Il lungo sonno
dell’uomo in fez

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Lui si atteggia a uomo forte, pettoruto, sanguigno, intrepido, quasi ardito. Parla con un linguaggio tenorile, patriarcale, profetico, quasi messianico. E se ne sta lì – ora col fez, ora con la faccetta nera – a sermoneggiare sul futuro della Sicilia e dei siciliani, manco fosse l’uomo del destino, venuto da Militello Val di Catania per rimettere a noi tutti i peccati. Invece Nello Musumeci è un politico piccolo piccolo, al quale non importa avere o non avere una maggioranza: tanto, lui non sa e non vuole governare. Lo dimostra il fatto che in quattro anni non ha varato una sola riforma, non ha smontato un solo carrozzone e non ha presentato nei tempi regolamentari un solo bilancio. Ha delegato i poteri a tre ragazzi..

Crolla col Governatore
l’impero dei fedelissimi

No, i malpancisti dell’Assemblea regionale martedì non hanno incenerito e umiliato solo Nello Musumeci, governatore della Sicilia. Hanno impallinato soprattutto gli uomini del suo cerchio magico, quei ragazzi che da quattro anni credono di essere i padroncini della Regione, i sovrastanti del feudo, i cani di guardia di un potere che non vuole tra i piedi né i partiti né la politica. Lui, Musumeci, non li ha mai richiamati all’ordine. Ha lasciato mano libera al Bullo, alle sue arroganze e ai suoi bilanci di cartone; ha sopportato la spocchia e le volgarità del Balilla; ha chiuso gli occhi davanti alle scarpe chiodate con le quali il Corazziere ha conquistato ogni angolo della sanità. Svegli e spregiudicati, i tre ragazzi credevano di vivere in una fortezza inespugnabile, in una sorta di..

L’ultimo schiaffo all’Ars
l’aveva dato ieri il Bullo

E’ arrivato a quel posto per grazia ricevuta da Antonello Montante e dalla badante di Silvio Berlusconi. Non aveva nulla di suo: né voti né storia. Solo una vecchia, logora e pasciuta fama di “consulente” buono per tutte le stagioni, di spicciafaccende a disposizione di tutti gli avventurieri in transito nelle ricche praterie della Regione. Per cinque anni ha piritolleggiato tra i corridoi di Palazzo d’Orleans. Ha servito Raffaele Lombardo e ha stregato pure l’onesto Musumeci. Ma non ha mai presentato un bilancio nei tempi previsti dalla legge. E anche quando l’Assemblea regionale è stata chiamata ad approvare il quinto esercizio provvisorio, lui ha mancato l’appuntamento e ha costretto il parlamento a un ulteriore rinvio. Altro che Marchese del Grillo, altro che faccia di bronzo. Un bullo così bullo non..

Un comodo omaggio
al dio dell’ignoranza

Per decidere di non decidere a Palazzo d’Orleans si sono riunite le intelligenze più affilate. Sono stati chiamati a consulto esperti di ogni ordine e grado. Sono stati mobilitati tutti gli uomini di governo, compresi ii bulli che affiancano Nello Musumeci nella sua tenace vocazione per il nulla. Scuola in presenza o in Dad? Il Gran Consiglio dei Sapienti ha risposto: “Boh”. E intanto ha regalato agli alunni e ai professori di Sicilia altri tre giorni di vacanza. Una “cosuzza”, per carità. Nessuno scandalo. Ma la scuola meritava forse una punta di riflessione in più. Un ragazzo costretto oggi alla didattica a distanza, nel pomeriggio può andare liberamente in palestra; e la sera potrà pure invitare i compagni a mangiare una pizza. Considerare la scuola come un’esclusiva fonte di contagio..

Gli allegri sagrestani
delle pasciute lobby

Le faccette nere del clientelismo sono sempre lì, attaccate alla borsa di madre Regione. Musumeci e i suoi gemelli ripetono ad ogni passaggio che il bilancio è bloccato, che la spesa è ingessata, che manca pure l’esercizio provvisorio; insomma, che non c’è modo di venire incontro ai commercianti che non ce la fanno più né alle imprese costrette a licenziare impiegati e operai. Poi però – quando c’è da rastrellare voti: le elezioni sono alle porte – i tre funamboli di Palazzo d’Orleans riescono a trovare i milioni necessari per soddisfare le pasciute ambizioni di lobbisti e caporioni. Si trovano i soldi per ingrassare il Corriere della Sera, per alimentare il disastro di Sicilia Digitale, per finanziere persino le nostalgie del ventennio. Ma non c’è partito dell’onestà-tà-tà e non c’è..

La Regione, Musumeci
e i due Gracchi di Sicilia

Non è proprio la madre dei Gracchi ma lui, l’amatissimo Governatore della Sicilia, non perde occasione per fare sfoggio urbi et orbi dei suoi gioielli, dei due assessori che miracolosamente lo affiancano nel gravoso e glorioso governo della Sicilia. Sono il Bullo e il Balilla. Di fatto due gemelli monozigoti: stessa arroganza, stessa spregiudicatezza, stessa capacità di mistificazione, stesso sguardo sghimbescio verso le lobby che li circondano. Sono arrivati tra gli ori e gli splendori di Palazzo d’Orleans senza che nessuno li abbia mai eletti. Non hanno consenso di popolo, non hanno voti, non hanno nemmeno una storia politica. Il Bullo ha combinato solo disastri: dai bilanci di cartone a Sicilia Digitale. Il Balilla cerca di stargli dietro con i colpi di mano sull’Orchestra Sinfonica. Ma Musumeci ne va orgoglioso...

Fitch, l’ultimo
rifugio del Bullo

Per nascondere la faccina rossa di vergogna, il Bullo ne inventa una in più del diavolo. Sono cinque anni che tenta di impapocchiare le voci del bilancio. E da cinque anni si inventa ogni bluff per dare un’immagine di credibilità alle sue finanziarie di cartone. Ma ha prodotto soltanto disastri. Prima, per dirla con Sciascia, i conti economici della Sicilia precipitavano verso il fondo senza mai toccare il fondo. Ora che hanno toccato il fondo, sono finiti anche gli alibi e i giochi di prestigio. Non restava che Fitch, un’agenzia di rating pronta a promuovere i conti la Sicilia dopo anni di bocciature: da BBB con un meno a un BBB semplice. Un giudizio autorevole, non c’è che dire. Ma a patto che il Bullo dica chi ha commissionato la..

Che Dio ci salvi
dai contenziosi

Ricordate il grande scandalo che ha consentito a un avventuriero piemontese, Ezio Bigotti, di incassare cento milioni di euro per un censimento immobiliare che nessuno però ha mai visto? Forse consigliato dal suo consulente di fiducia – tale avvocato Armao – il medesimo Bigotti ebbe la brillante idea di accendere un contenzioso e da allora è riuscito a spillare alla Regione una vagonata di soldi subito trasferiti in un paradiso fiscale. Ora è venuto a galla un secondo contenzioso: quello che rischia di affossare Sicilia Digitale, un carrozzone devastato prima dal governo Crocetta e poi dalle incursioni clientelari del medesimo Armao, divenuto nel frattempo il vice di Musumeci. Per riparare il danno, la Regione ha bruciato ieri altri dieci milioni. Quello dei contenziosi è un gioco d’azzardo senza variabili: vince..

Perché non regge più
la strategia del fantasma

Certo, lui sarebbe l’uomo perfetto. Sarebbe il Governatore di grande esperienza e grande prestigio. Si porta dietro una storia di successi, vanta un portafoglio di relazioni che gli deriva da una carriera costruita, passo dopo passo, in un mondo – quello delle banche – dove è impossibile vendere fumo; dove i numeri non si inventano e la realtà non si mistifica. Lui sarebbe per la Sicilia ciò che Mario Draghi è stato ed è per l’Italia: l’immagine dell’autorevolezza, della concretezza, della solidità. Ma c’è un dettaglio: la sua candidatura a Presidente della Regione non esiste. Gaetano Miccichè è, per la politica siciliana, nient’altro che un fantasma, agitato per svegliare le coscienze intorpidite dalla rassegnazione e dall’inutilità. Lui ha un profilo internazionale. Difficilmente accetterebbe di giocare qui una partita come controfigura..

Gli accattoni
della visibilità

Sono arroganti ma anche miserabili. Ostentano sicurezza ma temono di precipitare da momento all’altro nella botola dell’oblio. Si credono potenti ma non hanno niente da offrire a questa Sicilia sventrata dalla pandemia e dissanguata dal malgoverno. Nemmeno una riforma. Per dirla con Isaia, “dopo indicibili doglie hanno partorito soltanto vento”. Di conseguenza girano da mattina alla sera come trottole in cerca di un flash, di un nastro da tagliare, di un convegno a cui partecipare, di una sagra da inaugurare. L’importante è apparire, mettersi in posa sotto l’occhio spietato di una telecamera. Sono gli accattoni della visibilità. Il Bullo, il Balilla e tutte le altre macchiette della politica regionale sono con le spalle nude: come Musumeci, più di Musumeci. Fategli la carità di una foto sui giornali o di un..

Gerenza

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