Sezioni Tematiche

“Zelensky non va preso sul serio”
Il gelo della Meloni su Berlusconi

«Io parlare con Zelensky? Se fossi stato il presidente del Consiglio, non ci sarei mai andato, perché stiamo assistendo alla devastazione del suo paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili». Il motivo? «Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto, quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore». Lo ha affermato oggi il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dopo aver votato per le Regionali in via Ruffini, a Milano, rispondendo alle domande dei giornalisti in merito alla situazione ucraina. Le parole del leader di Forza Italia creano il caos nella compagine di governo, come rivela il Corriere della Sera: "Giorgia Meloni è colpita, dispiaciuta a dir poco. A caldo, la premier confida ai ministri che..

Sanremo e la politica: ciascuno faccia il suo mestiere

Uno dei giochi di società preferiti dagli italiani è commentare Sanremo. Questa canzone mi piace, quest’altra è orrenda, bello quel vestito, ridicola quella pettinatura, e tutti i pettegolezzi, i dietro le quinte. Divertente e soprattutto innocuo. Si ciancia con gli amici, si twitta qualche fesseria, ed è finita lì. C’è solo una categoria di italiani che non si limita a fare commenti sul Festival. Interviene proprio nei contenuti, suggerisce cambiamenti e qualche volta riesce addirittura a imporli, controlla la scaletta, chiede di cacciare un ospite e di invitarne un altro. Questa categoria è la politica. Ci sono politici che prendono la parola in Parlamento per mettere in guardia contro il cantante debosciato o la canzone che corrompe la gioventù. Spiegano quali sono gli argomenti ammissibili e quali no. Di che..

Lasciate i morti ammazzati fuori dai pantheon della politica

Dopo le elezioni di Lombardia e Lazio è probabile che il presidente del Consiglio prenda le distanze dai due squadristi che hanno tentato di delegittimare il maggiore partito di opposizione con l’accusa di filtrare con il terrorismo e con la mafia, utilizzando e deformando informazioni che sarebbero dovute rimanere riservate. Meloni capisce di sicuro quanto sia contraddittorio chiedere unità per fronteggiare l’attacco dei gruppi anarchici e utilizzare o lasciare che i suoi utilizzino il manganello come strumento di lotta politica. Nei sistemi democratici i partiti si scontrano in modo anche duro su programmi diversi ma si rispettano, riconoscono il ruolo e la funzione di ciascuno di loro, maggioranza e opposizione. La difesa della democrazia dal terrorismo e della convivenza civile dalla mafia sono i temi più propri per realizzare l’unità..

Asse Italia-Francia: Macron
guarda Meloni e vede Le Pen

Emmanuel Macron e Giorgia Meloni non sono fatti per intendersi, pur avendo esattamente la stessa età viaggiano su binari diversi a ore differenti. E per capirlo bastava osservare il linguaggio del corpo di quel primo, improvvisato vis-à-vis sui tetti di Roma la sera del 24 ottobre. La rigidità dei movimenti, lo sguardo fisso e studiato di fronte alla gestualità della presidente del Consiglio italiana, fresca vincitrice delle precipitose elezioni anticipate. Non c’è più niente di casuale o spontaneo in questi leader contemporanei. Lo scenario era romantico, ma destinato a frantumarsi al primo scoglio che si presentò poco dopo con la crisi dei migranti della Ocean Viking respinti dall’Italia e accolti dai francesi nel gelo di Tolone: il più violento scontro diplomatico tra i due paesi. La telefonata tra Sergio Mattarella..

Sgarbi contro tutti: “Sanremo è
razzista con la destra: va chiuso”

“Un Sanremo come questo sarebbe da chiudere”. Parole non di un comune cittadino insoddisfatto al tavolo di un bar ma del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, interprete di un malcontento generalizzato che aleggia a destra e spinge diversi esponenti di Fratelli d’Italia, ma anche l’azzurro Maurizio Gasparri, a chiedere un bilanciamento del Festival della canzone italiana, come se fosse prevista una par condicio, perché troppo ammiccante ai temi di sinistra. Continua sull'Huffington Post

La difficile impresa di trovare un posto a Francesco Cascio

Aveva deciso di tornare in politica, raccogliendo l’invito del suo partito. Ma nel frattempo il partito (Forza Italia) s’è disgregato, e lui, Francesco Cascio, è rimasto appiedato. Il medico, ex presidente dell’Ars, lo scorso aprile aveva presentato in conferenza stampa la sua candidatura a simbolo di Palermo, e aveva affisso i primi manifesti in giro per la città: “Ne avrò cura”, recitava il claim della campagna elettorale. Le cose prenderanno una piega inaspettata, e il centrodestra si ritroverà compatto attorno a Roberto Lagalla. “Mi darà un ruolo nell’Amministrazione” disse Cascio, riferendosi all’ex rettore, dopo la schiacciante vittoria alle urne. Ma quel posto non arriverà mai. La giunta di Lagalla, fatta col bilancino, non lo prevede. Così Cascio s’iscrive alla partita della Regionali, coraggiosamente. Arriva alle spalle del trionfante Tamajo di..

La rivoluzione fiscale di Meloni
“Il 2023 anno di grandi riforme”

Il 2023 "sarà l'anno delle grandi riforme che l'Italia aspetta da tempo, ma che nessuno ha avuto il coraggio di fare". Parola di Giorgia Meloni, intervistata dal Sole24Ore. Prima fra queste, quella che il presidente del Consiglio definisce una "rivoluzione fiscale" e spiega così: "Occorre rivoluzionare il rapporto tra fisco e contribuente, e fare in modo che l'evasione si combatta prima ancora che si realizzi". Più nel dettaglio, Meloni annuncia una legge delega che toccherà tutti i settori della fiscalità e che "metterà al centro anche i dipendenti e i pensionati, con misure ad hoc". A cui aggiunge, con una premessa - "compatibilmente con le risorse economiche a disposizione" - l'impegno a "proseguire nella direzione di tagli consistenti al cuneo fiscale" e di "sostituire il reddito di cittadinanza con misure..

“E allora le foibe?”. Fdi chiede un
risarcimento politico per Benigni

Se sul palco del Festival di Sanremo Roberto Benigni ha letto la Costituzione, 75 anni dopo la sua scrittura, perché il 10 febbraio non parlare anche delle Foibe essendo la Giornata del ricordo? Se lo chiedono in Fratelli d’Italia. Ed è così che la Costituzione italiana, “La Carta più bella”, diventa il pretesto per polemizzare se a leggerla sul palco del Festival di Sanremo è l'attore toscano, simbolo in un certo senso della sinistra (storica è la foto di lui con in braccio Berlinguer). E fa storcere ancora di più il naso se di fronte a lui c'è il Capo dello Stato Sergio Mattarella e oltre dieci milioni di spettatori davanti alla tv. Continua sull'Huffington Post

Un monologo è altra cosa rispetto alle banalità di Ferragni

Le argomentazioni a favore del monologo di Chiara Ferragni sono prevalentemente due: “Comunque lei arriva allo spettatore” e “comunque lei ha detto quello che pensa”. Ed è proprio mettendole insieme che si arriva al totale fallimento del monologo stesso. Perché il suo è stato un discorso costruito esclusivamente su queste basi, “arrivare” e "dire quello che si pensa”. Forse c’è chi si dimentica che quella del monologo è un’arte secolare e che raccontare una storia da soli su un palcoscenico in modo che non diventi una celebrazione onanistica, è davvero difficile. Ferragni ha inanellato una serie di banalità autoriferite parlando di sé in terza persona, tipo Papa, e addirittura indirizzandosi una letterina piena di insopportabili frasi vittimiste. “Arrivare” e “dire quello che si pensa” è la cosa più facile del..

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