Lopapa, un esempio
di buon giornalismo

Da oggi Carmelo Lopapa non sarà più il capo della redazione palermitana di Repubblica. Sinceramente mi dispiace. Ha tenuto il giornale su un livello molto alto di professionalità, di eleganza, di coraggio. Ha trattato le istituzioni con molto rispetto ma non ha mai esitato un momento se c’era da denunciare la spregiudicatezza di una classe politica; se c’erano da raccontare i vizi, le inconcludenze o le insopportabili arroganze di amministratori interessati più alla ricerca di un affare che non del bene comune. Nell’editoriale di commiato ha scritto che la direzione lo ha chiamato alla guida della redazione politica nazionale. Una promozione meritatissima. Ma in una Sicilia dove buona parte del giornalismo, si fa per dire, è ormai nelle mani di avventurieri e velinari senza scrupoli una lezione, come quella di..

E’ l’antimafia
bellezza!

Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, pubblica una nota dolente per denunciare la mancata ricandidatura dell’ex procuratore Pietro Grasso. Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, con tre post su Facebook rivela il suo tormento: vorrebbe votare per l’ex procuratore Scarpinato ma teme di fare un torto all’ex pubblico ministero Di Matteo e alla fine sceglie l’ex magistrato De Magistris. Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco, accetta di correre per il Pd alla presidenza della Regione ma tituba sul programma e con le sue inconcludenze innesca un conflitto che spinge i Cinque stelle ad abbandonare il campo largo dei progressisti e a correre da soli. Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto, ha ricevuto da Berlusconi l’offerta di un seggio sicuro in Parlamento: doveva correre al Grande Fratello Vip, correrà..

Mamma comanda
e picciotto va e fa

"Mamma comanda e picciotto va e fa", recitava Alberto Sordi in un vecchio film di Alberto Lattuada. Me ne ricordo ogni volta che Giorgia Meloni chiama il Balilla dell’assessorato al Turismo e gli ordina la nomina da fare, i finanziamenti da predisporre, le società da coinvolgere in quel circo senza regole che è la pubblicità per la promozione della Sicilia nel mondo. Mamma comanda e picciotto va e fa: anche calpestando i protocolli, come per la nomina di Beatrice Venezi alla direzione di Taormina Arte; anche dilapidando risorse che avrebbero potuto risolvere il problema antico della viabilità ridotta a una rete di trazzere; anche sfidando il buon gusto e il buon senso. Il picciotto è fatto così: se una nomina non lo convince risponde “suca”; ma se la comanda arriva..

Il brutto lavoro
dei due colonnelli

Peccato che lei, così giovane e anche così guerriera, abbia lasciato tutto nelle mani dei suoi colonnelli, come Ignazio La Russa o Francesco Lollobrigida. Perché con questa delega Giorgia Meloni, leader incontrastata di Fratelli d’Italia e molto vicina alla conquista di Palazzo Chigi, ha perso un’occasione per rigenerare la classe dirigente e aprirla al vento nuovo della politica. Basta dare un’occhiata alle liste compilate in Sicilia. Atro che impresentabili. Imboscati tra i patrioti, sono entrati caporioni e capi elettori, personaggi inquisiti e campioni del cambio casacca, venerati maestri dello spreco e scialacquatori di denaro pubblico. Per quest’ultima categoria le pagelle sono state tratteggiate da Lollobrigida, cognato di Giorgia e custode delle segrete casse del partito. Al resto ha pensato La Russa, il Vercingetorige lanciato da Fiorello nel varietà.

Le molteplici colpe
di un suicidio politico

Giuseppe Conte e la sua inaffidabile ciurma di stelle cadenti saranno stati certamente infingardi, fedifraghi, traditori. Ma in politica non bisogna mai confondere le cause con gli effetti. Il suicidio della sinistra si deve anche all’inadeguatezza politica di Caterina Chinnici. Il magro popolo delle primarie le aveva assegnato il difficile compito di guidare la coalizione alla conquista della presidenza della Regione. Ma dopo una pallida stagione di silenzi, la sua leadership si è concentrata sul moralismo delle liste pulite. Un moralismo strabico: Nostra Signora dell’Inconcludenza ignorava le travi del governo di centrodestra – quello di Musumeci, dei bulli e dei balilla – e si accaniva sulle pagliuzze che ombreggiavano negli occhi dei suoi compagni di partito. Per Conte, a quel punto, è stato gioco facile agitare lo scandalo degli impresentabili..

Il Cav. piazza in Sicilia
una divanista di lusso

Che hanno fatto di male i siciliani per caricarsi sulle spalle i figli di Bettino Craxi: Bobo a Palermo e Stefania ad Agrigento, il primo con il Pd e la seconda con Forza Italia? E cosa hanno fatto di male le laboriose popolazioni di Trapani e Marsala per meritarsi Marta Fascina che il quasi-marito Silvio Berlusconi ha preteso di candidare e blindare in quel collegio? La giovane signora ha già alle spalle una legislatura ma vanta anche un primato: ha messo piede alla Camera solo per prestare giuramento, dopo non si è più vista. Potrebbe vivere agiatamente tra i lussi Arcore e gli sfarzi di Villa Certosa. Ma il Cavaliere – con una prepotenza incivile – l’ha paracadutata in Sicilia. Succederà che sarà eletta, senza neppure sapere quanto dista Marsala..

Il moralismo strabico
di Caterina Chinnici

Avrebbe potuto varcare la soglia di Palazzo d’Orleans – palazzo che conosce bene, essendo stata per anni al fianco di Raffaele Lombardo, un presidente indagato, imputato, processato e assolto – e chiedere a Nello Musumeci se è venuto a capo dello scandalo dell’Ente Minerario e dell’azzardo su venti milioni messo in piedi dalla cricca del Bullo. Avrebbe potuto chiedere al governatore notizie anche sulla brutta storia dell’Oasi di Troina, riconducibile al potentissimo Razza, assessore alla Sanità. Ma Caterina Chinnici, candidata della sinistra alla presidenza della Regione, non ha voglia di mettere il naso nel malgoverno della Sicilia. Soffre di un moralismo strabico: non vede le travi che straripano dagli occhi degli avversari e si accanisce sulle pagliuzze che non appannano nemmeno la vista dei suoi compagni di partito. Forse cerca..

I quattro santissimi
del cerchio magico

Il Bullo è stato elevato agli onori degli altari da Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Le due gentildonne gli hanno versato sulla testolina impomatata l’acqua battesimale della nuova parrocchietta della politica e, così facendo, hanno cancellato oltre al peccato originale anche le macchie nere degli ultimi cinque anni. Enzo Trantino, venerato maestro delle faccette nere catanesi, ha invece santificato tra i labari Nello Musumeci: non al grido del dannunziano “eia eia alala” ma del grillesco “onestà-tà-tà”. Resta in piedi la beatificazione del Balilla e del Corazziere. Al Balilla penserà l’editore Cairo per grazia ricevuta; una grazia milionaria, va da sé. Per il Corazziere, padrone della sanità e delle opere pie, l’operazione si complica: dopo il blitz sacrilego e clientelare all’Oasi di Troina, Santa Romana Chiesa ha risposto con un..

Le ferree certezze
di Renzi e Calenda

Carlo Calenda e Matteo Renzi non hanno avuto bisogno di ricorrere ai sondaggi per elevare il Bullo agli onori degli altari. Si sono affidati a due postulatori di grande attendibilità: Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. La ministra per il Sud ha ammesso che il sopracitato Bullo arrivava nel suo ufficio accompagnato da un intermediario di affari ma poiché aveva la testolina impomatata e teneva la pochette nel taschino non poteva che essere una persona per bene. La ministra per gli Affari Regionali invece ha tratteggiato gli orizzonti di gloria che si aprono davanti al Terzo Polo in vista delle elezioni regionali del 25 settembre: il Bullo le ha promesso che porterà con sé oltre metà di Forza Italia; che arriveranno le colonne agrigentine di Marco Zambuto e Riccardo Gallo..

Davide Faraone
e la ragion di stato

Questa è la cronaca di un dolore. Conosco Davide Faraone da molti anni. Conosco la sua onestà, la sua affidabilità, la sua intelligenza, le sue battaglie per i diritti civili, la sua straripante voglia di aiutare gli umili e i disabili. Tutto potevo immaginare tranne che il “compagno Davide”, dirigente tra i più illuminati della debole sinistra siciliana, finisse per caricarsi sulle spalle un bullo della destra più arrogante e spregiudicata, un avventuriero, un funambolo che passa la vita a saltellare da un partito all’altro, che ha servito i peggiori padroni, che da vent’anni rastrella affari e consulenze. “Precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo”, scriveva Leonardo Sciascia. Carlo Calenda e Matteo Renzi il fondo l’hanno toccato. Per un minuto ho sperato che Faraone non li seguisse. Ma..

Gerenza

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