Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Elly, il Pd di Sicilia
e la socialconfusione

Battuto ai punti Stefano Bonaccini, ultimo baluardo di un riformismo contaminato dal potere brutto e cattivo, con Elly Schlein hanno vinto finalmente i puri e duri del Partito Democratico. Hanno vinto Andrea Orlando e Dario Franceschini, due che non hanno mai sfiorato una poltrona, che non sanno che cos’è un ministero, che non hanno mai fatto una nomina di sottogoverno. E trionfa, anche in Sicilia, una legione di rivoluzionari, di visionari, di sognatori. Tra i quali – ci limitiamo ai nomi più appariscenti – ritroviamo Antonello Cracolici, Anthony Barbagallo, Giuseppe Provenzano. Da oggi in poi il Pd siciliano sarà nelle loro mani. Certo, qualcuno di loro avrà pure ceduto qualche volta – solo qualche volta – alla tentazione di un inciucio. Ma è stato di certo un peccato di gioventù...

I Brancaleoni di Sicilia
giocano con l’Orchestra

Se Elvira Amata avesse evitato di perdere tempo al bar dei pagnottisti e si fosse concentrata di più sul proprio lavoro, ci avrebbe risparmiato l’ultima farsa andata in scena a Palazzo d’Orleans, regno e luogo geometrico dei Brancaleoni di Sicilia. L’onorevole Amata, succedanea del Balilla all’assessorato del Turismo, aveva promesso solennemente che entro la metà di febbraio avrebbe cacciato il commissario Nicola Tarantino e dato finalmente un consiglio di amministrazione all’Orchestra Sinfonica, l’istituzione culturale trasformata dal Balilla in riserva di caccia per i suoi giochi di potere. Ma la zelante patriota non è riuscita a mantenere l’impegno. In attesa di trovare con gli alleati – e con il Balilla, va da sé – un’intesa sulla spartizione degli incarichi, ha nominato al posto di Tarantino un altro commissario. I Brancaleoni di..

Quella strada sporca
offende Biagio Conte

Fino all’altro ieri ho creduto che Cristo si fosse fermato ai Rotoli, nel cimitero senza pietà dove le bare vengono accatastate in un capannone squallido e maleodorante. Mefitico, stavo per dire. Poi ho visto su Repubblica la foto di via Tiro a Segno, proprio la strada di periferia che il Comune ha pensato di intestare a Biagio Conte, il missionario laico scomparso lo scorso 12 gennaio, e ho capito che a Palermo c’è uno scandalo ancora più grande e disgustoso. Ma avete visto com’è ridotta via Tiro a Segno? Scrive Repubblica: “Discariche di rifiuti che costeggiano i marciapiedi, liquami che fuoriescono dalle abitazioni e anche un enorme ecomostro che diventa ritrovo per i tossicodipendenti”. Ricordate quante promesse hanno snocciolato i governanti di questa città al funerale di Biagio Conte mentre..

I Brancaleoni
di Sicilia

Il presidente zampetta da un angolo all’altro della Sicilia in cerca di applausi e di gelidi baci alla pantofola. L’assessore al ramo non ha ancora trovato la bussola per orientarsi in una giungla burocratica che macina qualcosa come otto miliardi l’anno e sta lì, con le manine alzate, incapace di rispondere persino a una banalissima interrogazione parlamentare. Fino all’altro ieri c’era un direttore regionale che sapeva tutto di tutti e che sapeva, soprattutto, leggere le carte. Ma quel direttore è stato silurato da Palazzo d’Orleans – un luogo dove si accettano solo pensionati, guai a parlare di competenze – e la Sanità è diventata di colpo un deserto impazzito. Con un buco di 400 milioni, del quale nessuno s’era accorto, e una vertenza che rischia di allungare di altri sei..

La Sicilia sputtanata
da quelle lacrime finte

"Alla Regione gli aumenti non finiscono mai", titolava ieri Repubblica. Per tre anni, con il Balilla a capo del Turismo, la classe politica ci ha fatto credere che i milioni sprecati per lucidare i bilanci di Mediaset e di Urbano Cairo servissero per lanciare nel cielo fittizio dei giornali e delle televisioni l’immagine di una Sicilia bella, pulita e rassicurante. Invece da oltre una settimana la Sicilia viene sputtanata sia da La7 di Cairo sia sulla Rete4 di Mediaset. E la colpa non è dei conduttori: Massimo Giletti e Mario Giordano fanno, bene o male, il loro mestiere. E’ della carnevalata messa su dai deputati regionali – tutti inclusi e nessuno escluso – che prima si sono assegnati un aumento di stipendio da 900 euro al mese e poi hanno..

Schifani, Voltaire
e i guai della sanità

Aveva detto che ci avrebbe pensato lui. Che lui avrebbe preso in mano la vertenza e che in un batter d’occhio avrebbe messo specialisti e laboratori di analisi nelle condizioni di pensare con serenità alla salute dei pazienti. Sciopero? Macché sciopero. Il presidente della Regione, Renato Schifani, si era mostrato deciso. Aveva parlato della necessità di abbattere le liste d’attesa e, come di rito, aveva tessuto le lodi della collaborazione tra pubblico e privato. Aria fritta, ovviamente. Perché, alla resa dei conti, il presidente è sparito dalla scena e l’assessore Volo, poveretta, non sa che pesce pigliare. Col risultato che da martedì a venerdì le strutture accreditate creeranno indicibili disagi a chiunque avrà bisogno di un accertamento diagnostico. Schifani è fatto così. L’orgoglio dei piccoli, annotava Voltaire, consiste nel parlar..

Schifani promette
carri e maschere

"Lavoreremo per dare rilievo al Carnevale”. Lo ha dichiarato solennemente il presidente della Regione, Renato Schifani, nel corso di una conferenza stampa durante la quale ha annunciato lo stanziamento di un milione e mezzo di euro per ripristinare la tradizione godereccia di Acireale. Sulla scia di un maitre a penser come il Balilla anche il governatore ha abbracciato l’idea che per incrementare il turismo in Sicilia è necessario spendere, spendere e ancora spendere. Non bastavano le passerelle di Cannes né le Celebrazioni Belliniane né il Sicilia Jazz Festival per divertire camerati e pagnottisti. Schifani si è fatto carico pure di rilanciare i carri e le maschere di Acireale. E dire che di carnevali in questi tre mesi di governo ne abbiamo visti tanti: l’ultimo si è celebrato attorno all’aumento degli..

Da Sergio Mattarella
lezione di garantismo

Una grande lezione di libertà e di garantismo quella impartita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Rispettoso come sempre delle istituzioni democratiche, il Capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale il governatore della Sicilia, Renato Schifani. Il quale, come si ricorderà, è ancora impigliato – marginalmente e per una storia dai contorni labili e indefiniti – in un processo parallelo al caso Montante. Ma il presidente Mattarella, ossequioso al dettato costituzionale sulla presunzione d’innocenza, ha ricevuto Schifani con tutti gli onori. Nel corso del cordiale colloquio – si legge in una nota ufficiale – Schifani ha illustrato “l’attività dei primi cento giorni del suo governo, con le criticità rilevate e le soluzioni adottate”. L’argomento del processo non è stato nemmeno sfiorato. Il garantismo, al Quirinale, è un principio sacro e..

Una genuflessione
pure per il Balilla

Qualcuno gli dica che non si vive solo di genuflessioni. Ormai è difficile tenere a mente tutte le umiliazioni alle quali si è sottoposto Renato Schifani per mantenere il misero scettro di Palazzo d’Orleans. Certo, reggere un governo di coalizione non è facile. Avere a che fare con i gerarchi che manovrano, da Roma, gli equilibri di Fratelli d’Italia, non è un pranzo di gala. Però una fiammata di orgoglio, di tanto in tanto, sarebbe anche necessaria. Il presidente della Regione, l’altro ieri alla Bit di Milano, avrebbe potuto ricordare ai patrioti che il Turismo è importante ma che il metodo usato per spargere moneta mansa a destra e a manca è un oltraggio al buon senso, al buon governo, alle buone regole della politica. Non l’ha fatto. Poteva scegliere..

Il presidente
e il pagnottista

Chissà che cosa dirà il presidentissimo Renato Schifani quando gli diranno che il social manager della sua campagna elettorale rastrellava “moneta mansa” dall’assessorato al Turismo con consulenze pagate a peso d’oro. Altro che Cannes. Chissà cosa dirà il governatore che “ama la sua terra” quando scoprirà che le spettanze, chiamiamole così, del divino comunicatore venivano liquidate con folgorante velocità mentre ogni altro povero cristo deve aspettare anni per avere tre soldi dalla Regione. Chissà cosà dirà quando scoprirà che il pagnottista venuto da Capaci ha trovato la mecca – settantamila euro a botta – nella manifestazione Sicilia Jazz Festival voluta dal Balilla per allietare amici, parenti e faccette nere. Potete star certi: il presidente dirà che lui non ne sapeva niente, che quelli del Turismo non gli dicono mai nulla...

Gerenza

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