Giuseppe Sottile

Il bullo, il governatore
e “Blowing in the wind”

"Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu possa chiamarlo uomo?". E’ il primo verso di una canzone struggente e intramontabile scritta da Bob Dylan. Si intitolava Blowing in the wind e mi è venuta in mente mentre pensavo alle miserie che in questi giorni affliggono i due palazzi del potere siciliano: quello del governo e quello dell’assemblea regionale. Mi chiedevo: quante sputacchiate e quante irrisioni deve ancora ricevere il bullo di Palazzo d’Orleans prima che avverta un sussulto di dignità e rassegni le dimissioni? Quante batoste e quanti sospetti devono ancora piovere sul capo di questo camaleonte della politica prima che qualcuno gli dica: sei un farfallone e nulla più? Quanti imbrogli e quanti magheggi dovranno ancora venire a galla prima che il governatore dell’onestà-tà-tà abbassi il sipario..

Ecco ciò che lega
il bullo a Musumeci

Non c’è leggina scritta dal bullo che non venga puntualmente bocciata dal governo di Roma. Non c’è collegato, tra quelli inventati con i magheggi del bilancio, che resista al vaglio parlamentare e che assicuri alla Regione una vita ordinaria di spesa. Non c’è scandalo, a cominciare dai cento e passa milioni pagati a un avventuriero per un censimento mai visto, che non chiami in causa lui, sempre lui: il bullo. Ma Nello Musumeci, governatore che non governa, ancora non decide di mollarlo. Sa che il bullo – con la rete delle sue inefficienze, delle sue amicizie e delle sue inimicizie – paralizza da oltre un anno la Regione. Ma al presidente questo dettaglio non interessa. Al governatore dell’onestà-tà-tà interessa che il bullo trovi le coperture per le operazioni più spericolate:..

Leccaculisti di Sicilia
Il catalogo è questo

Chi sono i leccaculisti? Ah, saperlo. L’unica certezza è che in giro ce ne sono tanti: ci sono quelli che fanno da scendiletto ai magistrati coraggiosi e in virtù di questo pretendono di essere considerati eroi dell’antimafia; ci sono quelli che, pur trovandosi di fronte a uno scandalo da 110 milioni, vi apparecchiano un brodino di parole e pagliuzze dentro il quale non troverete mai la sostanza di una cifra o di un nome politicamente pesante; ci sono quelli che vi raccontano le storielle impalpabili della politica politicante ma non vi spiegano mai perché un governatore si sia consegnato mani e piedi ai magheggi del suo bullo di fiducia; e ci sono quelli che, sempre attaccati al mammellone della Regione, inzuppano il pane nei contributi equamente divisi dal dottore Patricolo,..

Il bullo e i soldi
sottratti all’antimafia

Vai a capire i magheggi del bullo. Non trova i soldi per le associazioni antimafia ma quando si tratta di finanziare i giochi della cricca i milioni compaiono. E’ successo per i borghi rustici costruiti da Mussolini: per assecondare le nostalgie di Nello Musumeci il mago del Bilancio ha trovato 14 milioni di euro. Ed è successo pure quando il Governatore, per rafforzare il suo ascarismo nei confronti di Salvini, pensò di proporsi come la terza gamba della Lega. Per saldare la sudditanza non trovò di meglio che affidare gli appalti della Sanità alla Lombardia e quelli dell’informatica alla Liguria di Giovanni Toti, ex forzista e seconda gamba del Truce. Per concludere l’operazione fu necessario che il bullo accantonasse i 40 milioni necessari per pagare i diritti di intermediazione alle..

L’ostinata Repubblica
delle anime belle

Chi siamo noi per criticare Repubblica? Nient’altro che peccatori. Irredenti e irredimibili. Ma pur sapendo di sfidare l’ira dei giusti, un’osservazione si impone. Il quotidiano delle anime belle ha finalmente scoperto il personaggio più inquietante della politicheria siciliana. Per noi è il bullo, e lo chiamiamo così da sempre perché non ci lasciamo abbagliare né dalla grisaglia né dalle sue pomate. Oggi Repubblica lo definisce addirittura un camaleonte. Ma il giornale degli eroi antimafia e della società civile si ostina a tralasciare un dettaglio: il bullo è soprattutto l’uomo che, in virtù del suo passato, dovrebbe sapere tutto sul torvo e colossale scandalo – quello da 110 milioni – che dal 2007 inquina partiti e istituzioni della Regione. Ma da questo orecchio la Repubblica dei puri e duri non ci..

La Regione? Colonia
dell’Impero Catanese

Nel corso di una conferenza stampa convocata per addossare tutte le colpe del disastro finanziario al Pd e ai governi di Crocetta, il Presidente della Regione, Nello Musumeci, ha confessato di non avere più né soldi né una maggioranza. Ha ammesso pubblicamente la propria incapacità a governare. “Allora dimettiti”, gli ha replicato il capogruppo del Pd, Lupo. Ma Musumeci non si dimetterà. Grazie al gioco delle tre carte messo in piedi dal suo bullo di fiducia ha trovato l’alibi per giustificare la propria inesistenza e per continuare a gestire la Regione come se fosse una provincia del Grande Impero Catanese. Un esempio: da cinque mesi avrebbe dovuto sostituire Sebastiano Tusa all’assessorato dei Beni Culturali; un gesto per il quale non servono né soldi né una maggioranza. Ma non lo ha..

Il bilancio è al disastro
Dov’erano i controllori?

Pur di difendere il suo bullo di fiducia il presidente del governicchio siciliano ha addossato ogni colpa del disastro finanziario ai vecchi governi, soprattutto a quello presieduto da Rosario Crocetta. Nasce spontanea una domanda: ma negli anni in cui nei documenti contabili venivano inserite carte false, entrate e spese fasulle dov’era la Corte dei Conti? Dov’era quell’esercito di rispettabili togati ai quali lo Stato ha conferito l’incarico di controllare la “conformità dei bilanci alle scritture”? Per carità, nessuno mette in dubbio l’onestà dei singoli. Ma questa magistratura, così potente e all’un tempo così eterea e inafferrabile, sembra mancare ogni appuntamento con la storia. Ricordate l’affare dei 110 milioni pagati dalla Regione a un avventuriero per un censimento dei beni immobili che nessuno però ha visto? Dov’erano gli implacabili controllori?

Non c’è piu un euro,
la Regione all’ultimo atto

Non c’è più un euro, non c’è un’idea, non c’è un governo. A che serve questa elefantiaca Regione? A niente. A sperperare denaro pubblico. A dare a quattro avventurieri della politica la possibilità di amministrare le ultime clientele. A beatificare col titolo di onorevole uomini e ominicchi che in due anni non hanno saputo scrivere una riforma. A conferire la grisaglia di statista a un bullo che da dieci mesi non riesce a far quadrare le cifre del bilancio. Ad assecondare le nostalgie insane di un governatore che non governa e, se governa, non ha altro orizzonte se non quello di Catania. Siamo qualunquisti? Ebbene sì. Ma la paralisi di questa Regione non è più sopportabile. Ieri Musumeci e soci gridavano: “Diventerà Bellissima”. Oggi hanno mandato all’Assemblea un ultimo dispaccio..

Quel che resta
della preziosa favola

Diventerà Bellissima. Macché. Stiamo per tagliare il traguardo dei due anni e la Sicilia che ci presenta il governicchio di Nello Musumeci fa solo venire i brividi. Non c’è uno straccio di riforma che sia stata felicemente approvata dall’Ars. Non c’è un bilancio degno di questo nome: da dieci mesi i deputati cercano di capire come stanno le cose ma i conti non tornano mai. Sul fronte morale, poi, meglio chiudere gli occhi. Oppure soffermarsi sullo sporco affare di 110 milioni che ha consentito a un avventuriero di riempirsi le tasche di fondi neri da trasformare in tangenti. Per fortuna la commissione antimafia presieduta da Claudio Fava ha deciso di spezzare le omertà di Palazzo d’Orleans e di portare a galla un minimo di verità. Staremo a vedere. L’unica certezza..

Un gioco d’azzardo
dietro i borghi dell’Esa

Se prendete in mano il sito del Fatto Quotidiano ci troverete un articolo molto documentato di Accursio Sabella su un colpo d’ala del governicchio presieduto da Nello Musumeci. La Regione che boccheggia ha trovato 14 milioni per riqualificare tre minuscoli borghi rurali, costruiti dal fascismo negli anni ’40, dove vivono non più di settanta persone. A conti fatti lo stanziamento prevede una spesa di 200 mila euro per abitante. L’interrogativo più pesante nasce però dal fatto che i borghi appartengono all’Esa, il carrozzone che Musumeci a inizio di legislatura voleva a tutti i costi smantellare. A cosa si deve il ripensamento? Forse qualcuno, all’insaputa del Governatore, sta giocando una partita d’azzardo: tenere in piedi il carrozzone giusto il tempo di mettere le mani sul palazzo dell’ente che si affaccia sulla via..

Gerenza

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