Giuseppe Sottile

Una genuflessione
pure per il Balilla

Qualcuno gli dica che non si vive solo di genuflessioni. Ormai è difficile tenere a mente tutte le umiliazioni alle quali si è sottoposto Renato Schifani per mantenere il misero scettro di Palazzo d’Orleans. Certo, reggere un governo di coalizione non è facile. Avere a che fare con i gerarchi che manovrano, da Roma, gli equilibri di Fratelli d’Italia, non è un pranzo di gala. Però una fiammata di orgoglio, di tanto in tanto, sarebbe anche necessaria. Il presidente della Regione, l’altro ieri alla Bit di Milano, avrebbe potuto ricordare ai patrioti che il Turismo è importante ma che il metodo usato per spargere moneta mansa a destra e a manca è un oltraggio al buon senso, al buon governo, alle buone regole della politica. Non l’ha fatto. Poteva scegliere..

Il presidente
e il pagnottista

Chissà che cosa dirà il presidentissimo Renato Schifani quando gli diranno che il social manager della sua campagna elettorale rastrellava “moneta mansa” dall’assessorato al Turismo con consulenze pagate a peso d’oro. Altro che Cannes. Chissà cosa dirà il governatore che “ama la sua terra” quando scoprirà che le spettanze, chiamiamole così, del divino comunicatore venivano liquidate con folgorante velocità mentre ogni altro povero cristo deve aspettare anni per avere tre soldi dalla Regione. Chissà cosà dirà quando scoprirà che il pagnottista venuto da Capaci ha trovato la mecca – settantamila euro a botta – nella manifestazione Sicilia Jazz Festival voluta dal Balilla per allietare amici, parenti e faccette nere. Potete star certi: il presidente dirà che lui non ne sapeva niente, che quelli del Turismo non gli dicono mai nulla...

Regione, la leggenda
del santo comunicatore

C’è sempre un dettaglio nel quale si nasconde il diavolo. Quante volte avete sentito il lamento di quelli che aspettano dalla Regione un sussidio, un contributo, il pagamento di una fattura? Dieci, cento, mille volte. E giustamente pensate che la sventura delle lungaggini sia un mal comune. Invece no. A luglio dell’anno scorso, un potente social manager che aveva lavorato con Nello Musumeci ed era ovviamente nel cuore del Balilla, viene incaricato con regolare decreto di seguire la comunicazione del “Sicilia jazz festival”. Moneta mansa. Nessuna cifra stellare, sia chiaro: qualcosina in più di sessantacinque mila euro. Ma il dato sorprendente è che la somma gli viene liquidata ad agosto. Cioè entro i trenta giorni. Un miracolo. Da agosto a settembre – ma questa forse è un’altra storia – il..

Da Cannes al festival
della “moneta mansa”

Negli anni torvi e limacciosi di Salvo Lima e Vito Ciancimino la politica arruffona dava colori sguaiati a ogni cosa. Anche ai soldi facili, quelli che arrivavano dalla pubblica amministrazione. Erano i tempi, pacchiani e goduriosi, della “moneta mansa”. Cioè del denaro mansueto, docile, morbido e voluttuoso come il velluto. Veniva chiamato così perché finiva nelle tasche di picciotti, clienti e galoppini senza la fatica selvaggia del lavoro. Bene. La “moneta mansa” è tornata di moda. Non bastava Cannes dove il Balilla si compiaceva di pagare il doppio una passerella che il sultano dell’Oman ha pagato poi la metà. Ogni giorno la Regione celebra un suo baccanale. I deputati si aumentano lo stipendio di 900 euro al mese, per le Celebrazioni Belliniane non si bada a spese, i Consorzi di..

Il pater, ave, gloria
del canonico Schifani

Quando non sapevano che cosa dire né che cosa fare i fedeli delle parrocchie - quando c’erano le parrocchie - recitavano un pater, ave, gloria. Erano certamente timorati da Dio ma quella preghierina li esentava dal confronto con questioni molto più grandi di loro come la teologia, come l’escatologia; o il mysterium iniquitatis tanto caro a San Paolo. Nella parrocchietta governativa di Palazzo d’Orleans invece si recita ogni giorno la coroncina dei buoni propositi. Il presidente Schifani, parlando delle prossime elezioni amministrative ha detto: “A Catania mi spenderò per tenere unito il centrodestra”. Avrebbe potuto affrontare i drammatici problemi di una città tormentata dal malgoverno. Avrebbe potuto affrontare le questioni interne alla coalizione o le divisioni che ancorano lacerano Forza Italia, il suo partito. Nulla di nulla. Meglio un pater,..

E la sanità va
a mosca cieca

Avrete letto su “La Sicilia” l’inchiesta di Mario Barresi sul giro verminoso delle assunzioni di figli e parenti nelle Asp e negli ospedali. Non meravigliatevi: è l’ordinaria amministrazione di una Regione dove assessori e manager fingono di controllare tutto per non controllare nulla. Dovrebbe suscitare invece una rivolta la distanza che passa tra le affermazioni fatte con pomposa retorica dal governo tra gli stucchi di Palazzo d’Orleans e la cruda realtà delle cose. Presidente e assessore parlano della necessità di coinvolgere i privati per dotare la Sicilia di una sanità efficiente, moderna, senza liste di attesa. Poi vai a vedere che succede tra i convenzionati e scopri che le Asp, a cominciare da quella di Palermo, non hanno ancora assegnato – e siamo nel 2023 – il budget per il..

L’autonomia nelle mani
dei bulli e dei balilla

Se avessimo messo da parte i soldi che l’Europa ci ha dato per lo sviluppo della Sicilia oggi potremmo tranquillamente costruire il Ponte sullo Stretto di Messina. Oppure potremmo vantarci di avere un’industria moderna e un’agricoltura all’altezza delle nuove sfide. Ma quella montagna di milioni è finita nelle mani di una classe politica misera e micragnosa, avida e arruffona, spavalda e inefficiente. La classe dei bulli e dei balilla. Che maledettamente ha dirottato questa enorme massa di denaro nella Grande Bouffe delle clientele e delle partecipate, delle sagre e delle feste, dei festival e delle passerelle. La stessa cosa succederà con l’autonomia differenziata approvata ieri dal Consiglio dei ministri per agevolare le regioni del Nord, molto più ricche ed efficienti. Dicono che per il Sud potrebbe essere un’occasione di riscatto...

E il Balilla restò
senza l’orchestra

Ma Elvira Amata, la patriota che ha sostituito al Turismo il maresciallo Francesco Scarpinato che, a sua volta, sostituiva il balilla Manlio Messina, saprà affrancarsi dal padrinaggio dei gerarchi superiori che, per tre anni, hanno giocato in totale allegria con i milioni prelevati dalle casse regionali? Riuscirà ad allontanare dal miele di Sicilia gli avventurieri che chiudono affari di ogni tipo e che poi scappano nei paradisi fiscali? Ieri ha fatto il primo passo: ha dichiarato che da qui a dieci giorni nominerà il consiglio di amministrazione dell’Orchestra sinfonica. Sbaraccherà dunque la lunga e infausta stagione del commissario Nicola Tarantino, l’uomo chiave dell’accordo lussemburghese per la scandalosa passerella di Cannes. Il quale resterà, comunque, il padrone assoluto della Film Commission, l’altro feudo milionario del Balilla. Un passo alla volta.

Quel che resta
di Leoluca Orlando

Dopo quarant’anni Leoluca Orlando esce di scena. Ieri ha lasciato l’ultimo scampolo di potere che gli era rimasto tra le mani: la presidenza dell’Anci, l’associazione dei comuni. Non si annoierà: è un uomo colto e avrà certamente tante buone letture da recuperare. Palermo di sicuro non lo rimpiangerà: se la città è così com’è – così buia, così sporca, così fragile e insicura – la responsabilità è anche e soprattutto sua. Certo, ha martellato fino allo spasimo sul chiodo avvelenato della mafia e di questo bisogna dargliene merito. Poi però si è illuso di avere inaugurato una nuova stagione: la cosiddetta “primavera di Palermo”, una primavera che i palermitani non hanno mai visto. Certo, è stato acclamato e osannato. Soprattutto in Italia e in molte città del mondo. Ma quel..

Tutti alla gran festa
nel deserto di Sicilia

Pur di mantenere unita la maggioranza e dare ai siciliani l’immagine di una Regione che ancora serve a qualcosa, il governatore Renato Schifani e l’assessore al ramo, Marco Falcone, hanno sbriciolato il Bilancio in una nuvola di coriandoli e hanno regalato piccole e grandi mance a tutti i deputati dell’Ars. E’ stata la grande abbuffata del clientelismo. Infiorate, sagre, feste patronali e di quartiere, teatri parrocchiali: ogni rappresentante del popolo ha avuto qualcosa da offrire al suo popolo. E lo sviluppo della Sicilia? E le grandi riforme? Non ne parla più nessuno. Né i partiti che hanno vinto le elezioni e gorgheggiano pettoruti a Palazzo d’Orleans né quelli che, dopo la sconfitta, moraleggiano dai banchi dell’opposizione. La Grande Bouffe, per dirla in francese, culminerà in una festa notturna di luci..

Gerenza

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