Giuseppe Sottile

Dieci, cento, mille Ast
uno scandalo senza fine

Dieci, cento, mille Ast sottomesse alla dittatura dello scandalo, imprigionate da una gestione vandeana del clientelismo, asfissiate da un potere politico che le saccheggia senza rossore e senza vergogna. Dieci, cento, mille società finanziate dalla Regione e dissanguate giorno dopo giorno con consulenze e assunzioni tutte rigorosamente spartite tra consorterie e clan di appartenenza. E’ questo il ritratto dei “carrozzoni” amministrati da un governo che da quattro anni predica onestà e oggi non sa più come arginare il malaffare. Se Nello Musumeci fosse un uomo di coraggio, e non una timida faccetta nera nelle mani del suo Bullo di fiducia, dovrebbe chiuderli tutti, in un colpo solo. O correre in Procura e denunciare i padrini e i padroni dello scempio. Ma il suo orizzonte è la ricandidatura. E basta questo..

Politica & parcelle
Una vita da Bullo

Ma che faceva il Bullo nella prima vita, quando ancora non c’era Ezio Bigotti, avventuriero da cento milioni di euro, non c’erano le raccomandazioni di Antonello Montante e nemmeno l’amicizia con il faccendiere di antico pelo che alberga nella sua stanza? Le cronache giudiziarie di Livesicilia, a firma di Riccardo Lo Verso, ci dicono che il Bullo – un Principe degli Azzeccagarbugli – otteneva incarichi dalla politica: consulenze milionarie dall’Istituto Case Popolari, dal Teatro Massimo, da enti, partecipate e anche dall’Amat. Succedeva che gli amministratori – gentuzza di sottogoverno – si affidavano a lui credendo di scegliere l’uomo di Berlusconi e di ottenere in cambio chissà quali favori. Ma Berlusconi non c’è più. E il Bullo, per ottenere i soldi delle parcelle, è costretto a fare causa. L’ultima l’ha persa...

Noi che abitiamo
in partibus infidelium

E tu? Certo, chi non ha peccati scagli la prima pietra. Ma io appartengo ormai alla categoria dei reduci e combattenti. Non ho mai impartito lezioni, non mi avventuro in raccomandazioni, lascio che questo mestiere – il mestiere di giornalista – si consumi senza rimpianti e nostalgie in “un ritaglio di chiacchiera”; oppure, per dirla con Giorgio Manganelli, in “un gomitolo di inutili aggettivi, di frivoli avverbi, di risibili sentenze”. Ormai s’avanzano nuovi maestrini: distribuiscono pagelline, ostentano innocenza e immacolatezza, indossano i paramenti sacri degli inquisitori, bollano come reprobo chiunque abbia l’umiltà o il coraggio di ricordare che si può vivere da uomini liberi anche senza sudditanza verso i nuovi eroi del giustizialismo, senza riverenza verso le persecuzioni, senza l’indecenza di impiccare la gente al palo della gogna e dello..

I coristi di Mani Pulite

Stampa & manette. Da Tangentopoli alla Trattativa, i processi di piazza. Il caso Ranucci

I campieri sono diventati
più arroganti dei padroni

Credevamo che la strafottenza del potere appartenesse solo al Bullo e alla sua callida frequentazione con avventurieri noti alle cronache giudiziarie come Ezio Bigotti – che, con un censimento fasullo, ha incassato e trasferito in un paradiso fiscale cento milioni della Regione – o come il giovane Randazzo, intermediario d’affari per conto di Lorenzo Cesa, leader dell’Udc. Invece la lista delle facce di bronzo è molto ampia. Pensate a Tuccio D’Urso, il burosauro messo a capo di una struttura per l’emergenza Covid: l’Ars ha chiesto con una mozione approvata a larga maggioranza di cacciarlo a pedate: perché inadeguato, perché maleducato; il pavido Musumeci, che non ha avuto il coraggio di buttarlo fuori, lo ha ricoperto di altre contumelie ma lui non avverte il minimo rossore e resta incollato alla poltrona...

Il destino del Bullo
tra Arcore e Palermo

Guardate quell’uomo, con la testina lucida e impomatata, che fa la la spola tra Palermo e Roma, che piritolleggia nei corridoi dei ministeri, che cerca udienza con i maggiorenti della politica? E’ il Bullo. Nel 2017, per accaparrarsi un posto di tutto prestigio al vertice della Regione, trovò l’appoggio di Antonello Montante e della sua antimafia spregiudicata, prevalentemente impegnata negli affari e nel traffico di influenze. Andarono insieme ad Arcore, dalla badante del Cavaliere, e tornarono con un lasciapassare verso le segrete stanze di Palazzo d’Orleans. Ma quest’anno, in vista delle elezioni di autunno, Montante non c’è. E’ stato rimpiazzato da un altro faccendiere, al quale la badante di Arcore non sembra volere dare però molto ascolto. Se Musumeci non gli trova un posticino nelle liste di “Diventerà bellissima”, il..

Uno scandalo inghiottito
dal partito dell’omertà

Un leader dell’opposizione denuncia pubblicamente che nei corridoi della Regione si aggirano faccendieri e intermediari d’affari, che si concludono già operazioni spericolate, che siamo ben oltre i confini della mazzetta. Ma chi lo ascolta? Nessuno: il partito dell’onestà-tà-tà si gira dall’altra parte, le anime belle si tappano le orecchie, i puri e duri dell’impegno civile fanno finta di non vedere. Il rito dell’assenza si ripete quando un giornale, libero e irriverente, scopre e scrive che il principe degli avventurieri – già coinvolto con Lorenzo Cesa, padre padrone dell’Udc, in un’oscura vicenda giudiziaria – alberga nella stanza del Bullo e che il Bullo lo porta con sé nei palazzi di Roma a trattare, per conto della Regione, con la ministra Carfagna. Lo scandalo è sotto gli occhi di tutti. Ma chi..

Faccette nere
e facce di bronzo

Giorgia Meloni e Nello Musumeci hanno stretto un patto per le elezioni regionali del prossimo autunno. C’è stato il bis di Mattarella al Quirinale, c’è stato quello di Amadeus e Fiorello al festival di Sanremo, perché non dovrebbe esserci un bis pure a Palazzo d’Orleans con la riconferma del Governatore uscente? In alto i gagliardetti, dunque. E pensiamo al giorno in cui il colonnello Nello e la leader di Fratelli d’Italia presenteranno il manifesto della loro alleanza. Diranno che vogliono rifondare il partito dell’onestà-tà-tà. E, per sottolineare il loro impegno a favore della legalità, renderanno omaggio a tutti gli uomini che hanno affiancato il Presidente nella sua opera di governo. Ci saranno lodi – va da sé – anche per il Bullo e per il faccendiere che alberga nella stanza..

Sarà un anno
di pugnali e veleni

Le tensioni, le fumisterie, gli sbandamenti e gli smarrimenti che abbiamo visto in questa settimana nell’aula di Montecitorio sono pagliuzze rispetto al Grandguignol che la politica apparecchierà, soprattutto in Sicilia, in questo 2022. Bisognerà rinnovare in primavera sindaci e consigli comunali di Palermo, Catania e Messina. Bisognerà eleggere in autunno il presidente della Regione e i settanta onorevoli dell’Assemblea Regionale. Bisognerà preparare la campagna per le “nazionali” del 2023 e per un parlamento che, tra Camera e Senato, avrà i seggi ridotti di un terzo. Sarà una battaglia all’ultimo sangue. Chi deciderà quali sono i candidati da salvare e quelli da affossare? Chi avrà in mano il potere di formare le liste? Prendete i Cinque Stelle: deciderà Giuseppe Conte o Luigi Di Maio? Non c’è leader che non affili le..

L’ultimo bluff
di Musumeci & C.

Loro, quelli del cerchio magico, vorrebbero far credere che la missione romana di Nello Musumeci è già bella e conclusa, che l’accordo tra il governatore della Sicilia e Giorgia Meloni è ormai cosa fatta: “Sostegno al bis e poi liste insieme”. Ma è un bluff. Perché basta poco per scoprire che la leader di Fratelli d’Italia si è tenuta a debita distanza dall’allegra brigata composta, oltre che dal colonnello Nello, anche da Ruggero Razza e da Manlio Messina. Il leader di Diventerà Bellissima e la Meloni “in realtà si sono incontrati soltanto di sfuggita lungo il Transatlantico”, si legge su Repubblica. Il vertice, se di vertice si può parlare, si è ridotto a un incontro di caffè con Ignazio La Russa. La furbissima e callida Giorgia si è guardata bene..

Gerenza

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