Quanto dista Taormina
da Palazzo d’Orleans

Ma sì, rimproverategli pure le sue scene da guitto o l’estensione oceanica del suo ego. Subito dopo però fate un gesto di onestà intellettuale e dite a voi stessi che Cateno De Luca è un sindaco che sa amministrare il suo comune. Guardate con quanta determinazione ha rivoltato Taormina, quella incantevole terrazza sul mare che racchiude un tesoro inestimabile, come il teatro antico, ma anche i vizi di una Sicilia sospesa come sempre tra il bene e il male. In meno di una settimana ha scoperchiato i pozzi neri del bilancio, ha disvelato una gigantesca sacca di evasione fiscale e ha messo a nudo i privilegi feudali di quelle gentil dame che sfruttano, a proprio vantaggio, il nome e gli splendori di Taormina. Bene. Poi immaginate come sarebbe cambiata la..

Il governo della Regione
da Bob Dylan ad Armao

Blowin’ in the wind: ricordate la bellissima canzone di Bob Dylan? Bene. Quanti nastri dovrà ancora tagliare Renato Schifani per avere la consapevolezza di essere un bravo presidente della Regione? Non gli bastano strade, mostre e padiglioni ospedalieri. Ha preso in mano le forbici anche per inaugurare il volo Palermo-Fiumicino di Aeroitalia, la compagnia chiamata da Palazzo d’Orleans per piegare le prepotenze di Ita e Ryanair e assicurare finalmente ai siciliani biglietti a costi accessibili. Basteranno dieci, cento, mille nastri? Il governatore non ne perde uno: il taglio lo esalta, lo gratifica, gli accende i riflettori. Tanto, alle questioni delicate del governo – agli affari correnti, stavo per dire – pensa Gaetano Armao: il super consigliere, l’uomo senza il quale Schifani si sentirebbe come una barca senza mare o un’aquila..

Sorpresa: Schifani
ha perso il rancore

Sarà l’età che avanza: l’11 maggio ha compiuto 73 anni. Oppure saranno gli effetti della batosta elettorale, vedi la fatal Ragusa. Sta di fatto che Renato Schifani sembra avere accantonato i rancori che, da sette mesi a questa parte, lo hanno spinto a una guerra senza esclusione di colpi contro Gianfranco Miccichè e contro chiunque odorasse lontanamente di miccicheismo. Lo dimostra il fatto che, da presidente della Regione, ha chiesto e ottenuto la nomina a sovrintendente dell’Orchestra sinfonica di Andrea Peria, un imprenditore che fino ad agosto dell’anno scorso militava tra i fedelissimi dell’ex presidente dell’Ars; ed era talmente fedele che Miccichè lo aveva destinato alla presidenza del Corecom, garantendogli anche un ottimo stipendio. Acqua passata. Schifani, stordito dalla scoppola arrivata dalle urne, avverte meno i cattivi odori. E pure..

E la Chinnici?
Non pervenuta

Durante la campagna elettorale avrebbe potuto mostrare ai siciliani la sua capacità di convogliare il consenso verso Forza Italia e di rianimare il partito di Berlusconi soprattutto in quelle zone dove le percentuali hanno raggiunto cifre da prefisso telefonico. Ma Caterina Chinnici ha preferito starsene a casa. Non si è vista accanto a Enrico Trantino e neppure al fianco di Renato Schifani. Non è andata a Trapani, dove avrebbe potuto contrastare il “tradimento” del leghista Mimmo Turano, né tantomeno a Ragusa dove la lista di Forza Italia ha raccolto appena lo 0,91 per cento dei voti. Peccato. Avrebbe potuto predicare persino nella Taormina conquistata da Cateno De Luca la sua orazione sull’antimafia e sulla legalità. Invece niente. Ha semplicemente dato l’impressione di avere cambiato casacca solo per ricevere e non..

Quel che ci dice
la fotina di Caruso

Se sul Giornale di Sicilia è comparsa la fotina di Marcello Caruso e non quella di Renato Schifani un motivo deve pur esserci. Caruso è formalmente il commissario regionale di Forza Italia ma pure le pietre sanno che le decisioni vengono prese da Schifani. Il fatto che il presidente della Regione abbia concesso a Caruso – che, tra l’altro, è il suo segretario particolare – uno spazio nel teatrino della politica rivela a dir poco un imbarazzo. Mettete da parte Catania, dove la storia del vecchio Movimento sociale non poteva che decretare la straordinaria vittoria di Enrico Trantino, e prendete invece Trapani e Siracusa. Sono le due città dove ha messo mano Schifani e dove la situazione non è delle migliori: a Trapani il centrodestra ha già perso, a Siracusa..

Da ora in poi chiamatelo
governo Armao-Schifani

Si completano e si integrano. Il presidente ha difficoltà a relazionarsi e se gli frulla in testa il sospetto che ad una cena o a un ricevimento possa esserci una persona a lui sgradita, respinge l’invito e manda tutto a carte quarantotto. L’altro invece vive di relazioni, anche le più avventate. E’ un avvocato d’affari e come tale ha dispensato consigli e consulenze anche agli avventurieri più spregiudicati: da Stefano Ricucci, quello dei “furbetti del quartierino”, a Ezio Bigotti il magliaro che, con un censimento farlocco dei beni immobiliari della Regione, ha intascato cento milioni di euro finiti in un paradiso fiscale del Lussemburgo. Ricordate il frammento 553 dei Pensieri di Pascal? “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”. I due si sono ritrovati e impadroniti della..

Il cortigiano impenitente
di Palazzo d’Orleans

Ma potrà mai quel capriccioso reuccio di Palazzo d’Orleans perdonare Tommaso Dragotto, il vulcanico imprenditore che ha fatto grande Sicily by Car ma che da anni non azzecca più una sola mossa? Si è candidato a sindaco di Palermo ed ha toppato. Si è proposto per il vertice di Sicindustria e l’hanno mandato a quel paese. E quando ha tentato di prendere posto nel cerchio magico di Renato Schifani ha combinato non uno ma due pateracchi. Si è fatto nominare presidente dell’Irfis senza che le carte fossero a posto e si è dovuto dimettere di gran fretta. Un mese dopo, per rimediare, ha invitato il governatore all’inaugurazione di una sua villa: gli ha promesso di riceverlo con la banda, gli ha apparecchiato il bacio della pantofola, ma ha dimenticato di..

E la giunta invocò
lo psicologo di base

Finalmente un colpo d’ala. Gli assessori regionali hanno deciso di abbandonare la la sonnacchiosa palude del dolce far niente e di sottoporre immediatamente al voto dell’Ars la legge che istituisce lo psicologo di base. L’hanno fatto in autotutela. Si sono resi conto che nei palazzi della politica si aggira un personaggio che si crede un re e che, dopo le elezioni di settembre, è cambiato di faccia e di umore. Era un placido pensionato ma l’impatto col potere lo ha trasformato in un tirannuccio da avanspettacolo: sospettoso, permaloso, rancoroso, livoroso. Organizzare una cena, un ricevimento o l’inaugurazione di una villa è diventato un problema anche per i leccaculisti che gli apparecchiano il bacio della pantofola. Lui controlla preventivamente la lista degli invitati e se avvista un nome che lo disturba..

Tre stelle di legalità
su Palazzo d’Orleans

Tacciano i moralisti che gli rinfacciano di essere imputato in uno stralcio del processo Montante. E tacciano quei fanatici che rimproverano a Renato Schifani un debole impegno nel contrasto a Cosa Nostra. Il presidente della Regione è un apostolo della legalità. E per dimostrarlo basta ricordare che nel vasto mondo delle sue amicizie brillano tre stelle della magistratura: Anna Palma, vice procuratore generale di Palermo, che è stata suo capo di gabinetto al Senato; Caterina Chinnici, da poco transitata dal Pd a Forza Italia; e Giusy Bartolozzi, vice capo di gabinetto di Carlo Nordio, ministro di Giustizia. Un rapporto mai invasivo quello che Schifani mantiene con loro. Più diretto il legame con i rispettivi mariti. Si pensi all’avvocato Armao, compagno della Bartolozzi: il governatore lo ha appena inserito tra i..

Gli smemorati santoni
dell’antimafia chiodata

Ora che la Cassazione ha scritto la parola fine sulla boiata pazzesca della Trattativa, i più ardimentosi santoni dell’antimafia si strappano le vesti per Chiara Colosimo, la deputata di Fratelli d’Italia che, secondo le indicazioni della maggioranza, andrà a presiedere quella Commissione parlamentare d’inchiesta che da sessant’anni e passa cerca di capire come contrastare al meglio, sul terreno sociale e politico, l’invadenza dei boss e le trame delle cosche. La accusano di avere partecipato qualche anno fa a un incontro, sui problemi del carcere, promosso dall’associazione dell’ex Nar Ciavardini. Sinceramente non so quale sia la caratura antimafia di Chiara Colosimo. So per certo che molti dei santoni scandalizzati dalla sua presenza, hanno abbracciato e baciucchiato, per la gloria della boiata pazzesca, i più spregiudicati pentiti e pataccari di Cosa Nostra.

Gerenza

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