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Musumeci e l’armata Brancaleone alla guerra del Covid

L’invito a vaccinarsi del presidente della Regione, ormai, ha i tratti della litania. Non attacca. A legittimare un pensiero è chi lo pronuncia. E Nello Musumeci – lo dimostra il numero di immunizzati, e quello dei frequentatori dello scetticismo vaccinale (assai più dannoso dei No Vax) – non ha più l’autorevolezza per suggerire al suo popolo di farsi iniettare il siero. Troppo fragile politicamente, troppo incerto amministrativamente: Musumeci e il suo governo hanno perso la bussola. Non hanno più il controllo dell’emergenza. Hanno disseminato lungo il percorso una serie di errori inaccettabili, di cui la zona gialla è il riverbero più soffuso. Della serie: potrebbe andare peggio (e probabilmente succederà). Provenzano, vicesegretario del Pd, si è appellato alla vicenda giudiziaria che ha colpito Razza e i vertici del dipartimento Attività..

E Orlando invita i profughi afghani nel suo Afghanistan

Se Leoluca Orlando dirottasse sui problemi di Palermo la stessa attenzione rivolta ai problemi fuori da Palermo – non ultima la questione afghana – sarebbe un signor sindaco. Con una maggioranza solida in Consiglio comunale. E nessuno a rompergli le scatole sui rifiuti, sui cimiteri, sul ciaffico. Significherebbe aver messo a frutto un’esperienza trentennale, fatta di buone pratiche amministrative e sensibilità incomparabile. Invece, ogni uscita di Orlando – sulle magliette rosse, sulle Ong, sui rifugiati – suona come una nota stonata. Perché c’è sempre un’altra realtà, quella che i palermitani vivono sulla propria pelle e alla quale, ogni giorno di più, rischiano di assuefarsi. L’Afghanistan di Orlando è Palermo. Città di frontiera in cui il sindaco, un attore senza registro, ha collezionato sconfitte su ogni fronte. E assessori-talebani di cui..

Salvate Palermo
ma non tutti
i suoi abitanti

Suolo pubblico. Discreta ma decisa la signora mi chiama e mi fa: “Deve farmi un favore, qui lei non ci deve posteggiare più”. “Certo, la strada è un po’ stretta”, rifletto. “No, non tanto perché la strada è stretta e le macchine mi sfilano davanti la persiana ma perché io qui davanti ci devo stendere la biancheria”. D’altronde si chiama suolo pubblico, altrimenti pubblico non si chiamerebbe. E poi ’u gazebo abusivo dello street food sì e ’u stendino ra signura no? Psss psss. “Psss psss”, mi chiama il signore dal balcone del suo primo piano mentre passeggio col cane. Alzo lo sguardo e lui mi fa di no con il ditino della manina come a dire “portalo a fare pipì lontano da qui”. “Non si preoccupi”, lo tranquillizzo allontanando..

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