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Ranucci non torna a Report
Ricorso respinto dal tribunale

Prima ha perso la testa e adesso perde la causa. Il tribunale di Roma decide di non reintegrare Sigfrido Ranucci a Report. Viene rigettato il ricorso, viene data ragione alla Rai, che non è la televisione di Al Sisi, ma un’azienda che ha dimostrato le sue ragioni, “la correttezza”, la trasparenza della decisione. Ranucci perde la conduzione (e riportiamo disordinatamente stralci di quest’ordinanza), perché la Rai ha collegato suo allontanamento “al clamore mediatico” e alla “conseguente incidenza sulle condizioni ambientali necessarie alla realizzazione della delicata attività di inchiesta della redazione di Report”. Non c’è dunque l’editto bulgaro e Ranucci non è né Falcone né Borsellino, gli eroi che usava per difendersi. Ranucci non è Biagi, ma un giornalista che la sua redazione ha rigettato, prima ancora di un giudice: un..

Ranucci non molla. E’ l’assenza più presente in Report

E’andato in redazione fino all’altro ieri, ha pure discusso dei pezzi da mandare in onda a Report, e gli scatoloni (sono diventati sei) restano posteggiati. Sigfrido Ranucci è l’assente più presente della trasmissione, il primo conduttore in contumacia della tv italiana. La Rai lo ha rimosso a fine agosto, al suo posto ci sono già Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, ma lui in via Teulada continua a salire le scale come se il provvedimento riguardasse un omonimo. Porta le segnalazioni che gli arrivano per mail, le distribuisce, propone inchieste. Una parte della redazione lo sta a sentire, pare. L’altra attraversa la strada, si siede al bar di fronte e aspetta che se ne vada. E fra i tavolini, sospetta Ranucci, c’è pure chi la sua poltrona la corteggiava da..

L’intrepido eroe
e la femme fatale

Lentamente, inesorabilmente il Nostro Eroe – quello con la schiena dritta e un’amicizia molto claudicante – è passato dal melodramma alla commedia, dalla commedia all’avanspettacolo e dall’avanspettacolo alla macchietta. Lui fa finta di niente e gira per piazze e teatri predicando la geremiade del giornalismo d’inchiesta sotto assedio e della libertà di stampa sotto minaccia di un potere feroce e spregiudicato, melonista e complottista. Ma chi gli crede più? I suoi pretoriani lo hanno mollato, il popolo dei followers si va assottigliando. Come punto fermo non gli resta che Maria Rosaria Boccia. La quale – ricordiamolo – fu la femme fatale del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e ora cavalca in un libro quel che resta del Nostro Eroe. Lo fa con sottintesi e messaggi obliqui, con illazioni e ammiccamenti...

Sigfrido, la Boccia e Peter Thiel. Trittico d’amore e fantasia

La vicenda della fantomatica foto del bacio tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, rivelata dalla ex compagna di Valter Lavitola e smentita dai due presunti protagonisti (“è fatta con l’Ia”), aggiunge un ulteriore capitolo grottesco al romanzo dell’estate. Che aiuta a delineare meglio il profilo psicologico del protagonista. Perché se c’è qualcosa che il caso Ranucci – con tutto il suo circo di personaggi un po’ megalomani e un po’ cialtroni – mostra con chiarezza è la percezione distorta della realtà dell’ignara vittima del finto attentato. In questa storia, il giornalista investigativo pluridecorato ha costantemente sopravvalutato le ipotesi più remote e sottostimato i pericoli veri. È come se si fosse fatto guidare dall’idea che la realtà dovesse essere per forza a misura del suo ego. Dalla bomba d’amore alla..

Come Biagi? Macché. Rizzo Nervo sgonfia il mito Ranucci

“Io li ho visti, li conosco. Ho visto giornalisti Rai andare in video e perdere la testa, ho visto professionisti sobri che si sono trasformati in mitomani, autoesaltarsi, credersi onnipotenti. Non tutti, ma una buona parte. Il video è come una droga, come la cocaina. Ammala. Ero direttore del Tg3 e ricordo il cdr venire in stanza, avvisarmi: direttore, la collega che hai rimosso dalla conduzione minaccia di buttarsi dalla finestra”. E Nino Rizzo Nervo, l’ex direttore del Tg3, Tgr, del Tg La7, cosa rispondeva? “Che per fortuna eravamo al primo piano”. E’ stato Rizzo Nervo a gestire il rientro in Rai di Biagi e il caso Santoro. Oggi c’è Sigfrido Ranucci che fa causa alla Rai, che chiede il reintegro in video, ma per Rizzo Nervo “Ranucci non è..

Onnipotenza e prepotenze. Quando Ranucci impauriva la Rai

Era Il silenzio dei Ranucci. I fondatori di Report venivano cacciati nel silenzio, gli audit interni della Rai, su Ranucci, si concludevano nel silenzio, i rapporti con le stagiste, raccontati da Ranucci nel suo libro, passavano sotto silenzio. Ranucci, il giornalista Rai che oggi posta un video con la musica di Simon & Garfunkel, “The Sound of Silence”, mentre fa gli scatoloni, come avrebbe raccontato questa storia? È una storia di lettere anonime, corvi, presunte molestie, “comportamenti irregolari del conduttore”, mai dimostrati, suggerimenti che la vecchia governance Rai – l’inedito che ora si scopre – ha preferito disattendere. Era il 2021 e una puntata di Report aveva la forza di distruggere economie e aziende quotate. Nessun direttore Rai osava chiedere a Ranucci cosa stesse per mandare in onda o i..

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