Eusebio Dalì

Quella Casteldaccia
che è in tutti noi

Ma perché buttarla sempre in politica? La pioggia, il fiume, Il fango, l’acqua, i detriti, la morte. Sta tutta lì, la tragedia. E chissenefrega di Conte, Musumeci, i post di Salvini, il sindaco di un colore e il deputato dell’altro colore. C’è la tragedia e basta. C’è il tragico epilogo dell’incuria, della superficialità e dell’avidità, anche. C’è la deturpazione di un territorio, stuprato, in lungo e largo (fosse solo Casteldaccia!), dall’abusivismo. Che è abusivismo e basta. Non c’è un abusivismo di necessità e uno di capriccio, non c’è un abusivismo di serie A è uno di serie B. Perché le regole sono regole e quando anche solo una di essa, fosse pure la più marginale, incomprensibile ed odiosa, viene infranta, le maglie si allargano e la disobbedienza dilaga. E una..

L’arancina alla polenta
che la Sicilia non ama

Uomini del Nord che conquistano la Sicilia, e la storia si ripete. Un tempo furono i normanni, due fratelli venuti da un villaggio sperduto della Francia scesero fin qui e finì che qui nacque il parlamento più antico d’Europa. Oggi sono i neolongobardi, che di percentuale in percentuale sono scesi fin qui e andò a finire che qui è nato uno dei feudi più granitici della Lega nord. Proprio così, proprio loro, quelli del “Prima il nord ” e cose del genere. Cose che rimangono lì, sospese a mezz’aria tra le memorie più tenaci e il maquillage di chi è riuscito a passare la dogana tenendo ben nascosto quella formidabile, nuova fragranza d’oppio che sfuma in un greve populismo di rottura. Matteo fa di nome, Salvini è il suo cognome..
Talè

Ogni buon giornale che
si rispetti ha almeno
due belle donne che si fanno
guardare