Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Giornalisti: l’Ordine
ha cambiato verso

La notizia non è di quelle destinate a stravolgere il destino della Sicilia, ma nel suo piccolo è comunque un segnale di cambiamento, un soffio di speranza: l’ordine dei giornalisti ha cambiato verso. Dopo una campagna elettorale a tratti fin troppo vivace, la vecchia guardia – che ha tanti meriti, ma anche il limite di affidarsi spesso a santoni ormai mummificati – è stata sconfitta di misura e messa da parte. Finalmente scendono in campo i giovani, quelli che ancora credono nella possibilità di rigenerare una professione alle prese, già da parecchi anni, con problemi enormi: si perdono lettori, si perdono posti di lavoro, si perde autorevolezza. Non è più tempo di inseguire privilegi né di interpretare l’ordine come una passerella o come un mezzo per incidere sulle carriere e..

Ma c’è chi In Sicilia
ha trovato l’America

"Altri soldi alle imprese", annuncia con gagliardo compiacimento il Giornale di Sicilia. Ma si tratta, di uno stanziamento ipotizzato da quel Gaetano Armao, vice presidente di Palazzo d’Orleans, la cui specialità è quella di imbastire bilanci di cartone, con capitoli di spesa pressoché inutilizzabili. L’unica impresa che riesce a pompare milioni dalla Regione siciliana è il gruppo del Corriere della Sera, quello che fa capo a Urbano Cairo e che controlla pure La7, la Gazzetta dello Sport e il Giro d’Italia. Per uno strano gioco delle stelle Cairo ha trovato in Sicilia la sua America. La lobby delle faccette nere gli ha conferito un mare di pubblicità (i particolari in cronaca) e dal 2019 lo paga profumatamente anche per regalarci, si fa per dire, una tappa del Giro. Alle imprese..

Giornali, è tempo
di “allons enfants”

Già, chi ha vinto? Succede nelle elezioni politiche, quando nelle urne si contano milioni di schede, e succede anche nelle elezioni di un ordine professionale, come quello dei giornalisti, quando i votanti sono poche centinaia: hanno vinto un po’ tutti. Ciascuno con le proprie idee e ciascuno con le proprie ragioni. Hanno vinto soprattutto quelli che credono in questo mestiere e nella necessità di restituire al giornalismo la doverosa professionalità e la necessaria autorevolezza. Diciamolo: hanno vinto i giovani. Ora però bisogna trarre le conseguenze. C’è una cultura dell’informazione che ha bisogno urgente, urgentissimo di una messa a punto, se non addirittura di una rigenerazione. Non può esserci più spazio per vecchi reduci e combattenti della carta stampata, ancora legati alla logica del privilegio o del potere. E’ tempo di..

Storia e destino
del giornalismo

L’Ordine dei giornalisti ha chiamato gli iscritti al voto per il rinnovo degli organi interni. Vecchi e giovani colleghi sgomitano per essere eletti. I vecchi cercano di dominare la scena: c’è quello animato da un sincero spirito di servizio e quello che spera di agguantare una fettina di potere per poi, magari, sistemare il figlio alla Rai. Mentre i giovani credono che l’Ordine possa ancora garantire i canoni e le tutele degli anni Sessanta quando la stampa era in mano a pochi editori. Oggi il panorama è cambiato. I giornali sono diventati come le cabine telefoniche: inutili perché sopraffatti dalle notizie che scorrono, senza limiti e senza controlli, sui social e sui computer. Ma i giovani sono convinti che questo mestiere possa ritrovare il rigore, la professionalità e l’autorevolezza del..

Che barba, che noia
Le notizie insopportabili

Dopo cinquant’anni di mestiere ho deciso - un po’ per noia, un po’ per nausea, un po’ per alterigia e amor proprio - di non seguire più riti e notizie che la cronaca, spesso con sguaiataggine, sottopone alla mia attenzione. Non seguirò più le previsioni del tempo: le cassandre del meteo ci costringevano a piangere sul cataclisma che stava per abbattersi su Catania ma senza dirci che il ciclone del Mediterraneo aveva già cambiato strada e faceva rotta verso la Libia. Non seguirò più gli scoop a rate; quelli che, come Netflix, annunciano la fine del mondo ma rinviano sempre il colpo di scena alla prossima puntata: l’ultimo che mi è capitato sotto gli occhi era fumo senza arrosto. Anzi, fumo negli occhi. Anzi, un attrezzo di scena dello squallido..

Gli alluvionati
della visibilità

Tutto si può dire dei grandi gruppi editoriali, ma bisogna pure ammettere che Mediaset e il Corriere della Sera hanno uno spiccato senso della riconoscenza. Hanno ricevuto dalla Regione Siciliana qualcosa come venti milioni di euro per pubblicizzare le nostre bellezze, i nostri festival, le nostre sagre, i nostri concerti, e non perdono occasione per fare sentire la loro gratitudine all’assessore del Turismo, Manlio Messina, che di fatto è tra i principali benefattori delle loro aziende. Gli concedono, quando possono, una presenza nei talk-show e se lui indossa il vestitino dell’eroe corrono anche a lucidarglielo, ma senza esagerare con domande fuori luogo. Alluvionati da milioni di euro, ieri sera gli hanno chiesto, per esempio, un parere sull’alluvione di Catania. Lui era felice e contento. Sotto l’occhio spietato della telecamera sembrava..

Stragi. La procura di Firenze riapre la caccia a Berlusconi

Ci ha provato Ilda Boccassini, Ilda la Rossa, dalla sua stanza numero trenta, nel cuore avvampato della procura di Milano. Ci hanno provato i coraggiosi magistrati di Palermo: da Gian Carlo Caselli ad Antonio Ingroia, fino a Nino Di Matteo, l’eroe della Trattativa. Ci ha provato per quattro volte la procura di Caltanissetta, titolare delle indagini sulle stragi del 1992, quella di Capaci e quella di via D’Amelio, dove furono trucidati i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per identificare mandati ed esecutori di quegli attentati sono stati anche celebrati otto processi in primo grado e otto davanti alle corti d’appello. Ma le falangi di procuratori, investigatori e inquisitori hanno dovuto arrendersi all’evidenza e passare, malgré tout, alla conseguente archiviazione. Ci hanno provato, eccome. Alla fine però Silvio Berlusconi ne..

L’invisibile lobby
delle faccette nere

Ora che i gruppi neofascisti, a cominciare da Forza Nuova, sono stati macinati e ridotti in polvere dall’imponente manifestazione di Roma; ora che la Cgil e i partiti della sinistra hanno cancellato, con “Bella ciao”, svastiche e saluti al Duce; ora che l’Italia è stata purificata di ogni rigurgito e di ogni tentazione autoritaria, ora bisognerebbe forse concentrarsi su un clan meno conosciuto ma altrettanto pericoloso: quello delle faccette nere. E’ una lobby ingrottata nei palazzi del potere; è una consorteria che non si espone, che non va in piazza, che non insegue i no-vax e non soffia sul fuoco del Green Pass; è una cupoletta che ufficialmente fiancheggia la politica ma che, nei fatti, pensa soprattutto a chiudere affari con colossi editoriali dai quali riceve poi ogni gratificazione. E’..

Il virus dell’imbecillità
aggredisce la politica

Ora che il Covid ha allentato la sua presa funesta, sarebbe opportuno che il Comitato tecnico scientifico si occupasse di un virus che da tempo aggredisce anche le menti più brillanti. E’ il virus dell’imbecillità. Il bollettino dei contagi potrebbe aprirsi con Luigino Di Maio. Il leader dell’antipolitica, portato al governo del Paese dai vaffa di Beppe Grillo, ha scritto un libro con un titolo certamente stupefacente: “Un amore chiamato politica”. Il virus è riuscito a penetrare pure in Sicilia. Due ameni deputati regionali, spinti all’Ars dagli stessi allegrissimi vaffa, hanno montato una inutile manfrina per entrare a Sala d’Ercole senza Green Pass e affermare il principio che – come i porcellini della fattoria di Orwell – i grillini sono più uguali e possono non rispettare le regole. Il virus..

Sembrava una bomba,
era solo un petardo

Credevo di essere l’unico giornalista a sentire puzza di bruciato. Poi ho letto il post di Antonio Fraschilla – cronista di Repubblica, oggi in forza all’Espresso – e mi sono sentito meno solo: “Ma con la tangente chiesta all’assessore al Turismo, come è finita? Non dovevano tremare la Palermo bene, nomi famosi dello spettacolo nazionale, politici importanti…”. Già. A giudicare dallo scoop di Livesicilia, sembrava che la denuncia di Manlio Messina, l’uomo di Fratelli d’Italia dentro la giunta Musumeci, stesse per sfociare in un terremoto dalle dimensioni catastrofiche. Invece, a sei mesi dai fatti, tutto tace: la procura marcia con i piedi di piombo, la presunta intermediaria è tranquilla al suo posto e l’assessore si gode gli effetti di una campagna mediatica che lo ha collocato, si fa per dire,..

Gerenza

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