Giuseppe Sottile

La pacchia è finita
anche per i bulli

Il bullo numero uno, Matteo Salvini, si è sgonfiato l’altro ieri quando il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a processarlo per sequestro di persona, pena prevista da tre a quindici anni. Di colpo il truce ministro dell’Interno ha perso la spocchia dei giorni precedenti e, come un guappo di cartone, ha supplicato i Cinque stelle, suoi alleati di governo, di non consegnarlo nelle mani dei magistrati. Sarà pure una coincidenza ma si sta sgonfiando anche il bullo nostrano, l’impomatato di Palazzo d’Orleans, quello che ha fatto credere a Berlusconi di essere un mago dell’economia e della finanza. Messo alla prova della prima legge di Bilancio ha abborracciato quattro cifre inconcludenti e incomprensibili, costringendo l’Ars a penose acrobazie e il presidente Musumeci a figuracce meschine. La..

Le reliquie della Regione
nelle mani del diavolo

Nello Musumeci dice che pur di fare cassa la sua squattrinata Regione ha deciso di mettere sul mercato alcuni beni di famiglia: non proprio i gioielli ma alcuni edifici altrimenti destinati al degrado. Lo dice con l’aria santimoniosa di un vecchio canonico costretto da un’improvvisa avversità a svendere le reliquie raccolte nel tempo. Ma, pure nella povertà del patrimonio, il governatore riciccia l’ipotesi di affidare la vendita a un fondo immobiliare: che poi è la strada vecchia e limacciosa seguita, negli anni del peggiore lombardismo, da un traffichino arrogante e impunito che ancora svolazza, con ali da pipistrello, lungo i corridoi di Palazzo d’Orleans. Su quegli svolazzi è in piedi un’inchiesta della magistratura. Ma il sonnacchioso Musumeci fa finta di non ricordarsene. E tenacemente persevera nel proposito di mettere le..

Musumeci, Miccichè
e un bullo in mezzo

Le sibille cumane del politichese si divertono a ipotizzare uno scenario di divisione, di strade che si biforcano: da un lato Nello Musumeci che, con la sua “Diventerà Bellissima”, sceglie di andare con Giovanni Toti, governatore della Liguria, per costruire insieme un trono di centrodestra da cedere a Matteo Salvini, finalmente strappato all’abbraccio con i Cinque Stelle; dall’altro lato Gianfranco Miccichè, con quel che resta di una Forza Italia che non vuole lasciarsi contaminare dal sovranismo becero del truce leader leghista. Resta da capire chi, nella spartizione dei beni, prenderà a proprio carico il bullo di Palazzo d’Orleans: quella macchietta della politica che crede di essere l’incarnazione di Silvio Berlusconi in Sicilia. Forse lo cederanno consensualmente a Christie’s. Per metterlo all’asta come un corpo mistico da incuneare tra tempo ed..

Come sono strabici
i nostri intellettuali

Ma dove sono finiti tutti gli intellettualini che si sono strappati i capelli per Roberto Alajmo? Dove sono finiti gli avanguardisti di pronto intervento che hanno difeso a spada tratta il direttore del teatro Biondo, ma sempre bene attenti a non nominare invano il nome di Leoluca Orlando che, del licenziamento di Alajmo, è il maestro compositore e direttore d’orchestra? Sotto Natale l’assessore regionale Sandro Pappalardo, meglio conosciuto come il gaga del Turismo, ha dato il benservito a Giorgio Pace, soprintendente della Sinfonica, con il preciso intento di sostituirlo con Esterina Bonafede, un rudere del crocettismo finito sotto la protezione di un partito inesistente: l’Udc. Ma per i piccoli sacrestani della cultura il gesto selvaggio di Pappalardo non è stato degno neppure di una parola: vapori di cipria e profumo..

Palermo è un paradiso
Che schiaffo per Salvini

"Vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei”. Ti veniva in mente questo verso di Ibn Hamdis sabato sera mentre guardavi su Rai Uno lo speciale di “Petrolio” dedicato alla rinascita di Palermo. Hamdis, raffinatissimo poeta arabo, fu costretto dall’arrivo dei normanni a lasciare la Sicilia e travasò in quel verso tutto il suo amore per la terra perduta. Duilio Giammaria, conduttore di “Petrolio”, ha raccontato una Palermo da paradiso terrestre: un’oasi di accoglienza e di convivenza; una città del mondo piantata nel cuore della Conca d’oro per abbracciare e integrare tutti i cittadini del mondo; quasi un eden – “l’intervallo tra la Creazione e il peccato originale”: così amava immaginarlo Giraudoux – da sbattere in faccia al truce Salvini che vuole invece chiudere i porti. Un..

Musumeci e Orlando,
rimpasto coi ruderi

C’era una volta il tempo delle mele. Oggi c’è invece la stagione dei rimpasti. Nello Musumeci dice che vuole rivedere la composizione della giunta; e così dicendo spera di superare l’ostacolo di un’Ars che non sopporta più né il vuoto del governo né le arroganze bullesche dell’assessore al Bilancio. Tenta di rimescolare le carte anche Leoluca Orlando, sindaco di una Palermo che cade a pezzi. Ma che cosa c’è da aspettarsi? Tu dici rimpasto e  speri che finalmente stia per entrare, nelle stanze del potere, un refolo di aria fresca. Scopri invece che s’avanzano i vecchi ruderi. Musumeci punta sull’ex senatore Antonio Scavone, stagionato portaordini dell’immarcescibile Raffaele Lombardo. Mentre Orlando tenta di imbarcare, con ruolo di vicesindaco, Fabio Giambrone: che è stato già senatore, fidatissimo uomo di sottogoverno, candidato trombato...

Troppi giochi di prestigio
ma la manovra non c’è

Quale fumo getterà oggi negli occhi dei siciliani? Quale trucco da prestigiatore si inventerà Nello Musumeci per nascondere la voragine di inconcludenza in cui è precipitato il suo governo? L’altro ieri ha lanciato in aria il palloncino del centro direzionale con tre grattacieli e una spesa di mezzo miliardo; ieri ha tirato dal cilindro delle idee banali il drappo sfilacciato del ponte di Messina; oggi ha agitato lo specchietto appannato di cinquecento improbabili assunzioni. Di fuffa in fuffa. Povero Musumeci. Forse avrebbe fatto meglio a prendere atto che non c’è nella sua giunta un assessore in grado di stendere un bilancio, di approntare dei collegati credibili e di trasmetterli all’Ars nei tempi dovuti. Insomma, riesce così difficile all’onestissimo Governatore della Sicilia prendere atto, prima della disfatta definitiva, che ha al..

Nel gioco della fuffa
c’è pure Musumeci

Sono giorni che i deputati dell’Assemblea regionale si sbattono la testa al muro. Guardano la fuffa di cui si compone la scalcagnata legge di bilancio partorita dalla giunta Musumeci e si chiedono ansiosi: da che cosa è distratto il bullo di Palazzo d’Orleans, l’assessore impomatato che avrebbe dovuto scrivere e non ha scritto una decente manovra finanziaria? I giornali di ieri aprono uno squarcio. Il bullo è in preda a una attrazione fatale: la costruzione di tre grattacieli, in quel di Palermo, dove riunire tutti gli uffici della Regione; un affare di quasi mezzo miliardo. Artigliato da quell’aquila imperiale che è la sua ambizione, commissiona progetti surreali, ipotizza mutui milionari, disegna gare d’appalto. L’onestissimo Musumeci purtroppo lo lascia fare. Una coltre di fuffa in queste ore fa comodo pure a..

Dalla manovra fru fru
al bluff del collegato

A giudicare dai ritardi, dalle polemiche e dall’affanno del bullo, sempre più impomatato di bilancio e finanza, sembrava che gli assessori di Musumeci fossero stati convocati di domenica a Pergusa per affrontare le sette fatiche di Ercole. Dovevano discutere, scrivere e approvare il collegato, un documento che desse sostanza alla strampalata manovra già fatta a pezzi dai deputati dell’Ars. Dopo ampio e approfondito confronto – ma sì, esageriamo – di collegati ne sono spuntati non uno ma quattro. Tutto bene dunque per la Sicilia? Macché. Leggi e rileggi e scopri che l’unico stanziamento benefico si riduce a dieci milioni ceduti al carrozzone dell’Ast, azienda siciliana trasporti, per fare viaggiare gratis carabinieri, poliziotti e forze dell’ordine. “Dopo interminabili doglie abbiamo partorito soltanto vento”, lamentava il profeta Isaia nei giorni neri di..

Gerenza

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