Addio vecchi giornali
Il mondo è delle agenzie

Il pretesto è stato il cinquantesimo compleanno della moglie Delia. In realtà, ieri sera a Villa Igea, oltre cento invitati hanno incoronato Gaspare Borsellino, patron dell’agenzia Italpress, una eccellenza siciliana nel difficile mondo dell’informazione. Lo ricordo ragazzino nei corridoi del Giornale di Sicilia. Oggi è un manager dalle straordinarie capacità imprenditoriali, al quale ieri sera hanno reso omaggio quasi tutti i potenti di questa terra: dal presidente della Regione, Schifani, al sindaco di Palermo, Lagalla; dai più alti magistrati ai più influenti avvocati d’affari, ai più avveduti padroni della sanità privata. Muore la carta stampata e i giornali boccheggiano. In compenso si affermano le agenzie con le loro notizie, con i loro sondaggi, con i loro servizi resi sempre con puntualità politica ed eleganza istituzionale. E’ il nuovo mondo, bellezza!

La fuffa di Schifani,
i drammi della Sicilia

Ma come può andare avanti un governo se l’unico problema del presidente è quello di rilasciare una dichiarazione al giorno sul caro voli? Che le compagnie aeree sono brutte e cattive lo sanno pure i bambini; che il prezzo dei biglietti, soprattutto nei giorni che precedono le feste, schizza in maniera incivile lo sanno pure le pietre; che il presidente Schifani ha presentato un rovente esposto all’antitrust lo sappiamo tutti e tutti abbiamo applaudito. Ora però finiamola con la fuffa. Ci sono problemi ben più gravi che Schifani non può ignorare. Primo fra tutti: la sanità che affonda. Il 31 marzo torneranno in piazza i tremila degli ambulatori convenzionati e dei laboratori d’analisi. Sono stati turlupinati per un mese dalla Volo e ora minacciano un’altra serrata. E’ in gioco il..

Non era l’Apocalisse
ma un gioco del Balilla

Il dopo Cannes non sarà un pranzo di gala. Dalle carte sequestrate dalla procura di Palermo all’assessorato del Turismo cominciano a venire fuori sorprese imprevedibili. Prende una nuova piega la storia della trombettista che cercava contributi per un concerto e fu messa alla gogna come una malvivente che offriva tangenti a destra e a manca. La denuncia della ragazza era servita al Balilla per travestirsi da incorruttibile uomo di legge e ordine. Con la complicità di una stampa finanziata a piene mani dall’assessorato, il trucco sembrò riuscito. Ma la procura non ha abboccato e sta per rivedere ruoli e responsabilità di ogni personaggio che ha partecipato al massacro della musicista. Chissà come ci resterà male il direttore del giornale che, per fiancheggiare il Balilla, lanciò la bufala coi toni dell’Apocalisse...

Poi parla Schifani
ed è subito ilarità

Avrebbe potuto scegliere per la Sanità – che è il terreno più complicato e insidioso del governo regionale – un assessore giovane, scattante, preparato. Invece ha ripiegato su una pensionata, Giovanna Volo: una brava signora, non c’è che dire, ma del tutto inadeguata a ricoprire il ruolo che le è stato assegnato. Ha ripetuto lo stesso schema per l’Irfis. Avrebbe potuto scegliere, per la presidenza, un manager brillante invece ha nominato un anziano signore di 85 anni, talmente sveglio che ha impapocchiato le carte e si è dovuto dimettere in fretta e furia per non andare incontro a conseguenze ben più gravi. Ma ieri Renato Schifani, partecipando a un confronto organizzato da “La Sicilia”, ha sostenuto che il guaio più grande di questa Regione è la mala burocrazia. E così..

Il futuro del Bullo
in due versi di Isaia

Confesso di non avere mai letto Nostradamus e di non avere in casa una sfera di cristallo. Grazie alla “quota di ignoranza sostenibile” garantita dall’Ordine dei giornalisti, ho tralasciato gli studi su Giona ed Ezechiele, però ricordo a memoria i due versi dedicati da Isaia alla sua Gerusalemme: “E’ durato un momento il mio abbandono, con tanta tenerezza ti riprendo”. Questo per dirvi che, pur non avendo familiarità con le profezie, una certezza sul futuro ce l’ho. Eccola: dategli giusto il tempo di sistemare in Cassazione una sentenza che lo costringe a pagare seicentomila euro di tasse non pagate e assisterete al rientro del Bullo in Forza Italia. Finora Schifani lo ha consultato con lo stesso imbarazzo degli amanti che si incontrano di nascosto. Ma ora che il tiranno Miccichè..

La verità del fatto
e la verità sulle colpe

Questa è la verità dei fatti: Renato Schifani ha vinto e Gianfranco Miccichè ha perso. Con le elezioni di settembre i rapporti di forza dentro il partito di Berlusconi si sono ribaltati: Schifani, già pensionato dalla politica, è risorto; mentre Miccichè – che con la guerra contro Fratelli d’Italia aveva già organizzato come meglio non poteva il suo suicidio politico – è stato costretto a chiudere la sua lunga stagione di splendori e strapotere: lo ha travolto l’inarrestabile treno dei risentimenti e dei rancori accumulati in quasi trent’anni da uomini e ominicchi che lui aveva reclutato e poi emarginato. Ieri è stato il giorno apofantico dell’ascensione e della perdizione, per dirla con Gesualdo Bufalino. Ma non ci sono né Giuda né Bruto, né traditori né congiurati, né colpe né peccati...

Personaggi e complici
di uno sporco affare

Il Balilla ha trovato rifugio alla Camera dei Deputati. Nella malaugurata ipotesi che lo sporco affare di Cannes dovesse avere conseguenze penali – le carte sono già nelle mani della Procura di Palermo – potrà sempre tentare, con l’immunità parlamentare, di allungare il brodo dell’inchiesta. Ma il noto Balilla non ha fatto tutto da solo. E’ stato ispirato e fiancheggiato da un suo fraternissimo amico: quel Nicola Tarantino che, malgré tout, continua a dominare la commissione incaricata di spartire tanti milioni tra i produttori di cinema che scelgono la Sicilia come sfondo per i film. Visto che non si dimette serve qualcuno che, per decenza istituzionale, lo accompagni alla porta. E poi c’è Renato Schifani, il donabbondio della politica, che senza rossore tiene all’interno della giunta gli assessori imposti, con..

Le bugie certificate
di uno sporco affare

Altro che scandalo. La sentenza del Tar sulla passerella di Cannes ci dice che il Balilla, per nascondere le responsabilità dello sporco affare, ha raccontato bugie. Ha detto che la scampagnata era stata finanziata con fondi europei e non era vero: i giudici hanno accertato che i due milioni consegnati all’avventuriero Patrick Nassogne per organizzare la faraonica festa, sono stati prelevati dal bilancio della Regione. Seconda menzogna: ha detto che l’incarico era stato assegnato con trattativa privata perché Nassogne aveva l’esclusiva su ciò che ruota attorno al festival del cinema e non era vero: bisognava dunque bandire una gara d’appalto. Toccherà alla procura valutare i risvolti penali della brutta faccenda. Ma il Balilla, con la sua faccia di bronzo, siede ancora in parlamento: lo protegge Francesco Lollobrigida, suo sodale e..

L’allegra confraterinta
dei Brancaleoni di Sicilia

Mi sa che l’immagine del Brancaleone di Sicilia non può essere appioppata solo a Renato Schifani, il presidente dei rancori e delle inconcludenze. Della compagnia fanno parte anche alcuni assessori. C’è Giovanna Volo: in tre mesi è riuscita a diventare il il simbolo del disastro Sanità. Poi c’è Elvira Amata: avrebbe potuto sbloccare l’ingorgo burocratico che affligge gli albergatori alla ricerca di un codice, il Cir, rilasciato dagli enti locali; avrebbe potuto avviare una riforma del Turismo, settore strategico per l’economia dell’isola. Invece si è limitata, fino a questo momento, a finanziare due faraoniche presenze – e vai con i milioni – alla Bit di Milano e a quella di Berlino. E c’è pure, va da sé, il maresciallo Scarpinato relegato, dopo il garbuglio su Cannes, ai Beni Culturali. E’..

I Brancaleoni di Sicilia
alla prova della verità

A quanto pare il fascicolo relativo a Tommaso Dragotto, 85 anni, nominato incautamente da Schifani presidente dell’Irfis, è approdato alla procura della Repubblica: pur di conquistare il vertice dell’istituto di credito, il patron di Sicily by Car aveva reso dichiarazioni un po’ azzardate. Poi, quando gli hanno fatto notare che in quel carteggio potevano esserci estremi di reato, l’aitante imprenditore se l’è data a gambe e ha infiocchettato la fuga con una bugia. Ha detto che si era dimesso perché preferiva dedicarsi all’espansione della sua azienda. Invece lo hanno dimesso e hanno inviato le carte in Procura. Vicenda conclusa? No. Il silenzio di Schifani di fatto ha avallato il bluff. Il presidente della Regione avrebbe dovuto informare l’opinione pubblica e non l’ha fatto. I Brancaleoni di Sicilia: sbagliano, impapocchiano e..

Gerenza

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