Ci sono Douglas e Depp
però manca Scarpinato

Perdonategli pure il disastro della sanità e di tutto ciò che non funziona in Sicilia. Perdonategli, se volete, anche gli scatti d’ira o i rigurgiti di rancore che lo rendono comunque un presidente della Regione unico nel suo genere. Perdonategli anche la magnificenza con la quale ha assegnato un vitalizio ai suoi amici del cuore, Gaetano Armao e Simona Vicari. Ma non perdonategli quel no alla passerella di Cannes. Schifani, perché l’hai fatto? Sul tappeto rosso della Croisette sfilano in questi giorni i divi del cinema. C’è Michael Douglas che ritira la Palma d’Oro alla carriera e c’è Johnny Depp che si gode gli applausi per la sua interpretazione di Luigi XV. Ma tra tante celebrità – diciamolo – manca il maresciallo Francesco Scarpinato, l’assessore che tutti noi avremmo voluto..

Nonostante tutto c’è
un filo di speranza

Un precipizio, una voragine, un abisso, un buco nero: come chiameremo la sanità siciliana in mano all’assessore Giovanna Volo? Nessuna parola rende le dimensioni di questo disastro politico e sociale. L’unico filo di speranza si chiama Salvatore Iacolino, un tecnico di grande esperienza e competenza che si è appena insediato al vertice di piazza Ottavio Ziino col compito di colmare un vuoto divenuto ormai allarmante. Lo aspettano prove non facili. La prima riguarda le Asp. Riuscirà il nuovo responsabile della Pianificazione Strategica a smontare i metodi clientelari – mafioseschi, stavo per dire – con i quali vengono governate le più importanti Aziende sanitarie? Ci sono manager che si comportano come i campieri dei vecchi feudi baronali. Hanno in cassa i soldi ma non pagano né i medici né i fornitori...

Un sommo poeta
per Palazzo d’Orleans

Non bastano le parole inamidate che le volpi argentate di Palazzo d’Orleans sussurrano ai giornali per dire che la disfida tra il presidente dell’Ars e il presidente della Regione è stata vinta da quest’ultimo, da Renato Schifani. La vittoria è stata fulgida e perciò non può restare senza un’ode, senza un verso scolpito a lettere d’oro. Aureo dies signanda lapillo. Qui serve un poeta, e noi l’abbiamo. E’ sceso direttamente dal Parnaso e si è posato su Rai Sicilia per celebrare da par suo l’impresa del Messina Calcio. Gli rubiamo le parole. Di fronte al trionfo di Schifani “sgorgano di gioia le ghiandole lacrimali”. Il presidente della Regione ha “scacciato la bruma cinerea di un pari fatale” e ha agguantato la vittoria “quando la contesa sbozzava muschio sul nulla di..

Il Golia sovrastimato
di Palazzo d’Orleans

Per sette mesi si è gonfiato il petto, manco fosse il re di tutte le terre di Sicilia, e si è cinto il capo con una corona che gli desse un’investitura napoleonica: “Dio me l’ha data, guai a chi me la toglie”. Per sette mesi ha creduto di governare il partito come una chiesa dove l’unica messa cantata fosse la sua; ma una chiesa molto misericordiosa con gli infedeli, con i reprobi, con gli spergiuri e con chiunque gli baciasse la pantofola. Per sette mesi ha recitato la parte del Golia davanti al quale fuggivano gli eserciti. Ma all’improvviso arrivò un piccolo Davide – al secolo Gaetano Galvagno, 38 anni, presidente dell’Ars – che, con un colpo di fionda, ha abbattuto il gigante, ha fatto volare la corona e ha..

Così parlò Schifani
di ritorno da Anagni

Potremmo chiamarlo lo schiaffo di Anagni, ma obiettivamente Gaetano Galvagno non è Giacomo Colonna, detto Sciarra, e Renato Schifani non è Bonifacio VIII, il papa che, preso di mira dal re di Francia, aveva trovato rifugio nella piccola città del Lazio. Ma lo schiaffo c’è stato. Ed ha fatto rumore. Lo dimostra il fatto che Schifani, dopo il severo richiamo del presidente dell’Ars, non si è ancora ripreso. Balbetta, farfuglia, dice cose, cerca capri espiatori, promette verifiche e tagliandi, ma sostanzialmente non sa come nascondere la propria inefficienza di governatore della Sicilia e la totale inconsistenza della sua giunta. Leggete l’intervista che ha rilasciato a Livesicilia. Vi accorgerete che ogni risposta è avvolta nel borotalco del politichese. O, se preferite, nella cipria di chi ha bisogno di velare il rossore..

La Caritas di Schifani
in aiuto dei trombati

C’è un tempo per ridare vita ai pensionati e un tempo per dare un ricovero ai trombati. Non è un verso tratto dal libro di Qohelet, ma la cronaca di ciò che ha realizzato Renato Schifani nella sua breve permanenza a Palazzo d’Orleans. Nei primi tre mesi ha richiamato in servizio l’ex burocrate Salvatore Sammartano, l’ex magistrato Giovanni Ilarda e pure Elio Cardinale, ex preside di Medicina. Nei mesi successivi ha dato da mangiare agli sconfitti: ha assegnato sessantamila euro l’anno all’amico Gaetano Armao, bocciato nella corsa alla presidenza della Regione, e altri sessantamila all’amica Simona Vicari, che non ce l’ha fatta a diventare sindaco di Cefalù. Restano in lista d’attesa per un pasto caldo Giancarlo Cancelleri e Caterina Chinnici. Più che un governatore sembra un delegato della Caritas diocesana...

Al palazzo dell’Ars
serve un esorcista

I settanta deputati dell’Ars vengono pagati profumatamente ma non hanno un disegno di legge da discutere né un dibattito da affrontare: vivono da nullafacenti, come i divanisti del reddito di cittadinanza. Potrebbero dormire tutto il giorno ma devono combattere con le bizze spagnolesche – “cervantine e riberesche”, le avrebbe chiamate Giuseppe Antonio Borgese – di Renato Schifani, presidente di un governo che non governa. Il quale, anche lui nullafacente, tende a impicciarsi di cose che non gli appartengono e perciò saltella da Palazzo d’Orleans a Palazzo dei Normanni. Dove vede in ogni angolo il fantasma di Gianfranco Miccichè, il suo diavolo, e crede che tutti gli uomini che lavorano lì dentro siano suoi nemici. Pensate: vorrebbe cacciarli tutti in un colpo solo. A cominciare dal segretario generale. Credetemi, le preghiere..

L’eleganza di Cottarelli
e il baratto della Chinnici

Carlo Cottarellli, che è un economista di primissimo piano, si è dimesso da senatore. Era stato eletto con il Pd, ma l’arrivo di Elly Schlein al vertice del Nazareno “ha spostato il partito lontano dalle mie idee”. Da qui la rinuncia al seggio. Tutto un altro stile rispetto a Caterina Chinnici, transitata la settimana scorsa tra le file di Forza Italia e acclamata l’altro ieri alla kermesse milanese dei berluscones come simbolo della lotta alla mafia. La figlia del giudice Rocco, assassinato quarant’anni fa a Palermo, è stata eletta per due legislature al parlamento europeo nelle liste del Partito Democratico. Ma nel momento in cui ha deciso “di abbracciare i valori di Forza Italia” si è guardata bene dal lasciare il seggio di Strasburgo. Anzi. Da professionista dell’antimafia ha cambiato..

Alleluja, finisce
la guerra dei cieli

La Sicilia è salva. Donna Franca, consorte del presidente della Regione, Renato Schifani, ha potuto in questo weekend raggiungere Roma con un aereo Ryanair pagando appena 72 euro; contro quegli strozzini di Ita Airways che, per la stessa tratta, pretendevano una tariffa di 260 euro. Alla luce di questo importante ritocco dei prezzi, il Governatore annuncia che intende rivedere la propria posizione e, di fatto, chiudere la lunga ed estenuante guerra dei cieli. Basta dunque con le contumelie e con i ricorsi all’Antitrust. Scurdamoce ‘o passato, voliamo in pace. Risolta la questione del caro voli non facciamoci comunque troppe illusioni. Sui problemi che affliggono la Sicilia il presidente non intende ancora metterci la testa. Ha da distribuire una valanga di incarichi ad amici, suggeritori, consiglieri e consigliori. Un lavoro lungo:..

Ma ora sopra il re
comanda il viceré

Ci hanno detto che il commissario di Forza Italia per la Sicilia è Marcello Caruso, un bravo ragazzo al quale Silvio Berlusconi ha consegnato di suo pugno le mostrine del comando. Ma è un’illusione ottica e basta scorrere le cronache di questi giorni per capire che le questioni, interne ed esterne al partito, vengono risolte personalmente da Renato Schifani. Ci hanno pure detto che Renato Schifani, così impegnato su liti e rancori di Forza Italia, sarebbe in realtà il presidente della Regione. Se lo è stato, non lo sarà più. Da oggi le più delicate questioni di governo passeranno dalle callide mani di Gaetano Armao, un avvocato d’affari che è stato consulente non solo di Ezio Bigotti ma anche di Stefano Ricucci, due avventurieri di fronte ai quali tremano banche..

Gerenza

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