Sezioni Tematiche

La giornata siciliana di Bonaccini
che corre per la segreteria del Pd

Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Pd, è sbarcato questa mattina a Palermo. "L'arresto di Matteo Messina Denaro - sono state le sue prime parole - è un colpo importantissimo di magistrati e forze dell'ordine. Legalità e lotta alla mafia sono temi centrali per la qualità dei nostri territori, non certo solo della Sicilia. Le mafie negli ultimi decenni si sono radicate anche al Nord, dove fanno affari senza bisogno di sparare. Questo è un impegno prioritario". Il presidente della Regione Emilia-Romagna è intervenuto anche sul tema delle intercettazioni: "Guai ad eliminarle, sono uno strumento fondamentale per indagare e colpire i delinquenti. E non occorrono nuove norme, è sufficiente che si utilizzino solo le intercettazioni che servono alle indagini, e non per altro. Mi auguro che..

L’antimafia che cattura i boss e quella fasulla della Saguto

Certo, sarà anche stato un capriccio del destino, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che mentre i carabinieri del Ros catturavano Matteo Messina Denaro e assestavano un altro colpo mortale alla mafia, i giudici di Caltanissetta scrivevano parole di fuoco contro l’antimafia degli abusi e degli affari, delle conventicole e delle consorterie, delle finzioni e dei giochi proibiti dentro e fuori i palazzi di giustizia. Ricordate Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo? Per molti anni – da magistrato apparentemente inappuntabile e teatralmente sotto una scorta – aveva traccheggiato con i beni sequestrati ai mafiosi in base a una legge, dettata dall’emergenza, secondo la quale per arrivare alla confisca di aziende, conti correnti e patrimoni immobiliari non servono prove ma semplici indizi. A volte basta..

Perché gli interventi del ministro
della Giustizia sono da applausi

Al grillino Cafiero De Raho, che denunciava i presunti rischi di un indebolimento della lotta alla mafia, ha rimproverato la visuale deformata, perché “avendo lei svolto molto bene il ruolo di procuratore nazionale antimafia, avrà una visione panmafiosa dello stato per cui sembra che il nostro stato sia tutto infiltrato dalla mafia”. E però, “se questa è l’impressione, allora significa che, in questi ultimi trent’anni, la lotta contro la mafia è fallita”. Gioco, partita, incontro, come si dice. E di vittorie schiaccianti, nel dibattito nell’Aula di Montecitorio, Carlo Nordio ne ha riportate molte. Al Pd che sbraitava contro la revisione dell’abuso d’ufficio, ha ricordato che “da me c’è stata una processione di sindaci dei vostri partiti, che sono venuti a chiedermi, implorando, di eliminare – di eliminare! – questo reato”...

Il primo sciopero contro Meloni
lo fanno i benzinai, non la Cgil

La prima parte della storia è che lo sciopero dei benzinai è confermato, nonostante i tentativi di disinnescarlo. Il primo, a neanche cento giorni dalla nascita del governo Meloni, quando solitamente la notizia è la luna di miele dei neo-arrivati, confermata dall’impulso e dall’entusiasmo dei primi atti e provvedimenti. E invece la protesta, che rompe il clima di sonnacchioso indecisionismo tra promesse e dure repliche del principio di realtà, è resa più fragorosa perché parte proprio dall’“interno” del blocco sociale che regge il governo. Rivelatrice della prime, non banali contraddizioni e dei primi focolai di insoddisfazioni. Con il rischio di un effetto a catena, venuto meno il tabù della rottura verso un governo percepito da queste categorie come una bandiera: prima i benzinai, poi gli autotrasportatori, poi i tassisti. Continua..

Lombardia e Autonomia: Salvini
ha bisogno di una bandierina

Tanto tuonò che piovve, una pioggerellina primaverile destinata forse presto ad asciugarsi, o forse no. Il centrodestra si riunisce in un vertice che assicurano “non sia politico” per spegnere il brusio che lo accompagna, “servirà solo a pianificare i dossier e il lavoro del governo”, spiegano, e cosa c’è di più politico di questo? Giorgia Meloni accoglie dunque i due vice presidenti del Consiglio Matteo Salvini e Antonio Tajani, con loro ci saranno i ministri Roberto Calderoli, Elisabetta Casellati e Raffaele Fitto. Basta la ricognizione dei presenti per capire che il focus è su Autonomia e presidenzialismo, serve una registrata dei partiti di governo che vanno per conto loro, bisogna placare soprattutto gli ardori di Salvini. Continua su Huffington Post

Il boss, Ingroia, Campobello e l’invisibilità dell’evidenza

Ricordate Antonio Ingroia? E’ stato per anni la punta di diamante dell’antimafia chiodata. Con le sue inchieste ha fatto tremare i polsi agli uomini più potenti della Repubblica. Ha messo sotto torchio Marcello Dell’Utri e Bruno Contrada. Ha interrogato Silvio Berlusconi e Nicola Mancino. Per chiarire i retroscena della scellerata Trattativa tra lo Stato e i boss di Cosa Nostra ha passato a setaccio parole e opere di tre presidenti della Repubblica: da Oscar Luigi Scalfaro a Carlo Azelio Ciampi fino a Giorgio Napolitano. Ha indagato persino sui narcos annidati nella fragile repubblica del Guatemala. E’ stato erede di Giovanni Falcone e allievo di Paolo Borsellino. E’ cresciuto alla scuola di Gian Carlo Caselli. Ha sgominato cupole e cosche. Ha sbattuto in galera padrini e picciotti. Ha sequestrato patrimoni milionari...

Benzinai, avanti con lo sciopero
“La premier Meloni ci ha tradito”

“Siamo stati traditi dal governo. Venerdì, giorno del nostro ultimo faccia a faccia l’esecutivo, loro stessi avevano certificato che con i prezzi alti i gestori dei distributori non c’entrano niente. E invece ora scopriamo che il decreto pubblicato in Gazzetta non ha cambiato di una virgola l’accanimento mediatico che ci tratta alla stregua di furbetti e speculatori. Una cosa assurda”. La rabbia dei gestori dei distributori, come testimoniano le parole rilasciate ad Huffington Post da Bruno Bearzi, presidente di Figisc-Confcommercio, esplode di nuovo. Tanto che lo sciopero delle pompe di benzina indetto per il 25 e il 26 gennaio, congelato solo 72 ore fa a seguito di rassicurazioni del governo, viene ora confermato senza indugi. Continua su Huffington Post

Addio a Gina Lollobrigida
La diva dalle quattro vite

"La vita à mia, decido io cosa farne", potrebbe essere questo il testatamento di Gina Lollobrigida, perché è quello che l'attrice ha sempre fatto nel corso dei suoi 95 anni vissuti su questa Terra. La "Lollo" sarà per sempre un mito, una diva, per l'appunto, che ha avuto il coraggio di dire le cose senza peli sulla lingua e di vivere almeno quattro vite: da attrice, quando dal nulla si è inventata una professione; da artista, seguendo una vocazione innata per la fotografia, in particolare; da politica, quando ha messo la sua faccia in ben due candidature e la vita degli ultimi anni, quelli difficili, quando ha sempre strenuamente difeso l'operato di Andrea Piazzolla, suo tutor tuttora rinviato a giudizio per circonvenzione di incapace, e da lei sempre definito "un amico, una persona che mi vuole bene". Un'icona..

Così Berlusconi gioca con Meloni
Ma è il crepuscolo di un leader

La pretesa che Silvio Berlusconi sparisca o, in alternativa, si travesta da capo-claque del governo Meloni è quanto di più vano possa essere immaginato. Primo, perché non esiste forza umana capace di silenziare il Cav il quale oltretutto dispone di potenti megafoni (un tempo lo chiamavano Sua Emittenza). Inoltre, senza i voti berlusconiani la premier tornerebbe a casa, questione di numeri in Parlamento; dunque non è nella condizione di convocare Silvio a Palazzo Chigi per strapazzarlo come, a quanto si dice, Papa Francesco ha fatto con quella lingua lunga di Padre Georg. Né Meloni può sperare di tacitare Berlusconi lanciandogli noccioline tipo elefante allo zoo perché lui non vuole qualcosa in cambio; semplicemente sfoga la frustrazione di chi si sente usurpato del prestigio, del ruolo, dei pennacchi, della vanagloria, dei..

“Io e il Pd”. Piccoli fantasmi contro il partito che non c’è

Il Partito Democratico si muove a fari spenti nella notte. In attesa di eleggere il nuovo segretario nazionale, e di capire chi la spunterà fra la promettente Elly Schlein e il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (difficilmente ci sarà spazio per un outsider), la democrazia ai piani bassi s’è ingolfata. Una testimonianza arriva dall’avvocato palermitano Vincenzo Lo Re, che denuncia a chiare lettere di far parte di un “organismo fantasma”. Si tratta dell’Assemblea regionale del partito, un’entità astratta che ha smesso di riunirsi da mesi. Almeno stando alle dichiarazioni di Lo Re, che per questo ha denunciato il comportamento omissivo del segretario Anthony Barbagallo, oggi conteso fra Roma e Palermo. Nel senso che a Roma ha scelto di operare, alla Camera dei Deputati; ma a Palermo ha ancora l’incombenza di..

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