – vestito da Garibaldi con tanto di caciocavallo e barbone candido. Folclore. Tutti ad aspettare il viceré, l’arciduca, Don Vincenzo, lo sceriffo. Piazza piena di sindaci campani, lavoratori della manutenzione strade, sindacalisti Uil e direttori generali della Asl. La giornata finirà con il governo che attacca De Luca: in Transatlantico, dopo un Crodino alla buvette, si è messo seduto su un divanetto e ha dato della “stronza” alla premier che gli aveva consigliato di “lavorare invece di manifestare”. Continua su ilfoglio.it

Povero Salvini. Meloni lo esclude e Lollobrigida lo bullizza

Prima erano buffetti, dati anche un po' di nascosto. Ora sono schiaffoni. Inflitti, peraltro, in maniera piuttosto plateale. In un crescendo di tensioni alimentate dall'avvicinarsi delle europee, Fratelli d'Italia attacca sempre più forte la Lega. E i pizzini mandati non da un ma da due ministri meloniani nelle ultime ore ne sono l'esempio più lampante. Oggetto del contendere: il terzo mandato per i governatori. La Lega lo vuole, per incoronare ancora una volta Luca Zaia. Fratelli d'Italia, invece, non ci pensa proprio. Innanzitutto perché vorrebbe prendersi il Veneto alle prossime elezioni. In secondo luogo perché dire no al terzo mandato significa azzoppare anche Vincenzo De Luca e Michele Emiliano e tentare di prendersi anche la Puglia e la Campania, regioni rosse. PUBBLICITÀ Ma cosa sta succedendo nelle ultime ore? Dopo..

Santoro chiama alla pugna i reduci della sinistra che fu

Il Rosso e il più rosso ancora. Michele Santoro nei panni del leader politico, come negli anni del liceo quando guidava la protesta degli studenti al Tasso di Salerno. Allora iniziò con un movimento anarchico, poi confluì nell’autonomia. Ora cerca di mettere insieme tutto quello che si muove a sinistra del Pd. Impresa improba. Prima di tutto: ma che ne sa Elly Schlein dell’editto bulgaro. “Per carità Report fa un lavoro encomiabile. Ma Berlusconi ti cacciava e poi non potevi lavorare più da nessuna parte. Così è stato per Biagi e Luttazzi. E io stesso sono tornato in Rai perché ho vinto una causa”. Il giornalista si schiera contro la rassegnazione a sinistra, a capo di un popolo, che per il momento, è formato prevalentemente da ex. ‘Pace, terra e..

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