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Si è toccato il fondo:
alla Sicilia serve una
nuova classe dirigente

Degrado istituzionale e morale. Ulteriore pugno in faccia a una Sicilia che sembra essere tornata indietro di decenni. Classe politica di governo inadeguata. Clima di torpore. No, così non va. Come Cgil lanciamo un appello al mondo della cultura, dell’associazionismo, alla società civile, alla parte sana di questa regione a una riscossa, a fare sentire forte la propria voce e a pretendere il cambiamento e una classe politica dirigente in grado di promuoverlo, capace di gestire la fase importante che ci attende, autorevole nel confronto con tutti i livelli istituzionali. L’ultima bufera sulla sanità, settore del resto investito più volte da scandali e malaffare, è solo la punta dell’iceberg. Il recente passato, fino all’ultima Finanziaria, è contrassegnato dall’incapacità di risolvere i problemi aperti in tutti i settori, dai rifiuti, all’acqua,..

Lavoro sì, weekend no?
Il padrone è un mostro

Conosco un ragazzo che lavora di notte in un bar, attacca alle dieci e torna a casa alle sei del mattino. Condivide il letto con la moglie nel suo giorno libero. Michele fa l’infermiere all’ospedale Civico, due volte a settimana gli tocca il turno notturno: l’altra mattina è passato dal bar per prendere i cornetti da portare a casa. Aveva appena finito, l’ho visto stanco come mai e gliel’ho detto. “Brutta nottata”, mi ha detto, e non ha aggiunto altro. Fa questa vita da dieci anni. I ragazzi che lavorano con me al bar hanno il giorno libero dal lunedì al venerdì, raramente il sabato e la domenica. Il bar è una bestia aperta 365 giorni l’anno, e il sabato e la domenica sono i giorni in cui si lavora..

La domenica dell’ozio
non esiste più

Ho fatto mente locale sulla questione, scoprendo di non conoscere nessuno che sia mai stato a casa in panciolle. Vorrei proprio sapere dove stia, questo immenso popolo delle domeniche nullafacenti

Il Sud sottosopra
di Flavio Briatore

La tentazione, personale, è quella di archiviarla come l’ennesima boutade, che fa sorridere solo perché sciocca e non divertente. Vuoi perché il personaggio, Flavio Briatore, è quello che è, vuoi perché di battute fuori luogo ne ha dette eccome. Tipo quella: “io non so come uno possa vivere con mille e trecento euro”, alla faccia di tutti quei poveretti che con quella cifra ci campano una famiglia. O quell’altra, che “in Puglia e in Sicilia si va solo per mangiare”, non per la cultura. O quando sosteneva che “la donna che non lavora ha più tempo per rompere i maroni”: tranquillo, una rompipalle è per sempre! E allora quando a proposito del Sud dice che il reddito di cittadinanza gli “sembra una follia perché paghi la gente a stare sul..

Gerenza

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