Così insabbiano
l’affare Dragotto

Ma com’è finita con Tommaso Dragotto, l’ottantatreenne al quale Renato Schifani, tra una cena e l’altra, aveva consegnato – incautamente, molto incautamente – la presidenza dell’Irfis? Il patron di Sicily by Car, si è dimesso in fretta e furia perché alcune carte relative alla sua nomina erano a dir poco ingarbugliate. Rischiosissime. Ma il presidente della Regione, con il suo silenzio ha lasciato credere che le dimissioni siano state frutto di una libera scelta dell’imprenditore. Una bugia. I Brancaleoni che regnano a Palazzo d’Orleans e i mandarini che pretendono di rappresentare l’opposizione a Palazzo dei Normanni hanno ingoiato la menzogna. La commissione antimafia, presieduta dal dem Antonello Cracolici, in linea con la strategia dell’inciucio, naviga nell’alto mare delle audizioni di prefetti e magistrati. Tutti recitano la commedia dell’insabbiamento.

Giornalisti
coraggiosi

Onore ai giornalisti parlamentari di Sicilia, agli eroici colleghi impegnati giorno e notte sul fronte caldo della politica regionale. Pensate: l’altro ieri, in nome della libertà di stampa, hanno dovuto fronteggiare la screanzata aggressione di Francesco Di Chiara, capo del Cerimoniale di Palazzo d’Orleans. Erano andati lì per ascoltare le parole borotalcate del presidente Schifani e l’impertinente funzionario li ha costretti, ex abrupto, a liberare il tavolo della sala Alessi sul quale avevano appoggiato i computer portatili. Uno sgarbo insopportabile. Davanti al quale è necessario però mantenere i nervi saldi. Non vorremmo che la stampa parlamentare si lasciasse prendere la mano dal risentimento e cominciasse a raccontare gli scandali – Ente Minerario, affare Dragotto, affare Blogitalia – dei quali non si è mai occupata. La coerenza è un valore irrinunciabile.

Dai cretini di sinistra
agli imbecilli di destra

Salvatore Merlo, vice direttore del Foglio, ieri ha dato sfogo alla sua dolce perfidia ed ha scritto un pezzo sui tanti imbecilli che affollano la corte di sua maestà Giorgia Meloni. Ricorda che alla nascita della Quinta Repubblica, un collaboratore di De Gaulle, sognando di cambiare per sempre la Francia, pare gli abbia detto: “Generale, adesso a morte tutti i coglioni”. Merlo elenca poi i guai che la stupidità dei fedelissimi – ministri e sottosegretari – ha procurato alla leader di Fratelli d’Italia e annota: “Lei si eleva, ma c’è sempre qualcuno che la tira giù”. Clemente e misericordioso, il vice direttore del Foglio non cita la schiera dei Brancaleoni di Sicilia: di quelli che hanno trasformato la Regione in un pantano, in un gioco a mosca cieca, in un..

Il reuccio si incorona
ed è festa in Sicilia

Nei laboratori di analisi e negli ambulatori convenzionati c’era, fino a ieri sera, tristezza e malinconia: per quattro giorni medici e infermieri avevano chiesto alla Regione di onorare la sanità privata e avevano ricevuto solo calci in faccia. Ma stamattina è esplosa all’improvviso una incontenibile allegria. Ballavano tutti sotto la pioggia. Scene di giubilo anche negli ospedali. Feste e soave delirio persino tra i precari del Covid, mazziati dall’assessore Volo; persino tra gli eroi del pronto soccorso, luogo tradizionale dello sfascio, dell’insicurezza, della disperazione. E noi qui a chiederci il perché di tanta gioia e di tanta contentezza. Poi, alla controra, la folgorazione: i giornali avevano appena diffuso i dati di un sondaggio che assegnava al presidente Schifani un consenso bulgaro, una fiducia illimitata e altre amenità. Per questo ridevano..

I precari, il governo
e la lezione di Giobbe

Per capire come funziona la Regione governata da Renato Schifani e da Giovanna Volo; per sapere di quanto prestigio godono il presidente della Regione e l’assessore alla Sanità basta la cronaca sgangherata di ciò che è successo l'altro ieri nelle Asp. Chiamate a concedere una pietosa proroga dei contratti ai precari Covid – contratti scaduti il 28 febbraio – le strutture sanitarie hanno deciso di testa propria: l’Asp di Trapani ha concesso tre mesi, Ragusa due, Enna uno. Agrigento dieci giorni. Palermo, zero. Altro che Brancaleoni di Sicilia. Messi di fronte al primo problema da risolvere in maniera seria, sia Schifani che la Volo hanno mostrato la propria inconsistenza. Sono due che balbettano, che annaspano e si confondono. “Chi è quell’uomo?”, si legge nel libro di Giobbe, al capitolo 38...

Ai patrioti non bastano
le ubbidienze di Schifani

La politica ha una sua crudeltà. Prendete Renato Schifani. Da quando si è insediato a Palazzo d’Orleans ha eseguito, come un Don Abbondio, tutti gli ordini di Fratelli d’Italia. I patrioti lo hanno calpestato con l’arroganza propria dei vincitori e lo hanno persino costretto a rimangiarsi, nel giro di una notte, proclami pronunciati un’ora prima con i toni da caudillo. Lui non ha mai reagito. Anzi, si è esibito in genuflessioni sempre più sbracate e salivose. Pensava di salvarsi, poveretto. Ma appena è esploso il primo problema – quello dei tremila precari Covid – i colonnelli di FdI si sono dimenticati degli inchini e delle riverenze e hanno preteso soluzioni che il governo non sa dove trovare. L’alleanza è andata subito in tilt. Gli uomini della Meloni, ieri all’Ars, si..

Ma le goffe arroganze
non portano mai bene

Se tremila operatori della sanità scendono in piazza per gridare ai quattro venti le loro rivendicazioni, lui interpreta quella legittima protesta come un affronto alla sacralità della sua carica e manifesta subito il suo risentimento – il suo livore, stavo per dire – su laboratori d’analisi e ambulatori convenzionati. Se un giornale denuncia le sue cadute dal pero o i suoi smarrimenti nelle nebbie del Palazzo lui, il presidente della Regione, diventa subito acido e malmostoso. Ma anche sospettoso. Anche rancoroso. Persino minaccioso. Lui si accorge dei problemi solo quando sfiorano la sua vita privata. Ha fatto fuoco e fiamme sul caro voli perché un giorno, non trovando un posto in aereo da Roma, fu costretto a tornare a casa con la nave. Con le sue goffe arroganze, Renato Schifani..

Elly, il Pd di Sicilia
e la socialconfusione

Battuto ai punti Stefano Bonaccini, ultimo baluardo di un riformismo contaminato dal potere brutto e cattivo, con Elly Schlein hanno vinto finalmente i puri e duri del Partito Democratico. Hanno vinto Andrea Orlando e Dario Franceschini, due che non hanno mai sfiorato una poltrona, che non sanno che cos’è un ministero, che non hanno mai fatto una nomina di sottogoverno. E trionfa, anche in Sicilia, una legione di rivoluzionari, di visionari, di sognatori. Tra i quali – ci limitiamo ai nomi più appariscenti – ritroviamo Antonello Cracolici, Anthony Barbagallo, Giuseppe Provenzano. Da oggi in poi il Pd siciliano sarà nelle loro mani. Certo, qualcuno di loro avrà pure ceduto qualche volta – solo qualche volta – alla tentazione di un inciucio. Ma è stato di certo un peccato di gioventù...

I Brancaleoni di Sicilia
giocano con l’Orchestra

Se Elvira Amata avesse evitato di perdere tempo al bar dei pagnottisti e si fosse concentrata di più sul proprio lavoro, ci avrebbe risparmiato l’ultima farsa andata in scena a Palazzo d’Orleans, regno e luogo geometrico dei Brancaleoni di Sicilia. L’onorevole Amata, succedanea del Balilla all’assessorato del Turismo, aveva promesso solennemente che entro la metà di febbraio avrebbe cacciato il commissario Nicola Tarantino e dato finalmente un consiglio di amministrazione all’Orchestra Sinfonica, l’istituzione culturale trasformata dal Balilla in riserva di caccia per i suoi giochi di potere. Ma la zelante patriota non è riuscita a mantenere l’impegno. In attesa di trovare con gli alleati – e con il Balilla, va da sé – un’intesa sulla spartizione degli incarichi, ha nominato al posto di Tarantino un altro commissario. I Brancaleoni di..

Quella strada sporca
offende Biagio Conte

Fino all’altro ieri ho creduto che Cristo si fosse fermato ai Rotoli, nel cimitero senza pietà dove le bare vengono accatastate in un capannone squallido e maleodorante. Mefitico, stavo per dire. Poi ho visto su Repubblica la foto di via Tiro a Segno, proprio la strada di periferia che il Comune ha pensato di intestare a Biagio Conte, il missionario laico scomparso lo scorso 12 gennaio, e ho capito che a Palermo c’è uno scandalo ancora più grande e disgustoso. Ma avete visto com’è ridotta via Tiro a Segno? Scrive Repubblica: “Discariche di rifiuti che costeggiano i marciapiedi, liquami che fuoriescono dalle abitazioni e anche un enorme ecomostro che diventa ritrovo per i tossicodipendenti”. Ricordate quante promesse hanno snocciolato i governanti di questa città al funerale di Biagio Conte mentre..

Gerenza

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