Giuseppe Sottile

Quello che Musumeci
finge di non capire

Nello Musumeci sarà pure un presidente sonnacchioso, ma di sicuro non è scemo. E sa bene che le fucilate dei deputati contro la Finanziaria hanno un bersaglio preciso: il bullo. Cioè quell’avventuriero della politica, senza voti né storia, che il Governatore mantiene a Palazzo d’Orleans in un ruolo a dir poco sovrastimato. I deputati di Forza Italia non lo sopportano. E per farlo capire pure alle pietre hanno impallinato ogni sua proposta: dalla scemenza del “Portogallo di Sicilia” fino all’articolo 7, quello che avrebbe consentito di spalmare i debiti in trent’anni. Eppure Musumeci fa finta di non capire e, anziché cacciarlo a pedate, lo difende. Gli serve per agitarlo contro Gianfranco Miccichè, l’alleato che gli sta sullo stomaco. Ma anche per rendere un favore a Raffaele Lombardo, il ras catanese..

Povero Musumeci:
chi di bullo ferisce…

Ormai lo ammettono tutti, basta leggere i giornali di oggi: il governo regionale ha preferito al dialogo la prova di forza ed è finito nel pantano. Un pantano tragico per la Sicilia: senza l’approvazione del bilancio, la Regione si ferma di colpo. E sono guai per tutti, per figli e figliastri. A questo punto però sorge spontanea una domanda: chi ha spinto Musumeci a impugnare il guanto della sfida e a sfracellarsi sui costoni acuminati di Palazzo dei Normanni? La risposta è sotto gli occhi di tutti. L’artefice del disastro è stato il bullo: quell’avventuriero della politica del quale Musumeci avrebbe dovuto disfarsi fin dall’inizio. E che il Governatore ha usato invece come arma impropria per tenere sotto scacco Gianfranco Miccichè, suo sgradito alleato. Ma nei palazzi del potere non..

Allegria, è tempo
di trombe e tromboni

Potevano innamorarsi della camminata a piedi. Invece sono stati artigliati da un’aquila reale e credono di volare nei cieli alti. Prendete il governatore Musumeci e l’assessore Pappalardo. Hanno scoperto il ciclismo che fu di Bartali e di Coppi. E ritrovandosi con le tasche piene hanno regalato 11 milioni di euro a Rcs Sport, la società del Corriere. In cambio hanno ottenuto la promessa che il Giro d’Italia del 2021 partirà dalla Sicilia. Un prezzo smodato per uno sport demodé. La stessa aquila avrà pure artigliato Leoluca Orlando e Francesco Giambrone, padroni del Teatro Massimo e ormai pazzi per il tenore Placido Domingo. Che trent’anni fa era certamente una star imperdibile ma ora ha la sua età ed è pure lui un po’ passato di moda. Per averlo a Palermo gli..

Il sogno degli ascari
ingrassa il Corriere

Se c’è un uomo che ha saputo coniugare la cultura palermitana con la modernità quello è Ignazio Garsia, musicista di rara sensibilità. Si deve a lui se il Brass Group è diventato un punto di riferimento internazionale per gli appassionati del jazz. Ma il governo della Regione ha deciso di chiudere questa pagina eroica e straordinaria con un taglio del finanziamento da 750 a 250 mila euro. Un delitto perfetto. Nello stesso giorno però gli affamatori del Brass – il governatore Musumeci e l’assessore Pappalardo – hanno fatto sapere che regaleranno 11 milioni di euro a Rcs Sport per avere in cambio la promessa che nel 2021 il Giro d’Italia partirà dalla Sicilia. Uno spreco immondo. Dietro il quale si intravede solo la vanità di due gaga, un po’ ascari..

Il comodo sinedrio
delle anime belle

Le anime belle della sacrestia hanno preso posto nel sinedrio della politica e hanno emesso una sentenza: la colpa di tutti i mali della Sicilia è di Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale. Decapitiamolo. Nel bel mezzo della bufera sulla legge di bilancio, il reprobo avrebbe abbandonato baracca e burattini e si sarebbe concesso un’allegra vacanza in chissà quale località turistica, lasciando senza stipendio forestali e sportellisti, trattoristi dell’Esa e precari dei consorzi di bonifica. Poi però si scopre che il bilancio da approvare era un sacco vuoto. E che la decisione di rinviare la seduta, in attesa che il governo inviasse le carte per dare un senso alle cifre, era stata presa da tutti i gruppi parlamentari, comprese le anime belle grilline. Ma tant’è. I moralisti, per sopravvivere, hanno sempre..

Le rovine di Palermo

Che fine ha fatto la rivoluzione annunciata trent'anni fa da Leoluca Orlando. Viaggio tra magnificenze e degrado

Musumeci ha creato
la Sicilia del “boh”

Chi è l’uomo che sovrintende sull’Orchestra sinfonica? Boh. Chi è il manager chiamato ad amministrare le aree industriali dell’Irsap? Boh. E chi governa sulle autostrade siciliane: appartengono ancora al Cas o sono già transitate all’Anas? Boh. E le tasse di noi poveri abitanti di questa terra sono ancora appannaggio di Riscossione Sicilia o sono state già appaltate a Equitalia? Boh. E l’Ente di sviluppo agricolo, meglio conosciuto come il più immondo carrozzone clientelare dell’era democratica, è stato già raso al suo suolo o continua a macinare soldi come tutti gli altri carrozzoni del regno? Boh. E Sicilia Digitale, che avrebbe dovuto rilanciare l’informatica universale, avrà ancora un ruolo o tutti gli investimenti passeranno all’Agenda Digitale, in pieno accordo con i boiardi romani? Boh. Ma in questo mondo di certezze, il..

Una Buttanissima
di zucchero e miele

Oggi per noi di “Buttanissima” è un giorno di paradiso. A fine gennaio abbiamo tagliato un traguardo strabiliante che ci appaga e ci commuove: abbiamo totalizzato due milioni di pagine viste. E se pensiamo che questo giornaluccio ha appena sette mesi di vita, sincerissimamente ci gira la testa. Siamo così felici e gaudiosi che vorremmo quasi recitare una di quelle poesie di zucchero e miele che ci insegnavano alle scuole elementari: “C’erano tante rose affacciate a una finestra che ridevano come spose preparate per la festa”. Certo, dobbiamo anche ammettere che non tutte le rose vogliono far festa. Perché nel giardino che ci circonda – che è quello della politica – ci sono i bulli, i gagà, le mezze calzette: tutta gentuzza, che quotidianamente è costretta a sopportare la nostra..

Musumeci e il mistero
del capro espiatorio

Ma che ha fatto di male l’assessore Mariella Ippolito? Quale colpa o quale peccato ha accumulato agli occhi di Nello Musumeci per essere sacrificata come capro espiatorio sull’altare della politica politicante? Ha rubato? No. Sbaglia solitamente i congiuntivi? No. Ha fatto un disdicevole eruttino durante un pranzo di gala? No. Sincerissimamente, siamo di fronte a un mistero. E dire che l’onesto Musumeci ne avrebbe assessori da prendere a calci perché incapaci di scrivere un decreto o di preparare una legge di bilancio: c’è il bullo impomatato, quello che ha preso per il culo Silvio Berlusconi con la storiella degli indignati; c’è il gaga del Turismo che, con l’impeto di un balilla, ha fatto il buco all’Orchestra sinfonica e ora non sa come tapparlo. Ma tant’è. Il conto per tutti lo..

La pacchia è finita
anche per i bulli

Il bullo numero uno, Matteo Salvini, si è sgonfiato l’altro ieri quando il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a processarlo per sequestro di persona, pena prevista da tre a quindici anni. Di colpo il truce ministro dell’Interno ha perso la spocchia dei giorni precedenti e, come un guappo di cartone, ha supplicato i Cinque stelle, suoi alleati di governo, di non consegnarlo nelle mani dei magistrati. Sarà pure una coincidenza ma si sta sgonfiando anche il bullo nostrano, l’impomatato di Palazzo d’Orleans, quello che ha fatto credere a Berlusconi di essere un mago dell’economia e della finanza. Messo alla prova della prima legge di Bilancio ha abborracciato quattro cifre inconcludenti e incomprensibili, costringendo l’Ars a penose acrobazie e il presidente Musumeci a figuracce meschine. La..

Gerenza

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