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Giuseppe Sottile

Il governo e l’illusione
del giardino d’Oriente

Ma che serve spendere undici milioni di euro perché il prossimo Giro d’Italia parta dalla Sicilia? A che serve concedere il Tempio della Concordia a due fantasiosi stilisti – un po’ chic e un po’ kitsch – se poi il turista che andiamo inseguendo troverà una Sicilia senza strade e le città ammorbate dalla monnezza? Nello Musumeci, con encomiabile gesto di ospitalità, ha cantato ieri le lodi di Dolce & Gabbana. Ma non si può sempre vivere nell’illusione che qualcuno del Nord venga a spargere, a suon di milioni, un pugno di cipria e lasciare poi le strade in totale abbandono o una grande città come Palermo sepolta dai cumuli di rifiuti. Serve un governo che governi; non un Governatore, abbagliato dal luccichio degli strass, che scriva un articolo su..

Troppi gli scandali
nella Sicilia dei silenzi

Scusate, ma siamo confusi nel bene. Qual è, sincerissimamente parlando, lo scandalo più scandaloso dei tanti che in queste ore attraversano la Sicilia? C’è quello putrido e maleodorante della monnezza, con diecimila tonnellate di rifiuti lungo le strade che nessuno sa ancora come rimuovere. Ma c’è anche lo scandalo di Lampedusa, di un’isola flagellata dai giochi proibiti di Matteo Salvini e delle Ong sulla pelle dei disperati. E poi c’è la grande, mastodontica vergogna della corruzione che sistematicamente travolge e coinvolge partiti e uomini di governo, avventurieri e organi di controllo, burocrati e clan mafiosi. Verrebbe da urlare. Dov’è il Governatore che aveva fatto dell’onestà-tà-tà la sua bandiera? Dove sono le mezzecalzette che promettevano un mondo di perle e di rose e che oggi affogano pure loro in un cumulo..

Povero Governatore
onesto ma pavido

Sia lode ad Antonio Fraschilla, il cronista di Repubblica che dal 2011 martella sullo sporco affare dei 91 milioni versati dalla Regione a un avventuriero di Pinerolo in cambio di un censimento immobiliare che nessuno ha mai visto. Ora che lo scandalo è arrivato all’Ars, Fraschilla rivendica i propri meriti: “Io il mio dovere l’ho fatto”, scrive. E passa la palla a chi dovrebbe individuare i responsabili. Ma il guaio è che nessuno si fa avanti. Musumeci sa e non parla: teme di lasciare con le spalle nude il suo bullo di riferimento, l’impomatato che dell’avventuriero di Pinerolo fu consulente, consigliere e sponda politica; e per evitare che lo scandalo possa compromettere gli equilibri del suo governo nasconde pure le carte relative ai due arbitrati con i quali il malvissuto..

Onesto o complice?
Musumeci al bivio

E ora che cosa farà Nello Musumeci, il presidente della Regione che ha fatto dell’onestà la propria bandiera per la scalata a Palazzo d’Orleans? Si girerà ancora dall’altra parte come la scimmietta che non vede, non sente e non parla? Consentirà che lo sporco affare venga ancora gestito dallo stesso bullo che ha fiancheggiato l’avventuriero di Pinerolo fin dall’inizio nella tripla veste di consigliere, consulente e assessore? Si lascerà ancora infinocchiare dall’impomatato che dice di vantare coperture a Roma, ad Arcore, a Genova e in ogni altro luogo dove troneggiano le logge del potere? O si lascerà finalmente consigliare da coloro, a cominciare da Raffaele Lombardo, che hanno già sperimentato sulla propria pelle quanto il bullo sia politicamente untuoso e inaffidabile? Diciamolo: il Governatore è a un bivio. O si..

Ma nessuno vigila
sui ladri della Regione

Lo scandalo non sta nel fatto che una banda di avventurieri abbia rapinato novanta milioni alla Regione. Lo scandalo di Sicilia Patrimonio Immobiliare sta soprattutto nel fatto che la sparizione di novanta milioni sia ritenuta una quisquilia anche da chi viene pagato per vigilare sui conti e per garantire che non ci siano sprechi né malversazioni. Prendiamo la Corte dei Conti. Vi risulta che abbia promosso un’inchiesta, che abbia chiamato qualcuno a risarcire l’erario, che abbia trasmesso le carte alla procura della Repubblica? O la Segreteria generale di Palazzo d’Orleans: vi risulta che abbia messo il fascicolo dello sporco affare a disposizione di chi dovrebbe individuare e punire i colpevoli? Oppure la Commissione Antimafia, così zelante su altri fronti: vi risulta che abbia chiamato Musumeci per chiedergli conto e ragione..

Noi in guerra contro bulli
leccaculisti e farfalloni

Abbiamo picchiato sui bulli e su chiunque creda di farsi largo con i soprusi e con ogni sconsiderato episodio di aggressione. In giro se ne trovano tanti ma il nostro bersaglio favorito resta l’impomatato che piritolleggia lungo i corridoi di Palazzo d’Orleans. Abbiamo picchiato sui leccaculisti e sui tanti coraggiosi che fanno la riverenza a tutti i santoni del potere sperando così di agguantare una pizzicata di denaro pubblico. E abbiamo picchiato anche sui farfalloni e su quegli uomini politici che dicono tutto e il contrario di tutto, che disquisiscono e catoneggiano, ma che alla fine hanno con la realtà – lo annotava Karl Kraus – lo stesso rapporto che la fattucchiera crede di avere con la metafisica. Abbiamo picchiato duro e siamo stati premiati. Buttanissima ha chiuso giugno con..

Musumeci come Carola
vuole salvare i naufraghi

Con una lunga intervista al bravo e paziente Mario Barresi, de La Sicilia, Nello Musumeci ha cercato di spiegare come intende muoversi per garantire un futuro a questa povera terra del Sud. Ha detto che vuole creare “un vero e proprio partito della Regione”, ma con immutata fiducia nel centrodestra unito. “Il nostro – ha sottolineato – è un movimento che annovera diverse anime: ci sono i socialisti, gli ex democristiani, qualche post-comunista e chi come me viene da destra, ma tutti siamo uniti dalla voglia di riaccendere la speranza in chi ha smesso di credere nella politica”. Qui è possibile cogliere il retrogusto dell’intervista: sull’esempio della capitana Carola, il Governatore vuole salvare i naufraghi dei vecchi partiti in disarmo o in difficoltà, come Forza Italia. Nella speranza che poi..

L’antimafia di Fava
e quella di Musumeci

Dal sistema Montante al sistema Arata. Dalle piraterie fatte in nome della legalità alle incursioni di una banda di affaristi nella zona grigia degli assessorati. La commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, ieri ha convocato senza riverenze personaggi e interpreti dell’ultimo scandalo. Sfileranno gli assessori, da Pierobon a Turano, che hanno steso tappeti rossi per accogliere Paolo Arata, faccendiere dell’eolico; e sarà ascoltato pure il presidente dell’Ars, Micciché. Tutte persone al di sopra di ogni sospetto. La magistratura non ha rilevato nulla di penalmente rilevante, ma la Commissione vuole fare chiarezza. Sarà. Una cosa comunque va detta. A Fava si può anche rimproverare qualche eccesso di zelo, ma ricordate l’Antimafia presieduta, nella passata legislatura, da Nello Musumeci? Fu inutile e inconcludente. Come il suo attuale governo.

Un governatore
e il suo petit paradis

Ma avete visto che cosa succede lassù, dove i presidenti di Veneto e Lombardia hanno conquistato le olimpiadi invernali del 2026 che porteranno ricchezza e prestigio da Milano a Cortina d’Ampezzo, da Bormio alla Valtellina? E avete visto invece che cosa succede quaggiù in Sicilia dove l’unica impresa che ha saputo mettere in piedi il governo di Nello Musumeci è un regalo di undici milioni di euro alla Rcs di Urbano Cairo che, bontà sua, farà partire da Catania il giro d’Italia del 2020? Ma non prendetevela con il nostro amatissimo Governatore. Lui è rimasto legato alla sua vecchia dimensione di presidente della provincia etnea. Lo entusiasmano solo le cose che allietano il suo petit paradis, come i cavalli di Ambelia. Tutti gli altri impicci – riforme, questione morale, conti che..

Se ai truffaldi manca
il giusto consulente

Se ci restasse ancora un po’ di humor potremmo dire che alla fin fine è una storia di palloni gonfiati e che dietro l’ultimo scivolone del Palermo non c’è che un vecchio copione d’avanspettacolo. Ma il tempo è greve e forse è arrivato il momento di chiederci perché questa terra sia diventata la sponda d’approdo per tutti gli avventurieri. Lo schema non cambia: il truffaldo si traveste da imprenditore e dice di avere un know how esclusivo; trova quaggiù un consulente – che in realtà è un maneggione della politica – e tenta il colpo milionario. A qualcuno riesce. A Ezio Bigotti, ora agli arresti per corruzione, è andata benissimo: con un censimento fasullo dei beni immobiliari della Regione ha incassato oltre novanta milioni. Ai Tuttolomondo, avventurieri del pallone, è..

Gerenza

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