E la sanità va
a mosca cieca

Avrete letto su “La Sicilia” l’inchiesta di Mario Barresi sul giro verminoso delle assunzioni di figli e parenti nelle Asp e negli ospedali. Non meravigliatevi: è l’ordinaria amministrazione di una Regione dove assessori e manager fingono di controllare tutto per non controllare nulla. Dovrebbe suscitare invece una rivolta la distanza che passa tra le affermazioni fatte con pomposa retorica dal governo tra gli stucchi di Palazzo d’Orleans e la cruda realtà delle cose. Presidente e assessore parlano della necessità di coinvolgere i privati per dotare la Sicilia di una sanità efficiente, moderna, senza liste di attesa. Poi vai a vedere che succede tra i convenzionati e scopri che le Asp, a cominciare da quella di Palermo, non hanno ancora assegnato – e siamo nel 2023 – il budget per il..

L’autonomia nelle mani
dei bulli e dei balilla

Se avessimo messo da parte i soldi che l’Europa ci ha dato per lo sviluppo della Sicilia oggi potremmo tranquillamente costruire il Ponte sullo Stretto di Messina. Oppure potremmo vantarci di avere un’industria moderna e un’agricoltura all’altezza delle nuove sfide. Ma quella montagna di milioni è finita nelle mani di una classe politica misera e micragnosa, avida e arruffona, spavalda e inefficiente. La classe dei bulli e dei balilla. Che maledettamente ha dirottato questa enorme massa di denaro nella Grande Bouffe delle clientele e delle partecipate, delle sagre e delle feste, dei festival e delle passerelle. La stessa cosa succederà con l’autonomia differenziata approvata ieri dal Consiglio dei ministri per agevolare le regioni del Nord, molto più ricche ed efficienti. Dicono che per il Sud potrebbe essere un’occasione di riscatto...

E il Balilla restò
senza l’orchestra

Ma Elvira Amata, la patriota che ha sostituito al Turismo il maresciallo Francesco Scarpinato che, a sua volta, sostituiva il balilla Manlio Messina, saprà affrancarsi dal padrinaggio dei gerarchi superiori che, per tre anni, hanno giocato in totale allegria con i milioni prelevati dalle casse regionali? Riuscirà ad allontanare dal miele di Sicilia gli avventurieri che chiudono affari di ogni tipo e che poi scappano nei paradisi fiscali? Ieri ha fatto il primo passo: ha dichiarato che da qui a dieci giorni nominerà il consiglio di amministrazione dell’Orchestra sinfonica. Sbaraccherà dunque la lunga e infausta stagione del commissario Nicola Tarantino, l’uomo chiave dell’accordo lussemburghese per la scandalosa passerella di Cannes. Il quale resterà, comunque, il padrone assoluto della Film Commission, l’altro feudo milionario del Balilla. Un passo alla volta.

Quel che resta
di Leoluca Orlando

Dopo quarant’anni Leoluca Orlando esce di scena. Ieri ha lasciato l’ultimo scampolo di potere che gli era rimasto tra le mani: la presidenza dell’Anci, l’associazione dei comuni. Non si annoierà: è un uomo colto e avrà certamente tante buone letture da recuperare. Palermo di sicuro non lo rimpiangerà: se la città è così com’è – così buia, così sporca, così fragile e insicura – la responsabilità è anche e soprattutto sua. Certo, ha martellato fino allo spasimo sul chiodo avvelenato della mafia e di questo bisogna dargliene merito. Poi però si è illuso di avere inaugurato una nuova stagione: la cosiddetta “primavera di Palermo”, una primavera che i palermitani non hanno mai visto. Certo, è stato acclamato e osannato. Soprattutto in Italia e in molte città del mondo. Ma quel..

Tutti alla gran festa
nel deserto di Sicilia

Pur di mantenere unita la maggioranza e dare ai siciliani l’immagine di una Regione che ancora serve a qualcosa, il governatore Renato Schifani e l’assessore al ramo, Marco Falcone, hanno sbriciolato il Bilancio in una nuvola di coriandoli e hanno regalato piccole e grandi mance a tutti i deputati dell’Ars. E’ stata la grande abbuffata del clientelismo. Infiorate, sagre, feste patronali e di quartiere, teatri parrocchiali: ogni rappresentante del popolo ha avuto qualcosa da offrire al suo popolo. E lo sviluppo della Sicilia? E le grandi riforme? Non ne parla più nessuno. Né i partiti che hanno vinto le elezioni e gorgheggiano pettoruti a Palazzo d’Orleans né quelli che, dopo la sconfitta, moraleggiano dai banchi dell’opposizione. La Grande Bouffe, per dirla in francese, culminerà in una festa notturna di luci..

Il governo non c’è
ma Cateno sì

Mancava l’allegato con i tagli e le riduzioni di spesa: sulla scia del loro caposcuola, il distratto e confuso Gaetano Armao, sia il presidente Schifani che l’assessore Falcone avevano dimenticato di inserirlo. I due statisti, scusate la parola, avevano anche dimenticato di tradurre in un documento il reticolo di lacrime e sangue che da qui al 2029 imprigionerà la Regione come conseguenza della legge “Salva Sicilia”. Il governo che non c’è, quello di Renato Schifani, a tutte queste cose – conti in ordine, trasparenza, rispetto degli accordi con lo Stato – non aveva lontanamente pensato. Forse perché costretto a fronteggiare lo scandalo di Cannes e i diktat dei colonnelli di Giorgia Meloni. Ci ha pensato Cateno De Luca, l’uomo dell’opposizione, il guitto che durante la campagna elettorale ha fatto tremare..

I patrioti ordinano
e Schifani obbedisce

Con Renato Schifani tutti gli scandali finiscono in gloria. Fino a pochi giorni fa al presidente della Regione fumavano letteralmente gli occhi per il maldestro tentativo dei due balilla del Turismo – Manlio Messina e Francesco Scarpinato – di trasferire 3,7 milioni di euro a una società del Lussemburgo: una seconda edizione della costosissima passerella alla Croisette di Cannes non gli andava proprio giù. L’aveva classificata “un danno di immagine” per la Sicilia. Era talmente arrabbiato che aveva persino rifiutato di incontrare i due compari. Ma ieri, dallo stato maggiore di Fratelli d’Italia, è arrivato l’ordine perentorio di ricucire lo strappo. Per trasformare lo scandalo in una farsa – gli hanno detto – basterà spostare le figurine da un assessorato all’altro. Lui, come un don Abbondio, ha puntualmente obbedito e..

La pacchia senza fine
degli ex di Musumeci

I cavalieri del cerchio magico hanno dominato per cinque anni il passato. Ma non gli è bastato: hanno voluto anche ipotecare il futuro. L’esempio più eclatante è quello di Manlio Messina, il Balilla del Turismo. Nella passata legislatura ha trasferito carrettate di soldi pubblici a Mediaset, a Cairo, a Patrick Nassogne, padrone di una società nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Poi ha preteso di scegliersi un successore e ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo: stessi metodi, stesse clientele. Fino allo scandalo. La stessa cosa è successa ai Beni Culturali. Il vecchio assessore, prima di lasciare, ha appaltato a un sito di amici dieci puntate di una fantomatica inchiesta sul patrimonio archeologico della Sicilia. Ovviamente pagata dalla Regione. Senza avvertire il successore, Elvira Amata. Costretta a cadere..

Qualcuno salvi
il Giornale di Sicilia

E’ la stampa, bellezza! E così dicendo, un po’ per devozione e un po’ per nostalgia, cerchi di comprare – come ogni giorno, come tutti i giorni – il Giornale di Sicilia, vecchio e malandato testimone di una stampa che ha storia e professionalità. Ma il sito che dovrebbe consentire l’acquisto on line inghiotte i 99 centesimi senza che tu riesca ad aprire la copia. Sarà anche colpa del mio computer, ma non c’è niente da fare. E’ l’altra faccia della crisi. La faccia più truce è quella di una redazione che non sa più a quali sacrifici sottoporsi per tenere in piedi la testata. Le vendite in edicola hanno il fiato grosso, il digitale va spesso in tilt e gli editori vogliono ancora tagliare, tagliare, tagliare. Il sindacato balbetta,..

Il gioco scoperto
della balilla Amata

C’è chi offre ai lettori un giornale con notizie, commenti, prese di posizione. Anche con errori, per carità. E ci sono siti che per vivere, e anche grattare un po’ di moneta, offrono alla vanità degli uomini politici microfoni e tappetini travestiti da intervista. Nessuno scandalo: ciascuno segue la propria vocazione, ognuno fa il proprio mestiere. Il primo di gennaio, per inaugurare il nuovo anno, un lungo tappeto salivoso viene steso ai piedi di Elvira Arata, assessore regionale ai Beni Culturali. E ieri, 21 gennaio, il sito che l’ha ospitata pubblica la prima puntata di una “cosuzza” in dieci puntate sul patrimonio artistico e archeologico della Sicilia. “Cosuzza” finanziata, manco a dirlo, dall’assessorato ai Beni Culturali e appaltata, va da sé, senza gara dalla patriota Elvira Amata. Scarpinato e Messina,..

Gerenza

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