No. In questa infelice Sicilia non ci sono solo i codardi che scappano come topi da una nave ormai alla deriva. Ci sono uomini valenti che, anche nella sventura, restano nei secoli fedeli. Il pensiero vola al capo dei trombettieri, arruolato nel cerchio magico di Schifani e acquartierato presso la direzione di un giornale. Lui sì che è un eroe. Ha appena superato il lutto per la tempesta giudiziaria che rischia di mandare all’Ucciardone l’Innominato, suo fraternissimo amico; e col fiato ancora impastato di pianto, ha intonato un inno alla “riforma” – la chiama così – contro la corruzione. Ha suonato, cioè, una marcetta trionfale all’indirizzo di una legge-fuffa inventata su due piedi dal presidente della Regione per confondere l’opinione pubblica e parare i contraccolpi di uno scandalo che, manco a dirlo, ha come epicentro il retrobottega di Palazzo d’Orleans.