Era un bel partito
è diventato un taxi

Doveva essere il partito della libertà, liberale e libertario; doveva essere la casa dei moderati, dal grande respiro europeo e atlantico; doveva essere un punto di incontro per tutti coloro che credevano in un’economia ordinata, in un fisco sopportabile, in una giustizia giusta. E’ diventato un taxi. Senza colore, senza spessore, senza ambizioni. Il suo traguardo è spartire quattro incarichi di sottogoverno, tenere stretti gli amici e segnare a dito i nemici. Dove c’era slancio ci sono pigrizie, frasi fatte, accomodamenti. Dove si elaborava un futuro ora si amministrano rancori, risentimenti, livori. E’ il ritratto della nuova Forza Italia, quella presentata dal presidente Renato Schifani al Politeama: un taxi a disposizione di pentiti, spergiuri, impostori, funamboli, avventurieri; di chiunque abbia da barattare la dignità con un posticino da trenta denari.

La pagliuzza e le travi
della sanità siciliana

Da qualunque parte ti giri trovi abusi, ruberie, malversazioni. E’ il disastro della sanità siciliana: uno smottamento continuo dei livelli minimi di assistenza che il governo Schifani non sa come fronteggiare. In queste ore rullano a Catania i tamburi di un’inchiesta: la procura ha disposto quattro arresti e ha inviato un avviso di garanzia all’ex assessore Ruggero Razza: avrebbe raccomandato un amico per un incarico retribuito con diecimila euro: una cosuzza. Certo, i magistrati fanno bene a indagare sulle pagliuzze ma bisognerebbe pensare anche alle travi. Prendete l’Asp di Palermo. Da cinque mesi la capa, Daniela Faraoni, blocca i pagamenti. Con danni inestimabili per le strutture. Per scucire i soldi pretende che le rinnovino l’incarico per altri cinque anni. Forse è questa la vera, grande colpa di Razza: avere affidato..

Musumeci e la disfatta
del suo cerchio magico

Ma sì, lui – Nello Musumeci – l’ha avuta vinta. Per cinque anni ha evitato accuratamente di mettere un dito nell’acqua calda e quando si è presentato da Giorgia Meloni, per avere la giusta ricompensa, ha potuto mostrare le mani pulite. Ma per i tre del suo cerchio magico le cose non sono andate per il verso giusto. Ruggero Razza, ex assessore alla Sanità, è stato colpito ieri da un avviso di garanzia per corruzione. Manlio Messina, ex balilla del Turismo, si ritrova con due procure alle calcagna per gli sprechi di SeeSicily. Mentre Gaetano Armao, ex assessore all’Economia, ha guai pesanti col Fisco: l’Agenzia delle Entrate gli contesta tasse non pagate per oltre 600 mila euro. Tutti e tre invocano e meritano giustizia. In attesa mantengono un piedino alla..

Il gioco che piace
a Palazzo d’Orleans

Forse è arrivato il momento di ricrederci su Renato Schifani. E’ vero, non sa governare e gira a vuoto: un giorno si inventa il caro voli e il giorno dopo viene sbeffeggiato dal capo di Ryanair; protesta con l’Anas per i cantieri della Palermo-Catania e non si accorge che gli crolla addosso la Messina-Palermo, di competenza della Regione. Ma in questi ultimi giorni c’è stata la svolta: l’intrepido presidente si è travestito da comandante in chief di Forza Italia e ha buttato sul tavolo dell’opinione pubblica due acquisti che lui spaccia, va da sé, come una conquista: Giancarlo Cancelleri, trombato già dai grillini, e Caterina Chinnici, mollata con allegria già dal Pd. I problemi della Sicilia, ovviamente, non lo riguardano. Gli piace traccheggiare con i partiti. Lo intrigano i sottoscala..

Ma qualcuno fermerà
i capricci delle Asp?

Gli ottimisti credevano – ce ne sono ancora, malgrado Schifani – che l’Asp afflitta da sadismo burocratico fosse solo quella di Palermo retta da oltre cinque anni da quella funambola del nulla che risponde al nome di Daniela Faraoni. Pensate: ha in bilancio i soldi per pagare le prestazioni degli ambulatori e dei laboratori convenzionati, ma non li scuce. Le strutture possono anche chiudere, lei se ne frega. Purtroppo lo sciagurato “metodo Faraoni” ha contagiato molti altri commissari delle aziende sanitarie. A cominciare da quello di Trapani che si ostina a non pagare nemmeno quegli eroici camici bianchi – perché di questo si tratta – che assistono con alta professionalità e sensibilità umanitaria i malati terminali. Sanno, questi super burocrati, che la loro stagione volge al termine e si concedono..

Dal piccolo Cancelleri
al Grande Maneggione

Pure i bambinetti dell’asilo sanno che l’arrivo del transfuga grillino conta meno del due di coppe. L’acquisto di Cancelleri è solo un’anteprima: serve a schermare un’operazione ben più sostanziosa. Preparatevi. In Forza Italia sta per tornare il Grande Maneggione, l’uomo che sa come intrecciare politica e affari; il consulente dei tanti avventurieri che arrivano in Sicilia col proposito di mettere le mani sull’argenteria per poi scappare in un paradiso fiscale. Tornerà, sì che tornerà. Perché in realtà non è mai andato via. Certo, ha tentato di assecondare ben altre ambizioni. Ma è rimasto sempre qui, nascosto in un sottoscala di Palazzo d’Orleans. Ha solo da risolvere, in Cassazione, un conflitto col Fisco su seicentomila euro di tasse non pagate. Subito dopo, la sua relazione clandestina col Principe verrà ufficializzata. E..

Schifani, Cancelleri
e la risposta di Totò

A sei mesi dalle elezioni, i siciliani hanno consolidato alcune granitiche certezze. Sanno di avere un presidente della Regione che gira a vuoto: come Crocetta, peggio di Crocetta. Sanno di avere un assessore all’Economia incapace di predisporre un bilancio: succedeva ai tempi del Bullo, succede ora con Marco Falcone. Sanno pure che, dopo l’arrivo di Giancarlo Cancelleri, punta di diamante della cultura grillina, la maggioranza potrà contare su un pacchetto di valori non negoziabili: la coerenza, la trasparenza e, soprattutto, la corrispondenza tra la politica della parola e la politica dei fatti. Resta un dubbio: il popolo di Forza Italia che ieri affollava il Politeama era garantista come Schifani o giustizialista come Cancelleri? Torna in mente un film di Totò. Gli chiedevano: ma lei è milanista o interista? E lui..

Quando il santo
perde l’aureola

Chiede i pieni poteri per gestire da solo monnezza, termovalorizzatori e lavori stradali ma l’unica legge che in sette mesi di governo è riuscito a mettere insieme – la Finanziaria – è stata puntualmente impugnata da Palazzo Chigi che l’ha definita un colabrodo: sono state riscontrate incongruenze e asinerie che rischiano di farci pagare un pegno di ottocento milioni. Non solo. Da settembre, come un don Chisciotte smarrito nella Mancia, conduce una battaglia, epocale e picaresca, contro il caro voli; ma quando la compagnia inglese Ryanair, per imporre il suo tornaconto, ha deciso di sacrificare l’aeroporto di Comiso e di concentrare il suo business su Trapani lui, il presidente della Regione, è rimasto zitto, disarmato e impotente davanti ai suoi mulini a vento. Dov’è finita l’aureola di autorevolezza con la..

Ma per Schifani
c’è solo il caro voli

Qualcuno dica a Renato Schifani che la Pasqua è passata e che, salvo qualche altra impennata, i biglietti sono tornati quasi alla normalità. Pe ritrovarci di fronte al caro voli bisognerà aspettare il prossimo Natale. Noi, come tutti i siciliani, ringraziamo vivamente il presidente della Regione per la sua indomita battaglia contro l’arroganza delle compagnie, ma insistiamo anche nel chiedergli di dedicarsi a problemi ben più stringenti, come quelli che affliggono la sanità. Il disastro è stato per mesi sotto gli occhi di tutti. Ieri è venuto fuori che le Asp, a cominciare da quella di Palermo, hanno in bilancio i fondi per pagare alcune spettanze, già consolidate, agli ambulatori e ai laboratori convenzionati ma si rifiutano di trasferire i soldi alle strutture. A che serve un governatore incapace di..

“Colpa degli altri”
E Schifani è salvo

Che ne sarebbe di Renato Schifani se non ci fossero gli “altri” ai quali addossare colpe, peccati ed omissioni? Prendiamo il caro voli. Se la Regione mettesse in riga i quattro aeroporti siciliani e impedisse a ciascuno di concordare benefici senza limiti con Ryanair, la compagnia aerea ci penserebbe due volte prima di flagellare i passeggeri con tariffe da capogiro. Altro che il ricorso all’antitrust. La tattica degli “altri”, brutti e cattivi, vale pure per le autostrade dove le colpe sono sempre dell’Anas e mai della Regione che ha mollato tutte le strade circostanti. E anche per l’incontenibile sbarco degli immigrati. “Ormai è una invasione”, strilla Schifani. Richiamando, va da sé, le colpe dello Stato, della Guardia Costiera e della protezione civile. E lui, il presidente, che fa di suo?..

Gerenza

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