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Onnipotenza e prepotenze. Quando Ranucci impauriva la Rai

Era Il silenzio dei Ranucci. I fondatori di Report venivano cacciati nel silenzio, gli audit interni della Rai, su Ranucci, si concludevano nel silenzio, i rapporti con le stagiste, raccontati da Ranucci nel suo libro, passavano sotto silenzio. Ranucci, il giornalista Rai che oggi posta un video con la musica di Simon & Garfunkel, “The Sound of Silence”, mentre fa gli scatoloni, come avrebbe raccontato questa storia? È una storia di lettere anonime, corvi, presunte molestie, “comportamenti irregolari del conduttore”, mai dimostrati, suggerimenti che la vecchia governance Rai – l’inedito che ora si scopre – ha preferito disattendere. Era il 2021 e una puntata di Report aveva la forza di distruggere economie e aziende quotate. Nessun direttore Rai osava chiedere a Ranucci cosa stesse per mandare in onda o i..

Con Lavitola il purissimo Ranucci
commette peccati, ma in buonafede

Nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci tante cose si sono capite, diverse sono ancora da chiarire, ma c’è una cosa su cui non si discute. Quasi un apriorismo. Ranucci è in buona fede. Tutto è chiaro nell’ordinanza di arresto del mandante della “bomba d’amore” all’“amico fraterno”: “Non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”. Ranucci andava d’accordo con Lavitola, ma non era d’accordo con Lavitola. La sua unica colpa, se così si può dire, è che è troppo buono. Una buona fede che rasenta l’ingenuità. Non la caratteristica che ti aspetti dal principe del giornalismo d’inchiesta. E invece il segugio che svela i complotti più segreti, il decrittatore dei codici del potere, secondo la gip è stato “vittima della manipolazione” di Lavitola: il titolare del..

In morte del dubbio
tra santoni e fanatici

Rassegnamoci. C’è un popolo che non conosce più il dubbio né il ragionamento; che non vuole più appartenere alla società civile ma a una tribù; che ha sostituito la libertà di pensiero con il fanatismo e con l’insulto. E’ il popolo di coloro che hanno solo certezze. E guai se gli fai notare che la fraternissima amicizia di Sigfrido Ranucci col pluripregiudicato Valter Lavitola è stata a dir poco azzardata. Perché ti rispondono con una domanda: “E allora Delmastro?”. Ecco, se tu metti in discussione la purezza del santone, gli adepti della setta ti srotolano subito l’elenco degli impuri che ammorbano il governo di Giorgia Meloni o i complotti di Trump e le nefandezze di Israele contro i palestinesi. L’esercito del Bene si è trasformato in una milizia morale di..

Pure la conduttrice
molla il Conducator

Sigfrido Ranucci aveva provato a mettere il cappello anche sulla nuova conduttrice di Report: “Mi è molto fedele”, aveva dichiarato. Ma Claudia Di Pasquale, intervistata dal Corriere, non ci sta: “Con Sigfrido ho sempre avuto un buon rapporto e ho lavorato 15 anni con la massima autonomia, ma io sono fedele a Report: alla sua squadra, a un’idea di giornalismo libero, indipendente e rigoroso”. Non arriva ad affermare – come ha fatto Daniele Piervincenzi, l’altro conduttore scelto dalla Rai – che El Conducator dovrebbe ora riconquistare “equilibrio mentale e serenità” ma sostiene che dopo la torbida vicenda della “bomba per amore” i giornalisti “non vogliono più essere la notizia, ma fare notizie”. Povero Ranucci, Report di fatto lo ha già mollato. In compenso – almeno finora – gli rimane vicino..

Gerenza

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