Caterina Chinnici
prende le distanze

Cateno De Luca sarà pure rozzo e ruvido ma scalda la piazza e accende molti cuori. Lei invece accende i caminetti dove intavola chiacchiera e bon ton ora con Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd, ora con Giuseppe Provenzano, vice segretario nazionale del partito: i due leader che le hanno voluto affidare la corona di candidata del centrosinistra al vertice della Regione. Ma ora che il tempo stringe e la sconfitta si avvicina, Caterina Chinnici si è fatta furba. Altro che Nostra Signora dell’Inconcludenza. Con un fiuto politico tempestivo e ben addestrato ha tenuto a precisare che lei resta “indipendente” e che la sua è stata una “candidatura civica”. Un modo, sottile, per prendere le distanze dai futuri perdenti. Cioè quelli del Pd. Che, dopo il 25 settembre, non potranno..

Profeta o farfallone?
Lo scopriremo lunedì

Cateno De Luca è un cialtrone, uno sbruffone e anche un fanfarone. E’ un guitto che gira in mutande, che parla e straparla, che denuncia magagne e ruberie, che urla da cafone nelle piazze e da cafone litiga con il sindaco di Furci e anche con il giornalista perfettissimo che, manco a dirlo, fa bene il suo mestiere e scrive sempre la verità. Cateno è rissoso, borioso, impetuoso, mai cerimonioso. Attacca brighe con i santi e anche con i reverendissimi imbroglioni della Regione. Alza i coperchi delle pentole, sventra i salotti della politica, provoca tormenti e terremoti. E in questo vortice, va da sé, diventa impresentabile, inaffidabile, inqualificabile. Che ne sarà di lui? Abbiate un’altra settimana di pazienza, per favore. Lunedì 26 settembre sapremo se sul partito parallelo del centrodestra..

Il Bullo travestito
da moralizzatore

Vedo il Bullo che piritolleggia da un giornale all’altro, da un sito all’altro, da un forum all’altro. E mentre lui sermoneggia, si sente l’effetto della legge scandalo; cioè di quel bando affidato da Musumeci e dal suo cerchio magico all’Irfis per aiutare l’editoria e all’un tempo premiare, con palate di euro, velinari e servi sciocchi. Il Bullo si impanca con la spocchia di un esattore venuto a riscuotere le quote di gratitudine; insinua veleni contro chi non ha mai creduto ai suoi imbrogli, e si traveste, manco a dirlo, da moralizzatore: proprio lui che è stato il consulente di Ezio Bigotti, l’avventuriero piemontese che ha rapinato oltre cento milioni alla Regione con un censimento fasullo. Ma i leccaculisti sparsi nell’editoria, chiamiamola così, non gli presentano mai il conto. Meglio una..

Nostra Signora
delle tre sfighe

L’ho chiamata Nostra Signora dell’Inconcludenza ma devo ammettere che sulla testa di Caterina Chinnici, candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione, sono piovute tutte le sfighe del mondo. Intanto, sul più bello, il Cinque Stelle si sono rimangiati la parola e hanno rotto l’alleanza. Lei, per recuperarli, ha cavalcato la questione morale e ha montato il palchetto della gogna per alcuni “impresentabili” del Pd. Ma i grillini non sono tornati mentre i candidati segnati a dito hanno trovato rifugio in altre parrocchie. Ultima sventura: la discesa in campo di Cateno De Luca. Che è un tipo velocissimo; che gira in lungo e in largo per la Sicilia e non perde occasione per denunciare i limiti del centrodestra e le malefatte del governo Musumeci. La sonnacchiosa Chinnici, per vincere, dovrebbe scavalcare..

Avviso a Schifani
O bere o affogare

Le Faccette Nere catanesi credono di essere i padroncini della campagna elettorale. Trascinati dai sondaggi che prevedono voti a valanga per Giorgia Meloni, pretendono di dettare legge. Soprattutto agli alleati di Forza Italia, da Renato Schifani a Gianfranco Miccichè, colpevoli di avere detronizzato Nello Musumeci e di avere condannato alla diaspora il suo cerchio magico. I segnali non mancano. Sabato scorso hanno disertato la kermesse di Palermo e hanno sfregiato l’incoronazione di Schifani a candidato governatore di un centrodestra unito. E ora insistono perché l’ex presidente del Senato vada giovedì a Catania per assistere al focus con il quale Ruggero Razza dirà che non c’è migliore assessore alla Sanità di lui medesimo. Vogliono che il nuovo inquilino di Palazzo d’Orleans baci la pantofola e dia garanzie sul futuro assetto della..

L’Aventino
catanese

L’unica favola che sanno raccontare è quella della semina e del raccolto: una favola buona per i bambinetti dell’asilo o per una poesia di Guido Gozzano: “Amo le rose che non colsi”. Per il resto, evitano accuratamente incontri e confronti: temono che qualcuno gli chieda di spiegare cinque anni di fallimenti, di imbrogli, di scandali. Sabato, alla manifestazione di Palermo che avrebbe dovuto incoronare Renato Schifani come candidato di un centrodestra unito, la Confraternita delle Faccette Nere catanesi ha preferito addirittura non apparire. Non si è visto Nello Musumeci, presidente uscente, né Ruggero Razza, il reuccio della Sanità inciampato in un’inchiesta, né Manlio Messina, il Balilla del Turismo appannato dai suoi sprechi e dalla sua volgarità. Si sono nascosti dietro un pietrone di rabbia e rancore. E’ il loro Aventino...

La Schlein e la volata
del velinaro volante

Si è posata per qualche ora in Sicilia con la leggerezza di una libellula e la velocità di un falco. Elly Schlein, vice presidente della Regione Emilia Romagna, “ha fatto un tour mordi e fuggi da Palermo a Catania per supportare il centrosinistra siciliano”, ha scritto la solerte cronista. Elly, volto nuovo del Pd, non ha detto cose sconvolgenti e non ha nemmeno mobilitato masse di lavoratori, di operai, di ceto medio riflessivo: i soliti quattro amici. Ma il Velinaro Volante – uno dei tanti: è il nuovo giornalismo, bellezza! – ha sciolto le briglie al suo furore e ha stampato questo titolo: “Sicilia coast to coast: Schlein lancia la volata al centrosinistra”. Dopo un endorsement così travolgente, la sonnolenta Caterina Chinnici non ha più ostacoli. Non le resta che..

Il Policlinico e il gioco
delle tre carte catanesi

Massimo Midiri, rettore dell’Università di Palermo è un professionista di grande saggezza e di collaudato equilibrio. Non parla mai a vanvera. Ma sul Policlinico ha detto parole di fuoco: la Regione del governatore Musumeci, dell’assessore Razza e di Tuccio D’Urso – coincidenza: tutti e tre catanesi – lo ha ridotto a un ospedaletto di provincia. Lo gestisce a mezzadria un commissario che è pure responsabile dell’Asp di Caltanissetta. Non c’è un direttore amministrativo né un provveditore. Un’indecenza. Che limita oltre misura la formazione dei giovani medici. C’è anche un messaggio per D’Urso, commissario per il potenziamento della rete ospedaliera: i finanziamenti da Roma sono arrivati ma i lavori per il nuovo pronto soccorso e cinque sale operatorie sono fermi. Ciascuno dei tre ha la sua risposta e la sua giustificazione...

Scandali alla Regione?
Musumeci non li vede

Ma dov’è finito l’intrepido Nello Musumeci, l’indimenticabile campione dell’onestà-tà-tà? In quale campagna starà raddrizzando gli ulivi, ora che la semina è finita e il raccolto è andato a carte quarantotto? Ah, saperlo. L’unica certezza è che i suoi ragazzi, quelli del cerchio magico, non rinunciano alle monellerie. Né agli scandali. Prendete il più bullo tra i bulli: quel Gaetano Armao che di notte cura le sue cosine come vice presidente della Regione e di giorno si scaglia, come candidato del Terzo Polo, contro il governo di cui fa parte. Il primo di settembre, per arraffare qualche voto, ha piazzato un suo uomo al vertice dell’Ast, la disastrata azienda dei trasporti. In verità ci sarebbe una legge che vieta le nomine durante la campagna elettorale, ma chi se ne frega: Musumeci..

Ogni passo una caduta
Che Dio aiuti questo Pd

Ogni passo una caduta. Che Dio aiuti il Pd. Fino a oggi un recupero elettorale del più grande partito della sinistra appare improbabile. Caterina Chinnici è convinta che bastano la sua storia e il suo nome per conquistare consensi. E in base a questa convinzione si è mostrata al suo popolo soltanto ieri, con toni che la fanno somigliare sempre più a Nostra Signora dell’Inconcludenza. Ovviamente non è mancata la gaffe. All’incontro con Enrico Letta la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione non ha invitato Claudio Fava, leader dei Centopassi: un alleato indispensabile soprattutto dopo il tradimento dei Cinque Stelle, costretti da Conte a darsela a gambe pur avendo partecipato alle primarie. Fava ha reagito con eleganza, ma il disastro è dietro l’angolo. Arriva sempre un momento, annotava Luis..

Gerenza

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