Noi che abitiamo
in partibus infidelium

E tu? Certo, chi non ha peccati scagli la prima pietra. Ma io appartengo ormai alla categoria dei reduci e combattenti. Non ho mai impartito lezioni, non mi avventuro in raccomandazioni, lascio che questo mestiere – il mestiere di giornalista – si consumi senza rimpianti e nostalgie in “un ritaglio di chiacchiera”; oppure, per dirla con Giorgio Manganelli, in “un gomitolo di inutili aggettivi, di frivoli avverbi, di risibili sentenze”. Ormai s’avanzano nuovi maestrini: distribuiscono pagelline, ostentano innocenza e immacolatezza, indossano i paramenti sacri degli inquisitori, bollano come reprobo chiunque abbia l’umiltà o il coraggio di ricordare che si può vivere da uomini liberi anche senza sudditanza verso i nuovi eroi del giustizialismo, senza riverenza verso le persecuzioni, senza l’indecenza di impiccare la gente al palo della gogna e dello..

I campieri sono diventati
più arroganti dei padroni

Credevamo che la strafottenza del potere appartenesse solo al Bullo e alla sua callida frequentazione con avventurieri noti alle cronache giudiziarie come Ezio Bigotti – che, con un censimento fasullo, ha incassato e trasferito in un paradiso fiscale cento milioni della Regione – o come il giovane Randazzo, intermediario d’affari per conto di Lorenzo Cesa, leader dell’Udc. Invece la lista delle facce di bronzo è molto ampia. Pensate a Tuccio D’Urso, il burosauro messo a capo di una struttura per l’emergenza Covid: l’Ars ha chiesto con una mozione approvata a larga maggioranza di cacciarlo a pedate: perché inadeguato, perché maleducato; il pavido Musumeci, che non ha avuto il coraggio di buttarlo fuori, lo ha ricoperto di altre contumelie ma lui non avverte il minimo rossore e resta incollato alla poltrona...

Il destino del Bullo
tra Arcore e Palermo

Guardate quell’uomo, con la testina lucida e impomatata, che fa la la spola tra Palermo e Roma, che piritolleggia nei corridoi dei ministeri, che cerca udienza con i maggiorenti della politica? E’ il Bullo. Nel 2017, per accaparrarsi un posto di tutto prestigio al vertice della Regione, trovò l’appoggio di Antonello Montante e della sua antimafia spregiudicata, prevalentemente impegnata negli affari e nel traffico di influenze. Andarono insieme ad Arcore, dalla badante del Cavaliere, e tornarono con un lasciapassare verso le segrete stanze di Palazzo d’Orleans. Ma quest’anno, in vista delle elezioni di autunno, Montante non c’è. E’ stato rimpiazzato da un altro faccendiere, al quale la badante di Arcore non sembra volere dare però molto ascolto. Se Musumeci non gli trova un posticino nelle liste di “Diventerà bellissima”, il..

Uno scandalo inghiottito
dal partito dell’omertà

Un leader dell’opposizione denuncia pubblicamente che nei corridoi della Regione si aggirano faccendieri e intermediari d’affari, che si concludono già operazioni spericolate, che siamo ben oltre i confini della mazzetta. Ma chi lo ascolta? Nessuno: il partito dell’onestà-tà-tà si gira dall’altra parte, le anime belle si tappano le orecchie, i puri e duri dell’impegno civile fanno finta di non vedere. Il rito dell’assenza si ripete quando un giornale, libero e irriverente, scopre e scrive che il principe degli avventurieri – già coinvolto con Lorenzo Cesa, padre padrone dell’Udc, in un’oscura vicenda giudiziaria – alberga nella stanza del Bullo e che il Bullo lo porta con sé nei palazzi di Roma a trattare, per conto della Regione, con la ministra Carfagna. Lo scandalo è sotto gli occhi di tutti. Ma chi..

Faccette nere
e facce di bronzo

Giorgia Meloni e Nello Musumeci hanno stretto un patto per le elezioni regionali del prossimo autunno. C’è stato il bis di Mattarella al Quirinale, c’è stato quello di Amadeus e Fiorello al festival di Sanremo, perché non dovrebbe esserci un bis pure a Palazzo d’Orleans con la riconferma del Governatore uscente? In alto i gagliardetti, dunque. E pensiamo al giorno in cui il colonnello Nello e la leader di Fratelli d’Italia presenteranno il manifesto della loro alleanza. Diranno che vogliono rifondare il partito dell’onestà-tà-tà. E, per sottolineare il loro impegno a favore della legalità, renderanno omaggio a tutti gli uomini che hanno affiancato il Presidente nella sua opera di governo. Ci saranno lodi – va da sé – anche per il Bullo e per il faccendiere che alberga nella stanza..

Sarà un anno
di pugnali e veleni

Le tensioni, le fumisterie, gli sbandamenti e gli smarrimenti che abbiamo visto in questa settimana nell’aula di Montecitorio sono pagliuzze rispetto al Grandguignol che la politica apparecchierà, soprattutto in Sicilia, in questo 2022. Bisognerà rinnovare in primavera sindaci e consigli comunali di Palermo, Catania e Messina. Bisognerà eleggere in autunno il presidente della Regione e i settanta onorevoli dell’Assemblea Regionale. Bisognerà preparare la campagna per le “nazionali” del 2023 e per un parlamento che, tra Camera e Senato, avrà i seggi ridotti di un terzo. Sarà una battaglia all’ultimo sangue. Chi deciderà quali sono i candidati da salvare e quelli da affossare? Chi avrà in mano il potere di formare le liste? Prendete i Cinque Stelle: deciderà Giuseppe Conte o Luigi Di Maio? Non c’è leader che non affili le..

L’ultimo bluff
di Musumeci & C.

Loro, quelli del cerchio magico, vorrebbero far credere che la missione romana di Nello Musumeci è già bella e conclusa, che l’accordo tra il governatore della Sicilia e Giorgia Meloni è ormai cosa fatta: “Sostegno al bis e poi liste insieme”. Ma è un bluff. Perché basta poco per scoprire che la leader di Fratelli d’Italia si è tenuta a debita distanza dall’allegra brigata composta, oltre che dal colonnello Nello, anche da Ruggero Razza e da Manlio Messina. Il leader di Diventerà Bellissima e la Meloni “in realtà si sono incontrati soltanto di sfuggita lungo il Transatlantico”, si legge su Repubblica. Il vertice, se di vertice si può parlare, si è ridotto a un incontro di caffè con Ignazio La Russa. La furbissima e callida Giorgia si è guardata bene..

Sergio e Leoluca
nella città-inferno

Guardate quella foto. Al centro c’è Sergio Mattarella, appena tornato nella sua Palermo dopo avere chiuso una bella e incontaminata esperienza al Quirinale. Alla sua sinistra c’è Leoluca Orlando con la fascia tricolore. La didascalia parla del doveroso omaggio che il sindaco ha voluto rendere all’illustre concittadino. Ma la foto dice molto più di quello che non dice. Mattarella e Orlando sono cresciuti insieme: hanno frequentato la stessa scuola, quella dei gesuiti; hanno proseguito gli studi nella stessa facoltà, quella di giurisprudenza; hanno avuto come punto di riferimento lo stesso maestro, Pietro Virga. Dopo trent’anni però i due si ritrovano agli antipodi. Mattarella rappresenta la meglio politica: la gente lo applaude per strada. Mentre Leoluca è diventato il simbolo del malgoverno: dai Rotoli a Ponte Corleone, questa città è solo..

Quell’intermediario
nella stanza del Bullo

Rileggiamo un brano dell’intervista rilasciata l’altro ieri a questo giornale da Antonello Cracolici, uomo di punta dell’opposizione al governo Musumeci: “Sembrano tornati gli anni in cui i faccendieri – persone che, nella maggior parte dei casi, hanno avuto vicende giudiziarie poco trasparenti – giravano negli uffici degli assessorati; sento di acquisizioni o cessioni di obbligazioni societarie a favore di discussi (e discutibili) intermediari finanziari”. A chi si riferiva l’esponente del Pd? Proviamo a indovinare. Il covo di tanti faccendieri e avventurieri che svolazzano il Sicilia a caccia di affari è la stanza del Bullo. Lì alberga un “intermediario”, chiamiamolo così, che otto anni fa fu l’uomo-chiave di Lorenzo Cesa in una spericolata operazione di finanziamento ai partiti. Il Bullo ne va orgoglioso. Lo porta sempre con sé, anche a Roma...

Nello e i suoi boys
salvati dai sanbrodisti

Hanno vinto i sanbrodisti. E chi sono, direte voi? Sono quelli che cercano di guarire la ferita lacerante della crisi di governo con il santissimo brodo della banalità. Lo fanno solo ed esclusivamente perché non vogliono perdere un solo centimetro quadrato del potere che, negli ultimi quattro anni, hanno conquistato nei corridoi di Palazzo d’Orleans, negli assessorati della Regione, negli enti e nei carrozzoni dove si amministrano sprechi e clientele. Ormai la tempesta è passata. Il brodino dei centristi – e anche quello della Lega – ha di colpo cancellato dissensi e contrasti, risentimenti e colpi bassi. Nello Musumeci, incenerito e umiliato una settimana fa da franchi tiratori dell’Ars, sembra già rinato. E con lui sono tornati in grande spolvero anche i tre sovrastanti del feudo. Erano tre bulli della..

Gerenza

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