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Giuseppe Sottile

Nello e i suoi boys
salvati dai sanbrodisti

Hanno vinto i sanbrodisti. E chi sono, direte voi? Sono quelli che cercano di guarire la ferita lacerante della crisi di governo con il santissimo brodo della banalità. Lo fanno solo ed esclusivamente perché non vogliono perdere un solo centimetro quadrato del potere che, negli ultimi quattro anni, hanno conquistato nei corridoi di Palazzo d’Orleans, negli assessorati della Regione, negli enti e nei carrozzoni dove si amministrano sprechi e clientele. Ormai la tempesta è passata. Il brodino dei centristi – e anche quello della Lega – ha di colpo cancellato dissensi e contrasti, risentimenti e colpi bassi. Nello Musumeci, incenerito e umiliato una settimana fa da franchi tiratori dell’Ars, sembra già rinato. E con lui sono tornati in grande spolvero anche i tre sovrastanti del feudo. Erano tre bulli della..

Il lungo sonno
dell’uomo in fez

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Lui si atteggia a uomo forte, pettoruto, sanguigno, intrepido, quasi ardito. Parla con un linguaggio tenorile, patriarcale, profetico, quasi messianico. E se ne sta lì – ora col fez, ora con la faccetta nera – a sermoneggiare sul futuro della Sicilia e dei siciliani, manco fosse l’uomo del destino, venuto da Militello Val di Catania per rimettere a noi tutti i peccati. Invece Nello Musumeci è un politico piccolo piccolo, al quale non importa avere o non avere una maggioranza: tanto, lui non sa e non vuole governare. Lo dimostra il fatto che in quattro anni non ha varato una sola riforma, non ha smontato un solo carrozzone e non ha presentato nei tempi regolamentari un solo bilancio. Ha delegato i poteri a tre ragazzi..

Crolla col Governatore
l’impero dei fedelissimi

No, i malpancisti dell’Assemblea regionale martedì non hanno incenerito e umiliato solo Nello Musumeci, governatore della Sicilia. Hanno impallinato soprattutto gli uomini del suo cerchio magico, quei ragazzi che da quattro anni credono di essere i padroncini della Regione, i sovrastanti del feudo, i cani di guardia di un potere che non vuole tra i piedi né i partiti né la politica. Lui, Musumeci, non li ha mai richiamati all’ordine. Ha lasciato mano libera al Bullo, alle sue arroganze e ai suoi bilanci di cartone; ha sopportato la spocchia e le volgarità del Balilla; ha chiuso gli occhi davanti alle scarpe chiodate con le quali il Corazziere ha conquistato ogni angolo della sanità. Svegli e spregiudicati, i tre ragazzi credevano di vivere in una fortezza inespugnabile, in una sorta di..

Un comodo omaggio
al dio dell’ignoranza

Per decidere di non decidere a Palazzo d’Orleans si sono riunite le intelligenze più affilate. Sono stati chiamati a consulto esperti di ogni ordine e grado. Sono stati mobilitati tutti gli uomini di governo, compresi ii bulli che affiancano Nello Musumeci nella sua tenace vocazione per il nulla. Scuola in presenza o in Dad? Il Gran Consiglio dei Sapienti ha risposto: “Boh”. E intanto ha regalato agli alunni e ai professori di Sicilia altri tre giorni di vacanza. Una “cosuzza”, per carità. Nessuno scandalo. Ma la scuola meritava forse una punta di riflessione in più. Un ragazzo costretto oggi alla didattica a distanza, nel pomeriggio può andare liberamente in palestra; e la sera potrà pure invitare i compagni a mangiare una pizza. Considerare la scuola come un’esclusiva fonte di contagio..

Gli allegri sagrestani
delle pasciute lobby

Le faccette nere del clientelismo sono sempre lì, attaccate alla borsa di madre Regione. Musumeci e i suoi gemelli ripetono ad ogni passaggio che il bilancio è bloccato, che la spesa è ingessata, che manca pure l’esercizio provvisorio; insomma, che non c’è modo di venire incontro ai commercianti che non ce la fanno più né alle imprese costrette a licenziare impiegati e operai. Poi però – quando c’è da rastrellare voti: le elezioni sono alle porte – i tre funamboli di Palazzo d’Orleans riescono a trovare i milioni necessari per soddisfare le pasciute ambizioni di lobbisti e caporioni. Si trovano i soldi per ingrassare il Corriere della Sera, per alimentare il disastro di Sicilia Digitale, per finanziere persino le nostalgie del ventennio. Ma non c’è partito dell’onestà-tà-tà e non c’è..

La Regione, Musumeci
e i due Gracchi di Sicilia

Non è proprio la madre dei Gracchi ma lui, l’amatissimo Governatore della Sicilia, non perde occasione per fare sfoggio urbi et orbi dei suoi gioielli, dei due assessori che miracolosamente lo affiancano nel gravoso e glorioso governo della Sicilia. Sono il Bullo e il Balilla. Di fatto due gemelli monozigoti: stessa arroganza, stessa spregiudicatezza, stessa capacità di mistificazione, stesso sguardo sghimbescio verso le lobby che li circondano. Sono arrivati tra gli ori e gli splendori di Palazzo d’Orleans senza che nessuno li abbia mai eletti. Non hanno consenso di popolo, non hanno voti, non hanno nemmeno una storia politica. Il Bullo ha combinato solo disastri: dai bilanci di cartone a Sicilia Digitale. Il Balilla cerca di stargli dietro con i colpi di mano sull’Orchestra Sinfonica. Ma Musumeci ne va orgoglioso...

Fitch, l’ultimo
rifugio del Bullo

Per nascondere la faccina rossa di vergogna, il Bullo ne inventa una in più del diavolo. Sono cinque anni che tenta di impapocchiare le voci del bilancio. E da cinque anni si inventa ogni bluff per dare un’immagine di credibilità alle sue finanziarie di cartone. Ma ha prodotto soltanto disastri. Prima, per dirla con Sciascia, i conti economici della Sicilia precipitavano verso il fondo senza mai toccare il fondo. Ora che hanno toccato il fondo, sono finiti anche gli alibi e i giochi di prestigio. Non restava che Fitch, un’agenzia di rating pronta a promuovere i conti la Sicilia dopo anni di bocciature: da BBB con un meno a un BBB semplice. Un giudizio autorevole, non c’è che dire. Ma a patto che il Bullo dica chi ha commissionato la..

Che Dio ci salvi
dai contenziosi

Ricordate il grande scandalo che ha consentito a un avventuriero piemontese, Ezio Bigotti, di incassare cento milioni di euro per un censimento immobiliare che nessuno però ha mai visto? Forse consigliato dal suo consulente di fiducia – tale avvocato Armao – il medesimo Bigotti ebbe la brillante idea di accendere un contenzioso e da allora è riuscito a spillare alla Regione una vagonata di soldi subito trasferiti in un paradiso fiscale. Ora è venuto a galla un secondo contenzioso: quello che rischia di affossare Sicilia Digitale, un carrozzone devastato prima dal governo Crocetta e poi dalle incursioni clientelari del medesimo Armao, divenuto nel frattempo il vice di Musumeci. Per riparare il danno, la Regione ha bruciato ieri altri dieci milioni. Quello dei contenziosi è un gioco d’azzardo senza variabili: vince..

Perché non regge più
la strategia del fantasma

Certo, lui sarebbe l’uomo perfetto. Sarebbe il Governatore di grande esperienza e grande prestigio. Si porta dietro una storia di successi, vanta un portafoglio di relazioni che gli deriva da una carriera costruita, passo dopo passo, in un mondo – quello delle banche – dove è impossibile vendere fumo; dove i numeri non si inventano e la realtà non si mistifica. Lui sarebbe per la Sicilia ciò che Mario Draghi è stato ed è per l’Italia: l’immagine dell’autorevolezza, della concretezza, della solidità. Ma c’è un dettaglio: la sua candidatura a Presidente della Regione non esiste. Gaetano Miccichè è, per la politica siciliana, nient’altro che un fantasma, agitato per svegliare le coscienze intorpidite dalla rassegnazione e dall’inutilità. Lui ha un profilo internazionale. Difficilmente accetterebbe di giocare qui una partita come controfigura..

Gerenza

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