Sezioni Tematiche

Tra la Chinnici e Schifani ci sarà uno scambio di valori

La notizia dell’abbandono del Partito Democratico di Caterina Chinnici, fosse vera, sarebbe di enorme portata e susciterebbe smarrimento e tanta umana pietà. Altro che il transito di Cancelleri verso Forza Italia! È talmente incredibile, comunque, da non dover essere vera. E dopo averci riflettuto per qualche attimo ho capito che le cose non stanno così come vengono proposte. Non siamo in presenza di un volgare episodio di trasformismo. È impossibile pensare che una “icona”, con una storia familiare e personale di quel genere baratti dignità e prestigio in cambio di qualcosa – un terzo mandato al Parlamento europeo? - Ma mi facciano il piacere! Direbbe Totò. Come può mai capitare che una donna così intransigente sul piano morale, per professione adusa a fare rispettare leggi e pandette, severa, impregnata di..

Mea culpa di Lega e FdI
per la figuraccia sul Def

“Quando si sbaglia si chiede semplicemente scusa.” Con queste parole il senatore della Lega Massimo Garavaglia cerca di porre rimedio alla brutta figura fatta ieri dalla coalizione di destra in occasione del voto sul Def. "Siamo qui per rivotare un provvedimento che per uno sbaglio della maggioranza" non è stato approvato alla Camera, aggiunge il leghista, intervenendo nell'aula di Palazzo Madama. “Scusa a Meloni, a Giorgetti e al governo, ma scusa anche ai cittadini". Sulla stessa linea si pone il capogruppo di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, che, alla Camera, dichiara: "Noi chiediamo scusa agli italiani e al presidente del Consiglio per quanto accaduto ieri. Le scuse le si possono sempre trovare, ma io penso e Fratelli d'Italia pensa che il senso di responsabilità viene prima di ogni altra cosa. Anche..

Cancelleri, una festa del perdono per tutti i berluscones

Avevano pensato di metterlo in prima fila, accanto al padrone di casa. La festa era anche e principalmente per lui. Per Cancelleri che faceva il suo ingresso “nella famiglia dei valori”. Poi capirono che sarebbe stata preferibile la seconda fila. L’evento andava celebrato, ma senza gli eccessi berlusconiani, ché non è più tempo. Collocato alle spalle di Schifani, Cancelleri era in buona posizione per i riflettori e le riprese ma non proprio esposto come un trofeo. Così poteva meglio riflettere sulle “valutazioni errate” del passato – sono le sue parole, come quelle sulla famiglia dei valori – e confermare il proponimento di non continuare a sbagliare. Era cambiato, anche se avvertiva che la via della redenzione qualche problema ancora glielo creava dentro. Mentre ascoltava l’inno che fino a tempo prima..

Fascio e martello. La Russa, cinquanta sfumature di nero

“Sbatti La Russa in prima pagina!”, non è solo l’ordine di un direttore. Quale altro presidente del Senato è mai entrato in un film? Il titolo è “Sbatti il mostro in prima pagina”, il regista è Marco Bellocchio, il protagonista è Gian Maria Volonté. L’anno, il 1972. Dopo ventisette secondi appare lui, Ignazio Benito Maria La Russa, allora segretario dell’Msi di Milano, il fumetto della destra italiana, il suo “uomo secolo”, il ceramista del Novecento: “Non getterò mai il busto di Mussolini, è un regalo di mio padre”. Si chiamava Antonino La Russa, ed era un fascista, nato nel 1913. Sono passati centodieci anni. Ma sono passati? Durante la Seconda guerra mondiale venne fatto prigioniero dagli inglesi a El Alamein. Fu internato nel Fascist criminal camp in Egitto. Quando tornò..

Giorgia Meloni celebra il 25 aprile
“Non ho nostalgia del fascismo”

Nel suo primo 25 aprile da premier, Giorgia Meloni affida a una lettera al Corriere della Sera "alcune riflessioni che mi auguro possano contribuire a fare di questa ricorrenza un momento di ritrovata concordia nazionale nel quale la celebrazione della nostra ritrovata libertà ci aiuti a comprendere e rafforzare il ruolo dell'Italia nel mondo come imprescindibile baluardo di democrazia". "E lo faccio - aggiunge - con la serenità di chi queste riflessioni le ha viste maturare compiutamente tra le fila della propria parte politica ormai 30 anni fa, senza mai discostarsene nei lunghi anni di impegno politico e istituzionale". "Da molti anni, e come ogni osservatore onesto riconosce, i partiti che rappresentano la destra in Parlamento hanno dichiarato la loro incompatibilità con qualsiasi nostalgia del fascismo. Il 25 Aprile 1945..

Dalla Dc a La Russa: la Costituzione non va interpretata

Fu Alcide De Gasperi, capo del governo provvisorio, nell’aprile del 1946, a stabilire con decreto che il 25 dello stesso mese divenisse festa a “celebrazione della totale liberazione del territorio nazionale” dall’occupazione nazifascista. In un messaggio immediatamente successivo, lo stesso De Gasperi chiese ai capi partigiani di adoperarsi per “superare lo spirito funesto della discordia e lasciar cadere i risentimenti e l’odio”, perché quel giorno fosse per tutti la ricorrenza della libertà riconquistata dopo vent’ anni di dittatura e l’inizio di un nuovo percorso lungo il quale sarebbe stata costruita la democrazia e garantita la concordia di tutti sui valori della Resistenza. De Gasperi dal fascismo aveva avuto il carcere e l’esilio, aveva subito lo scioglimento e la messa fuori legge del Partito popolare del quale, dopo Luigi Sturzo, era..

La Russa compagno ad honorem
Peggio di un incubo per Meloni

Ignazio La Russa è tutto il contrario di come vorrebbe sembrare. Con le sue uscite tenta di farci credere (ma noi non abbocchiamo) che come vice-Mattarella sia stato scelto un vecchio arnese, un nostalgico col fischio e col botto, un irriducibile camerata. In realtà è tutto il contrario. Visti i risultati politici che ottiene, il presidente del Senato si dimostra semmai una quinta colonna dei “comunisti“, un agente provocatore della sinistra infiltrato apposta per sputtanare gli avversari. Anche la sua elezione, rivista col senno di poi, dovrebbe farci riflettere: il nostro Ignazio passò con i voti decisivi di Matteo Renzi. Non può essere un caso. Vuoi vedere che il Rottamatore l’aveva sostenuto appositamente per introdurre un fattore di confusione? Nell’ottica di Giorgia Meloni, La Russa è peggio di un incubo:..

FdI: la grande retromarcia di
Meloni e La Russa sul 25 aprile

Per ora si sa soltanto che il 25 aprile la presidente del Consiglio sarà assieme alle altre autorità dello Stato davanti all’Altare della Patria, che 112 anni or sono fu inaugurato per celebrare il re unificatore, Vittorio Emanuele II, e l’intero moto risorgimentale. Nulla si sa attorno ad eventuali, ulteriori intenzioni della Presidente Meloni, se cioè voglia accompagnare con un messaggio la sua presenza in piazza Venezia, ma una cosa è certa: da quando esiste la Festa della Liberazione – era il 22 aprile 1946 – mai un capo del governo è stato tanto atteso per quel che farà e per quel che dirà, o non dirà. Un’ attesa alimentata da più ragioni. E’ la prima volta dal 1945 che l’Italia è guidata da una destra che discende, sia pure..

Megalomanie cinematografiche lungo la via degli scandali

Visti i precedenti col Turismo, farebbero meglio ad andarci cauti. Ma Schifani l’aveva detto, e l’assessore Amata è pronta a seguirlo: la nuova frontiera è il cinema. La Regione aveva co-finanziato investimenti per 10,8 milioni complessivi, solo nel 2022, per garantire “progetti importanti e di grande qualità, che possano costituire il veicolo promozionale di ciò che la nostra Isola può offrire ai visitatori di tutto il mondo”. Parola, manco a dirlo, di Nicola Tarantino, dirigente della Sicilia Film Commission ed ex commissario della Sinfonica, scelto dall’ex assessore Manlio Messina per fare dell’Isola una terra di celluloide. A suon di finanziamenti e idee un po’ bislacche. Come quella sbandierata dal neo assessore Amata l’altro giorno in conferenza stampa. Un cineporto per consentire alle produzioni di avere un luogo al chiuso in..

Schlein. Le sneakers ci sono,
una certa idea dell’Italia no

Certo la freschezza, la gioventù, e quell’aria volutamente spettinata che fa un po’ gauche, vuoi mettere con gli elefanti incravattati del Pd. Il corpo della donna, di per sé ha un carico simbolico di liberazione e anche di movimentismo, con quelle giacche destrutturate color pastello contrapposte a quelle ingessate della premier (il doppiopetto del potere). Perché anche il corpo, chissà se è una scelta di qualche novello Casalino democratico, viene vissuto come bandiera, sostitutiva di quella che una volta i leader si mettevano dietro quando parlavano. E che pare non servire più perché esso stesso è usato come messaggio, comodo nell’era social come un paio di sneaker portate in Parlamento. E infatti di Elly Schlein finora è rimasta la foto più del discorso, che spesso, la neosegretaria evita di fare,..

Gerenza

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