I Brancaleoni
di Sicilia

Il presidente zampetta da un angolo all’altro della Sicilia in cerca di applausi e di gelidi baci alla pantofola. L’assessore al ramo non ha ancora trovato la bussola per orientarsi in una giungla burocratica che macina qualcosa come otto miliardi l’anno e sta lì, con le manine alzate, incapace di rispondere persino a una banalissima interrogazione parlamentare. Fino all’altro ieri c’era un direttore regionale che sapeva tutto di tutti e che sapeva, soprattutto, leggere le carte. Ma quel direttore è stato silurato da Palazzo d’Orleans – un luogo dove si accettano solo pensionati, guai a parlare di competenze – e la Sanità è diventata di colpo un deserto impazzito. Con un buco di 400 milioni, del quale nessuno s’era accorto, e una vertenza che rischia di allungare di altri sei..

La Sicilia sputtanata
da quelle lacrime finte

"Alla Regione gli aumenti non finiscono mai", titolava ieri Repubblica. Per tre anni, con il Balilla a capo del Turismo, la classe politica ci ha fatto credere che i milioni sprecati per lucidare i bilanci di Mediaset e di Urbano Cairo servissero per lanciare nel cielo fittizio dei giornali e delle televisioni l’immagine di una Sicilia bella, pulita e rassicurante. Invece da oltre una settimana la Sicilia viene sputtanata sia da La7 di Cairo sia sulla Rete4 di Mediaset. E la colpa non è dei conduttori: Massimo Giletti e Mario Giordano fanno, bene o male, il loro mestiere. E’ della carnevalata messa su dai deputati regionali – tutti inclusi e nessuno escluso – che prima si sono assegnati un aumento di stipendio da 900 euro al mese e poi hanno..

Schifani, Voltaire
e i guai della sanità

Aveva detto che ci avrebbe pensato lui. Che lui avrebbe preso in mano la vertenza e che in un batter d’occhio avrebbe messo specialisti e laboratori di analisi nelle condizioni di pensare con serenità alla salute dei pazienti. Sciopero? Macché sciopero. Il presidente della Regione, Renato Schifani, si era mostrato deciso. Aveva parlato della necessità di abbattere le liste d’attesa e, come di rito, aveva tessuto le lodi della collaborazione tra pubblico e privato. Aria fritta, ovviamente. Perché, alla resa dei conti, il presidente è sparito dalla scena e l’assessore Volo, poveretta, non sa che pesce pigliare. Col risultato che da martedì a venerdì le strutture accreditate creeranno indicibili disagi a chiunque avrà bisogno di un accertamento diagnostico. Schifani è fatto così. L’orgoglio dei piccoli, annotava Voltaire, consiste nel parlar..

Schifani promette
carri e maschere

"Lavoreremo per dare rilievo al Carnevale”. Lo ha dichiarato solennemente il presidente della Regione, Renato Schifani, nel corso di una conferenza stampa durante la quale ha annunciato lo stanziamento di un milione e mezzo di euro per ripristinare la tradizione godereccia di Acireale. Sulla scia di un maitre a penser come il Balilla anche il governatore ha abbracciato l’idea che per incrementare il turismo in Sicilia è necessario spendere, spendere e ancora spendere. Non bastavano le passerelle di Cannes né le Celebrazioni Belliniane né il Sicilia Jazz Festival per divertire camerati e pagnottisti. Schifani si è fatto carico pure di rilanciare i carri e le maschere di Acireale. E dire che di carnevali in questi tre mesi di governo ne abbiamo visti tanti: l’ultimo si è celebrato attorno all’aumento degli..

Da Sergio Mattarella
lezione di garantismo

Una grande lezione di libertà e di garantismo quella impartita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Rispettoso come sempre delle istituzioni democratiche, il Capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale il governatore della Sicilia, Renato Schifani. Il quale, come si ricorderà, è ancora impigliato – marginalmente e per una storia dai contorni labili e indefiniti – in un processo parallelo al caso Montante. Ma il presidente Mattarella, ossequioso al dettato costituzionale sulla presunzione d’innocenza, ha ricevuto Schifani con tutti gli onori. Nel corso del cordiale colloquio – si legge in una nota ufficiale – Schifani ha illustrato “l’attività dei primi cento giorni del suo governo, con le criticità rilevate e le soluzioni adottate”. L’argomento del processo non è stato nemmeno sfiorato. Il garantismo, al Quirinale, è un principio sacro e..

Una genuflessione
pure per il Balilla

Qualcuno gli dica che non si vive solo di genuflessioni. Ormai è difficile tenere a mente tutte le umiliazioni alle quali si è sottoposto Renato Schifani per mantenere il misero scettro di Palazzo d’Orleans. Certo, reggere un governo di coalizione non è facile. Avere a che fare con i gerarchi che manovrano, da Roma, gli equilibri di Fratelli d’Italia, non è un pranzo di gala. Però una fiammata di orgoglio, di tanto in tanto, sarebbe anche necessaria. Il presidente della Regione, l’altro ieri alla Bit di Milano, avrebbe potuto ricordare ai patrioti che il Turismo è importante ma che il metodo usato per spargere moneta mansa a destra e a manca è un oltraggio al buon senso, al buon governo, alle buone regole della politica. Non l’ha fatto. Poteva scegliere..

Il presidente
e il pagnottista

Chissà che cosa dirà il presidentissimo Renato Schifani quando gli diranno che il social manager della sua campagna elettorale rastrellava “moneta mansa” dall’assessorato al Turismo con consulenze pagate a peso d’oro. Altro che Cannes. Chissà cosa dirà il governatore che “ama la sua terra” quando scoprirà che le spettanze, chiamiamole così, del divino comunicatore venivano liquidate con folgorante velocità mentre ogni altro povero cristo deve aspettare anni per avere tre soldi dalla Regione. Chissà cosà dirà quando scoprirà che il pagnottista venuto da Capaci ha trovato la mecca – settantamila euro a botta – nella manifestazione Sicilia Jazz Festival voluta dal Balilla per allietare amici, parenti e faccette nere. Potete star certi: il presidente dirà che lui non ne sapeva niente, che quelli del Turismo non gli dicono mai nulla...

Regione, la leggenda
del santo comunicatore

C’è sempre un dettaglio nel quale si nasconde il diavolo. Quante volte avete sentito il lamento di quelli che aspettano dalla Regione un sussidio, un contributo, il pagamento di una fattura? Dieci, cento, mille volte. E giustamente pensate che la sventura delle lungaggini sia un mal comune. Invece no. A luglio dell’anno scorso, un potente social manager che aveva lavorato con Nello Musumeci ed era ovviamente nel cuore del Balilla, viene incaricato con regolare decreto di seguire la comunicazione del “Sicilia jazz festival”. Moneta mansa. Nessuna cifra stellare, sia chiaro: qualcosina in più di sessantacinque mila euro. Ma il dato sorprendente è che la somma gli viene liquidata ad agosto. Cioè entro i trenta giorni. Un miracolo. Da agosto a settembre – ma questa forse è un’altra storia – il..

Da Cannes al festival
della “moneta mansa”

Negli anni torvi e limacciosi di Salvo Lima e Vito Ciancimino la politica arruffona dava colori sguaiati a ogni cosa. Anche ai soldi facili, quelli che arrivavano dalla pubblica amministrazione. Erano i tempi, pacchiani e goduriosi, della “moneta mansa”. Cioè del denaro mansueto, docile, morbido e voluttuoso come il velluto. Veniva chiamato così perché finiva nelle tasche di picciotti, clienti e galoppini senza la fatica selvaggia del lavoro. Bene. La “moneta mansa” è tornata di moda. Non bastava Cannes dove il Balilla si compiaceva di pagare il doppio una passerella che il sultano dell’Oman ha pagato poi la metà. Ogni giorno la Regione celebra un suo baccanale. I deputati si aumentano lo stipendio di 900 euro al mese, per le Celebrazioni Belliniane non si bada a spese, i Consorzi di..

Il pater, ave, gloria
del canonico Schifani

Quando non sapevano che cosa dire né che cosa fare i fedeli delle parrocchie - quando c’erano le parrocchie - recitavano un pater, ave, gloria. Erano certamente timorati da Dio ma quella preghierina li esentava dal confronto con questioni molto più grandi di loro come la teologia, come l’escatologia; o il mysterium iniquitatis tanto caro a San Paolo. Nella parrocchietta governativa di Palazzo d’Orleans invece si recita ogni giorno la coroncina dei buoni propositi. Il presidente Schifani, parlando delle prossime elezioni amministrative ha detto: “A Catania mi spenderò per tenere unito il centrodestra”. Avrebbe potuto affrontare i drammatici problemi di una città tormentata dal malgoverno. Avrebbe potuto affrontare le questioni interne alla coalizione o le divisioni che ancorano lacerano Forza Italia, il suo partito. Nulla di nulla. Meglio un pater,..

Gerenza

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