Giuseppe Sottile

Hanno sparso in Sicilia
solo arroganze e veleni

Ogni qualvolta gli si contesta la totale inefficienza del suo governo, lui – Nello Musumeci –puntualmente risponde: “Abbiamo seminato e presto la Sicilia raccoglierà i frutti della nostra buona amministrazione”. Ma cosa ha seminato questa giunta senza maggioranza, senza una visione politica, senza autorità e senza autorevolezza? Non ha varato una sola riforma degna di questo nome e per dimostrarlo basta ricordare i tormenti e il flop della legge che avrebbe dovuto riordinare il settore dei rifiuti e azzerare gli interessi mafiosi legati alle discariche. Non ha messo ordine nei carrozzoni dello spreco, dall’Esa a Sicilia Digitale. Non ha arginato un solo scandalo: dall’Ast all’Oasi di Troina. Non ha mai presentato un bilancio in ordine. Il presidente e i turibolari del cerchio magico hanno sparso sull’Ars arroganze, insulti e bullismo...

Devoti ma senza voti.
Un trittico per la Sicilia

Persino i bambinetti dell’asilo sanno che il Bullo non ha nemmeno un voto: per vent’anni ha inseguito affari, consulenze, parcelle milionarie. Ora però tenta il salto e si propone come leader della minoranza che vuole scalzare Gianfranco Miccichè e conquistare il vertice di Forza Italia. Va e viene da Roma. Simula incontri e amicizie. Millanta. Tresca. Complotta. Ma deve fare i conti con due concorrenti. Anche Renato Schifani, al quale resta solo l’araldica di ex presidente del Senato, crede di avere i titoli per mettersi alla testa dei ribelli. E poi c’è Marcello Dell’Utri. Che dopo un lungo calvario giudiziario, ha appena ritrovato il gusto della politica. Organizza incontri, cene, pranzi. E quando la maggioranza dei berluscones boccia Nello Musumeci lui si attovaglia con il Governatore e lo rassicura sulla..

L’Orchestra sinfonica
e quella parola non detta

Gentilissimi onorevoli della Commissione Cultura dell’Assemblea regionale. Dopo un ampio e approfondito dibattito avete scoperto che tra le pieghe della Foss, meglio conosciuta come Orchestra Sinfonica Siciliana, si nasconde del marcio: a dir poco un maleodorante impasto di favori e clientele. Avete trovato riscontri scottanti e, “per il di più a praticarsi”, avete inviato un corposo dossier alla procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Vi aspettavate, di conseguenza, che l’assessore al Turismo arginasse in tempo lo scandalo: che chiudesse il lungo e oltraggioso capitolo del commissariamento e restituisse finalmente i poteri a un regolare consiglio di amministrazione. Vi siete illusi. L’assessore considera la Foss “roba sua”: Dio me l’ha data, guai a chi me la toglie. Ed è già tanto che non vi abbia risposto, com’è suo costume,..

Il teatro, le difficoltà
e quella brutta tarantella

E’ difficile non sentire il coro delle anime belle che lanciano un grido di dolore per la lenta morte della cultura. E’ difficile non indignarsi con il Comune di Palermo che non tiene un euro in cassa e non riesce a rispettare gli impegni nei confronti del Teatro Biondo. Ed è anche difficile, molto difficile non mostrare solidarietà verso i lavoratori dello spettacolo che a fine mese non trovano soldi in busta paga. Ma, detto questo, bisogna anche chiedersi se i sovrintendenti abbiano fatto di tutto per mantenere alto il prestigio delle istituzioni che governano. Prendiamo il “Biondo”. Nessuno mette in dubbio che pandemia e ristrettezze di bilancio abbiano pesato in maniera nefasta. Ma solo la direzione di Pamela Villoresi poteva ridurre a un banale gioco di tarantelle l’opera delicatissima..

Non hanno un solo voto
Eppure spadroneggiano

Se il Balilla fosse stato eletto democraticamente, come gli altri deputati, dovrebbe rendere conto delle sue scorribande. Invece è stato messo lì da una cricca di faccette nere e crede di avere licenza su tutto, anche di usare un linguaggio postribolare. Se il Bullo avesse un elettorato di riferimento non utilizzerebbe la Regione come una vandea: avrebbe un po’ di rossore. Invece è stato portato lì, a Palazzo d’Orleans, dalle logge e dalle lobby che non gli chiedono né rigore né trasparenza. Solo affari. Lo stesso vale per il Corazziere: non dispone di un solo voto, ma si arroga persino il diritto di spadroneggiare in terra di Santa Romana Chiesa. Penso, per contrappeso, a Roberto Lagalla. Lui ha lasciato l’assessorato e si è buttato nella mischia. Il Balilla, il Bullo..

Tre nomi di peso
per una ricandidatura

In quattro anni il vessillo dell’onestà issato su Palazzo d’Orleans si è molto appannato. Quando il Bullo compie le sue scorrerie vandaliche sui carrozzoni dello spreco, lui – Nello Musumeci – si gira dall’altra parte. Quando il Corazziere occupa un protettorato di Santa Romana Chiesa e lo trasforma in un feudo da regalare alla sua sposa, lui fa finta di non vedere. Ma ora il vessillo rischia addirittura di strapparsi. Pensateci. Le uniche alleanze che il governatore ha stretto, oltre il recinto delle faccette nere, fanno riferimento a tre nomi di peso: Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro e Francantonio Genovese. Per carità, è vero che la pena cancella ogni colpa e che il carcere redime da ogni peccato. Ma non sempre Parigi – o una ricandidatura – val bene una messa.

Le pompose geremiadi
della Corte dei Conti

Sono magistrati. E sono tutti scortati, riveriti, santificati. Sono stati inviati sulla terra – in partibus infidelium, si stava per dire – al solo scopo di salvare il popolo da ogni peccato e da ogni nefandezza. Vigilano sui bilanci della Regione e, a ogni inaugurazione dell’anno giudiziario, lanciano allarmi, moniti, raccomandazioni. Sono i magistrati della Corte dei Conti. Le loro geremiadi lasciano però il tempo che trovano. E per averne contezza basta fare un giro tra i carrozzoni del pascolo abusivo – come l’Esa o l’Ast, come la Sas o Sicilia Digitale – che da cinquant’anni producono solo sprechi e clientele. Avrà mai un procuratore il coraggio di puntare il dito sui politici che avrebbero dovuto vigilare e invece hanno aperto le porte a ladri e faccendieri? Se non si..

Salvini nella polvere.
E la Lega di Sicilia?

Beato lui. Sì, proprio lui, Matteo Salvini, il leader della Lega spernacchiato in cielo, in terra e in ogni luogo per le innumerevoli parti in commedia recitate sul palcoscenico nazionale e anche su quello internazionale: è stato putiniano di ferro e voleva anche diventare amico degli ucraini, è stato nemico dei grillini e ha governato con Conte e Di Maio, è stato avversario del Pd e ora sostiene Draghi a braccetto con Letta. Ci ha rimesso la faccia mille volte, ma vivaddio. Ha mostrato una Lega confusa ma viva. A differenza di quella siciliana che non dà segni di vita. Da quando si è accucciata a Palazzo d’Orleans approva ogni nefandezza. Tace su scandali e malaffare. Non ha capito che a capo del governo non c’è Musumeci, il presidente eletto..

Quelli del “verminaio”
Chi si vergogna e chi no

Si è arrampicato sugli specchi per quasi due ore. Ha tentato di difendere l’indifendibile e di nascondere una realtà che avrebbe dovuto scoprire da almeno due anni. Ma non c’è stato niente da fare: Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia, ha tirato dritto e lo ha inchiodato alle proprie responsabilità politiche. Per Gaetano Armao – il sovrastante di Musumeci che avrebbe dovuto controllare le scempiaggini dell’Ast, azienda siciliana trasporti – è stata una giornata infelice. Ma sul suo viso i membri della commissione non hanno riscontrato il minimo rossore. La vergogna ha invece assalito Giovanni Amico, direttore generale dell’Ast, anche lui indagato, come tutta l’allegra combriccola: non ha retto l’urto e, appena si è conclusa l’audizione, ha rassegnato le dimissioni. Il governo dell’onestà-tà-tà lo aveva dimenticato lì, nel verminaio.

Musumeci e l’onestà
delle tre scimmiette

Ma in che cosa consiste l’onestà di Nello Musumeci? La riflessione va avviata al più presto. E non solo perché il presidente della Regione ha preteso dai farfalloni dell’Ast un servizio di autobus – a sbafo, va da sé – per coronare al meglio i suoi sogni di grandezza su Ambelia. C’è dell’altro. Nella stanza del suo Bullo di fiducia alberga da mesi un faccendiere, già inquisito come procacciatore d’affari per conto di Lorenzo Cesa, leader dell’Udc. Ma il governatore fa finta di non vedere. L’uomo forte del cerchio magico, comunemente chiamato Re Ruggero, annette al suo impero – quello della Sanità – una monumentale istituzione come l’Oasi di Troina, che – per inciso – appartiene al regno di Santa Romana Chiesa. Ma il governatore tace e tacendo acconsente. Ecco,..

Gerenza

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