Sotto un velo
di rose e fiori

Un governo unito e compatto? Macché. Con un editoriale pubblicato sul Giornale di Sicilia, Marco Romano ha messo in fila i contrasti, le diffidenze e i veleni che ammorbano la giunta regionale presieduta da Renato Schifani. Ci sono assessori che non sanno quello che fanno; e ci sono assessori che se ne stanno nel limbo dell’evanescenza con lo smarrimento dei bambinetti al primo giorno di scuola. Poi c’è Schifani, il governatore – con il suo carattere ombroso, sospettoso, permaloso – che pretende di controllare tutto e tutti, che richiama i disobbedienti all’ordine, che bacchetta e rattoppa, che vede ovunque trame e complotti orditi da Gianfranco Miccichè, il suo comodo nemico. In questi primi mesi un’accidiosa intesa tra pagnottisti e velinari ha steso su Palazzo d’Orleans un velo di rose e..

Quei brodini
indigeribili

Vorrei tanto essere come il mio amico e collega, si fa per dire, che ogni mattina riesce a scrivere un brodino sul futuro luminoso del presidente Renato Schifani e di tutta la sua meravigliosa squadra di governo. Vorrei avere la sua invincibile vocazione a pestare sempre la stessa acqua nel mortaio, a tranquillizzare i lettori col venticello caldo dell’adulazione, a macinare le parole della politica con la disinvoltura e il bianco candore di un sonnambulo. Ma non ci riesco. Perché in questa Regione basta alzare una pietra e ci ritrovi sotto i vermi. Alzi il sipario dell’Orchestra sinfonica e ci ritrovi il marcio di una gestione commissariale che ha portato la Fondazione a sbattere. Smuovi il pietrone della Sanità e ti tornano in mente le parole del profeta Isaia: “Dopo..

Un anno con voi
contro le arroganze

Ci odiano i velinari e i pagnottisti: non sopportano che esista un giornaluzzo, come il nostro, che ogni giorno cerca di capire, con scrupolo e una buona dose di ironia, cosa c’è da leggere nel vuoto degli illeggibili comunicati stampa. Ci minaccia, va da sé, il Bullo e ci perseguita a suo modo pure il Presidente della Regione, spesso abbagliato dalle testoline impomatate degli impostori che gli ronzano attorno, travestiti da amici e consiglieri. Ci odiano i balilla, come il Cavaliere del Suca, e anche le faccette nere che hanno trasformato gli assessorati in centri per lo svago e che, nonostante il cambio di guardia, continuano a far festa. Ma noi, malgré tout, siamo contenti e orgogliosi. Accogliamo il nuovo anno con serenità perché abbiamo fatto il nostro dovere. E..

I tre mesi diversi
di Giorgia e Renato

Giorgia Meloni ha impiegato i primi tre mesi del suo mandato per dotare lo Stato di un bilancio, per accreditarsi in Europa, per aiutare l’Ucraina nella guerra contro l’invasore, per ridurre il Pd al lumicino, per smontare il gioco dei Cinque stelle sul reddito di cittadinanza, per diventare un premier di buon senso, autorevole, affidabile. Si possono non condividere le sue idee ma bisogna anche prendere atto che chi paventava un rigurgito fascista ha solo urlato alla luna. I primi tre mesi della classe politica venuta fuori in Sicilia dalle elezioni di settembre sono stati utilizzati invece per montare un teatrino di risse, di veleni, di maldicenze. E per coprire le responsabilità di Gaetano Armao, l’assessore di Musumeci che ha combinato tali e tanti disastri da impedire alla Regione di..

La sceneggiatura
di un sondaggio

Prima di incipriare il suo governo e coprire con il fard gli sfregi ricevuti dagli alleati, Nello Musumeci ha aspettato cinque anni. Ha ceduto alle sirene dei sondaggi quando, sulla sua esperienza, stava per calare il sipario. Renato Schifani invece si è avvalso dello stesso trucco quando la sua avventura, dentro Palazzo d’Orleans, è ancora alle prime battute. Non è un buon segno. La squadra di pronto intervento – l’agenzia di stampa Italpress e l’istituto demoscopico di Antonio Noto – ha fatto di tutto per non deludere le aspettative. Ma le percentuali sfavillanti con le quali Noto ha creduto di misurare la fiducia che i siciliani ripongono nel presidente della Regione non gettano alcuna luce sul percorso affannoso del governo né sul destino doloroso di questa terra. Hanno il retrogusto..

Due sguardi diversi
sulla parcella d’oro

Nella Repubblica marinara della Sicilia – con ponti dietro l’angolo, barche piene di soldi e un mare di guai – succede anche che il presidente della Regione apre un cassetto e il presidente dell’Antimafia lo chiude. Al centro di questo singolare confronto tra Renato Schifani e Antonello Cracolici c’è la parcella di 3,5 milioni che l’avvocato Pier Carmelo Russo, ex assessore all’Energia del governo Lombardo, ha presentato a Palazzo d’Orleans dopo avere ottenuto una transazione con le imprese che erano state chiamate in Sicilia per realizzare quattro termovalorizzatori e hanno visto poi sfumare l’affare. Schifani, prima di pagare, chiede gli atti. Ma Cracolici, tanto per far capire al mondo di che erba è fatta la scopa, conferisce negli stessi giorni a Russo un nuovo incarico e lo mobilita per una..

Festa del perdono
a Palazzo d’Orleans

Nella Repubblica marinara di Sicilia – tra ponti che si vedono dietro l’angolo e barche cariche di soldi – divampa l’allegria. Le osservazioni della Corte dei Conti su un rendiconto non “conforme alle scritture”? Cancellate. Le irregolarità segnate con matita blu dai giudici contabili? Dimenticate. E’ la festa del perdono. Ammiragli, nocchieri e ufficiali di coperta sono schierati – pettoruti e ginnasticati – sui ponti di comando per intonare inni di gloria a Santa Giorgia dei Miracoli, al “gioco di squadra” e all’emendamento chiamato “Salva Sicilia”: una norma, infilata nella manovra di fine anno, che salvando i destini dell’Isola, così si spera, salva pure la faccia di Nello Musumeci e di quell’assessore al Bilancio che per cinque anni ha piritolleggiato tra Roma e Palermo impastando bluff e giochi d’azzardo. Scurdammoce..

La Repubblica
marinara di Sicilia

Fino all’altro ieri avevamo una tragica certezza: che la Sicilia, alle prese con i buchi di bilancio creati dal governo Musumeci, fosse con l’acqua alla gola. Oggi invece il panorama si è rovesciato. “Avremo una barca di soldi”, annuncia l’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone, convinto che il governo di Giorgia Meloni non ci lascerà in mezzo a una strada e che basterà un emendamento alla manovra in discussione al Parlamento nazionale per riparare i danni provocati dal suo predecessore. Miracoli dell’ottimismo. Un sentimento che ha già spinto il presidente Renato Schifani, a vedere “dietro l’angolo” il Ponte sullo Stretto. Falcone va addirittura oltre. E specifica che la barca in arrivo sulle coste siciliane sarà piena di “soldi freschi”, pronti per essere cotti e mangiati. Il ponte, la barca: la Regione..

Gli annunci, i progetti
e il disastro delle Asp

Da un lato ci sono gli annunci. Come quello del presidente Schifani, che dice all’Ars: io la Finanziaria l’ho già approvata, ora sta a voi decidere se vararla entro il 2022 oppure andare all’esercizio provvisorio. O come quello dell’assessore alla Sanità, Giovanna Volo, che ha aperto il grande libro del Pnrr ed ha tracciato un piano di ospedali intermedi da realizzare nel territorio: una sanità d’avanguardia, non c’è che dire. Poi c’è la realtà. Fatta di Aziende sanitarie governate da politicanti con la vocazione gattopardesca di controllare tutto per non controllare niente. L’esempio più imbarazzante viene da Palermo dove l’Asp, unica in Sicilia, non ha ancora assegnato ai laboratori d’analisi e agli specialisti convenzionati il budget di spesa per l’anno che, manco a dirlo, sta per finire. Un disastro. Che..

Dalla parcella d’oro
fino a Clemenceau

Renato Schifani ha aperto il cassettino dorato dove qualcuno – non si sa chi – ha nascosto la parcella milionaria presentata dall’avvocato Pier Carmelo Russo, l’ex assessore all’Energia incaricato dall’ex presidente Raffaele Lombardo di contrastare le richieste delle imprese che erano state chiamate in Sicilia per realizzare quattro termovalorizzatori e avevano visto sfumare la grande occasione. Ma nell’armadio della Regione ci sono cassetti ben più grandi e più opachi. Perché, ogni volta che si parla di rifiuti, gli inceneritori diventano un sogno proibito? Chi ha interesse a mantenere la Sicilia schiava delle discariche? Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia, nell’intervista a Repubblica ha parlato di tutto. “Sa tutto ma nient’altro”, diceva Clemenceau di Poincaré. A volte, per saperne di più, basta aprire i cassetti. Tutti i cassetti.

Gerenza

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