Eusebio Dalì

Ma chi salverà
Palermo dal califfo?

Un sindaco ultra settantenne, una città ostaggio del suo califfato e chi fa vera opposizione è la gente che non ne può più. E il domani è un foglio di carta riciclata, su cui parecchi non vedono l’ora di scrivere la proprio storia e il proprio nome. Il traffico, i rifiuti, le periferie, la cultura, il commercio, l’acqua, il tram, gli autobus, i conti in rosso... E poi i giornali querimoniosi, i social facinorosi e le opposizioni, eterogenee per estrazione, diverse per vocazione. Capitale della cultura deflorata da un’inedia quotidiana e da scavi giornalieri, città tutto porto senza approdo e senza fermento, capitale di Sicilia avviluppata al suo inguardabile pirandellismo che sforna eroi ed antieroi come fossero mafaldine calde calde. Questa è la Palermo di Orlando e dei suoi tanti..

Che mondo sarebbe
senza il tragico Capitano

Che mondo sarebbe senza Salvini? Le piazze, le tv, i social, le navi, i terremoti, i conti dello stato, l’Europa... Siamo a Salvinilandia, un luogo incantato ed auto rigenerantesi. Più se ne parla e più la giostra gira e gira e gira. Faccione con barbetta accennata, occhi taglienti, accento chiaramente del nord, capitano mio capitano coglie ogni attimo buono per far girare il suo stesso mondo intorno a sé, senza curarsi delle magre figure e delle oleose arancine, della faccia di bronzo che si mette quando si reca nei luoghi del dolore e ci mangia su selfandosi sorridente, delle contraddizioni di uno che va in quella Catania prima tanto dileggiata, alle pendici di quell’Etna tante volte invocato. A lui non interessa, tutto fa brodo, tutto fa girare quella giostra e..

Da Melegatti alla Sicilia
il miracolo del panettone

A Natale siamo tutti più buoni, tutti più mangioni, speriamo pure più siciliani. D’accordo, il miracolo Melegatti è una buona notizia, che scalda il cuore degli italiani e riempie i social di commenti e generose colate di like. Ma non dimentichiamoci della Sicilia. E dei prodotti siciliani. Nessun campanilismo esasperato, per carità, e neppure l’oltranzismo sicilianista stile triscele tatuata sul petto e le tre dita mostrate con cipiglio.; l’ultra orgoglio insulare ci ha già causato parecchi guai e ancora paghiamo le conseguenze di un isolazionismo culturale travestito d’illusione autonomista. Tuttavia, è opportuno ricordarci che, di miracoli come questo, in Sicilia ne abbiamo un gran bisogno, se è vero, com’è vero, che l’economia della nostra amata Terra di lievitare non ne vuol proprio sapere. E allora, visto che il miracolo è..

Non avrai altro sindaco
al di fuori di me

Mi candido a sindaco di Palermo. Che c’è di male? Chiunque lo fa, chiunque lo dice. Ormai è un tormentone sulla bocca di tutti. Vecchi politici, ex rottamati, cocciuti coraggiosi e deputati d’apparato. Tutti. E con quanta prosopopea lo annunziano! Io suggerirei il latino e magari un balcone su piazza affollata, tanto a radunare quattro truppe cammellate che fanno fudda non ci vuole niente. Poi ci sono quelli che non lo dicono chiaramente e non certo per pudore, ma solo per la strategia del silenzio e della settanta da appartare sotto traccia. Ognuno ha un proprio canovaccio: chi s’appella alla resistenza moderata contro l’invasione populista, neanche fosse in ballo una cattedra di filosofia politica; chi evoca il coraggio come l’unico fondamento possibile di buon’amministrazione, perciò deve riprovarci ancora, ancora, ancora;..

Il mea culpa
di un intruso nel Pd

Caro direttore, Lei mi scuserà se ho involontariamente trasformato il suo giornale in una piattaforma di polemica su scala regionale. Tutto potevo immaginare, fuorché scatenare le ire funeste di alcuni democratici ed attirarmi, forse, le simpatie di altri. E certo mi scuserà se torno sull’argomento, non tanto per ribadire ciò che ho già detto e scritto, quanto per sottolineare la debolezza di una politica, che entra in crisi se solo un militante forzista dichiara di votare alle primarie del Pd perché vuol contribuire al rafforzamento del fronte moderato di questo Paese. Il vero tema è questo, questa la battaglia che, dall’altra parte della barricata, noi moderati dobbiamo intestarci: ridare forza alla politica, in un momento storico in cui essa è forte solo di stomaco... meglio, di pancia. Oggi, più che..

Perché sono salito
sull’autobus dell’Ast

Il mio viaggio all’Ast è un autobus senza tempo, che macina chilometri e vite di provincia. Il mio viaggio all’Ast è una bussola che si apre e si chiude ai vecchietti, agli studenti, alle signore d’ogni dove e ai signori d’ogni ceto, trasportati in lungo e largo per strade polverose di contrade e di città. Il mio viaggio all’Ast è un autista che ogni giorno fa le sue ore di fatica, per portare a casa un pezzo di pane. Il mio viaggio all’Ast è un operaio dell’officina, che aggiusta pezzi, cambia componenti, appronta soluzioni, rimette in sesto gomme e ferraia... e si riparte. Il mio viaggio all’Ast è un palazzo a vetri di otto piani, che pulsano di vita e di fatica, competenza ed insipienza, riverenza e noncuranza, fino ad..

La Sicilia del furore
e quella della prudenza

Sparta combatte, Atene usa prudenza. Il braccio e la mente, la lucida follia e la logica silente, l’ariete e lo spadaccino. Quale mix migliore per una compagine di governo che, raccolte le macerie del crocettismo, sta tentando di ricostruire tutto? I sondaggi ondeggiano, le opposizioni scarseggiano, gli intellettuali filosofeggiano, mentre la piazza borbotta la sua quotidiana stagione di sacrosanta guerriglia. E la Sicilia è la, a metà strada tra Piazza indipendenza e piazza del Parlamento, tra il silenzio di un presidente e il tuono dell’altro. Speranzosa, incazzosa, distratta, accidiosa, reazionaria. La Sicilia sta là, in quel disperato sogno tra il silenzio e il tuono; nella realtà di una lenta ripresa, che forse è ancora troppo lenta, ma che c’è ed è plasticamente raffigurata dai numeri. Il governatore ce li ha..

Perché andrò a votare
alle primarie del Pd

Io andrò a votare alle primarie del Pd. Non ho mai votato per loro e molto probabilmente non ci voterò mai. Ma queste primarie sono per quel partito agonizzante l’estremo tentativo di respirazione bocca a bocca che possa riportarlo in vita; e l’esercito dei moderati oggi ha proprio bisogno di tutti. Ecco perché andrò a votare per le primarie. Nessun inciucio, complottisti e dietrologi stiano sereni e non alla renziana maniera. Non c’è nessun disegno di sovvertimento della geografia politica in atto, non c’è nessun grande vecchio che muove i fili e le mie dita sulla tastiera. C’è solo la consapevolezza che oggi la battaglia campale non è tra sigle, simboli o vessilli; e non è neppure per posizioni di potere. Oggi la battaglia è tra due mondi, tra due..

Sempre in attesa
di una rivoluzione

Frondisti quando serve, filogovernativi se conviene. È la politica, bellezza. Le argomentazioni non mancano mai e sono sempre nette, adamantine, conducenti, da chiunque esse arrivino. Le ragioni del dissenso sono urlate a squarciagola, dall’altra parte c’è chi cuce, c’è chi tace, chi resiste e chi acconsente. Fino a quando la quadra non si trova attorno ad altre argomentazioni, che fan contenti alcuni e ne scontentano altri. E tutto torna a girare come prima. Da destra a sinistra, governo e sottogoverni, questori e questuanti, partecipate e parti sociali, ognuno partecipa a qualcosa, tutti parteggiano per qualcuno. Un giorno frondista, l’indomani filogovernativo. E nessuno ha torto, nessuno ha ragione. La ragione è dei numeri, il torto è dei fatti. I numeri hanno sempre ragione. Il numero legale che manca, gli stipendi che..

La cattedrale incompiuta
del santo Zamparini

La parabola di Zamparini a Palermo è una curva a gomito sull’acchianata di Santa Rosalia. Accolto in città come Il santo patrono della nord, ha finito per cadere giù come un dio rinnegato. Ricordo ancora il suo avvento. La città colorata a festa, le bandierine rosa con la A stampata al centro che penzolavano da fili tra i balconi, automobili e motorini con i fregi del Palermo, u sapuri ru gol che si mescolava alla flagranza abbrustolita delle stigghiola, i bambini finalmente con le maglie rosanero, i fedeli che la Domenica gremivano il santuario della Favorita per assistere, braccia in aria, ai miracoli di profeti latini e campioni italiani. E com’erano lontani i tempi in cui guardavamo l’Europa in televisione, com’erano lontani i tempi di Gonnella, Biffi gol e radiazione!..