Le testoline in mostra
al mercatino dell’usato

Se transitate da Roma, date un’occhiata al mercatino dell’usato che si estende dal Nazareno fino a Corso Vittorio Emanuele. Un tempo vi si trovavano i busti di gesso che riproducevano il volto altero e ardimentoso di antichi patrioti o di vecchie glorie della letteratura italiana: c’era l’immancabile Garibaldi e il pacioso Conte di Cavour; c’era Alessandro Manzoni e anche l’infelice Leopardi. Da quando il mercatino dell’usato è finito nelle mani di Carlo Calenda, uomo politico di molteplici intenti e di variegate ambizioni, i personaggi che vi approdano sono di ben altra statura. C’è la statuetta di Maria Stella Gelmini e quella di Mara Carfagna. Accanto a quest’ultima, molto probabilmente, troverete anche una testolina impomatata che la ministra per il Sud, per garantirle una sponda, si è dovuta portare dietro fin..

Ma chi aprirà
la porta al Bullo?

A quale porta busserà il Bullo per avere – aggratis, dicono a Palermo – gli stessi privilegi sui quali ha piritolleggiato per cinque anni senza mai sottoporsi a quel fastidiosissimo rito che, in democrazia, si chiama “voto”? La porta di Gianfranco Miccichè sembra sbarrata. Si è chiusa anche quella di Licia Ronzulli che, nel 2018, fece di tutto per convincere Berlusconi a proporlo come vicepresidente di Musumeci. Aggratis, ovviamente. Ma si è persa anche la chiave segreta con la quale Antonello Montante gli spalancava le porte dell’antimafia farlocca e che consentiva alla coppia di spacciare ad Arcore l’impostura di una Sicilia pronta a cambiare. Non gli resta che affidarsi agli avventurieri, come Ezio Bigotti, il piemontese che ha incassato dalla Regione un malloppo di cento milioni con un censimento fasullo...

Un Quintino Sella
al fico d’India

Per cinque anni il Bullo di Palazzo d’Orleans ha turlupinato il povero Musumeci facendogli credere di essere quasi l’ottavo re di Roma. Il pavido governatore ha creduto alle sue frottole. E in virtù di questo atto di fede gli ha consentito di soggiornare nella Capitale a spese della Regione, di piritolleggiare tra il ministero dell’Economia e quello per il Sud, di entrare e uscire dalla stanza di Mara Carfagna con la spocchia di un erede di Quintino Sella: un erede al ficodindia, naturalmente. Ma i bluff hanno vita corta. E oggi Roma ha annunciato urbi et orbi che il Bullo vale quanto il due di briscola, che le leggi partorite dalla sua testolina impomatata valgono quanto lo scarabocchio di un asinello e che la Sicilia, con ominicchi come lui, non..

Un Pd senza pudore
insiste sulle primarie

Ma il Pd siciliano – il glorioso partito che ha tra le sue ascendenze Gramsci e Togliatti, Pio La Torre ed Emanuele Macaluso – sta con Mario Draghi e tutti quelli che potevano salvare l’Italia o con l’allegra brigata di Giuseppe Conte, la Taverna e il Dibba che puntualmente se la gode in giro per la meravigliosa Russia di Putin e Lavrov? Siccome non sa fare altro che galleggiare, il Pd di Sicilia insiste nella farsa delle primarie. E, come se nulla fosse, si presenta agli elettori con i guastatori a cinque stelle che, proprio ieri, hanno affossato, con Draghi, tutti i ministri dell’area dem, da Franceschini a Guerini. Diciamolo: è un partito che non sa più vedere le rovine che lo circondano. Che pur di rimanere sopra il filo..

Evviva Carolina
(che non è il Balilla)

L’avete vista: è giovane, elegante, ha un sorriso intelligente e si è presentata alla cerimonia del giuramento vestita di bianco e con un mazzo di fiori in mano. Ha spiazzato tutti: non solo il sindaco Lagalla, sempre più in difficoltà quando si tratta di scegliere il passo giusto tra il ricordo delle stragi e riti imposti dal cerimoniale antimafia; ma anche i quattro fanatici che in mattinata avevano gridato “fuori la mafia da Palazzo delle Aquile”. Lei, Carolina Varchi, appena nominata vice sindaco di Palermo, è andata subito al sodo: “Sento forte la responsabilità del ruolo che mi accingo a ricoprire e metterò tutto il mio impegno avendo come rotta da seguire quella tracciata dai martiri caduti nella lotta alla criminalità organizzata”, ha detto. Segno che c’è luce in Fratelli..

Arriva a Musumeci
l’aiutino dei sondaggi

Non ha risultati da mostrare: tutte le riforme annunciate, a cominciare da quella sui rifiuti, gli sono evaporate tra le mani o sono state fatte a pezzi dal governo di Roma. Non ha nemmeno facce rassicuranti da ostentare: se richiama l’attenzione sulla testolina impomatata del Bullo, gli elettori girano subito i tacchi e scappano; se esibisce gli occhietti festaioli e gozzoviglianti del Balilla, la gente smette di pagare le tasse; e se punta le carte sul Corazziere mezza Sicilia cerca riparo nell’Oasi di Troina, terra consacrata a Santa Romana Chiesa. Per buttare un po’ di fumo negli occhi, al governatore Nello Musumeci non resta che affidarsi ai sondaggi. Soprattutto ai sondaggi commissionati da lui medesimo e pagati da mani amiche. Manco a dirlo, lo danno tutti vincente.

Le primarie surreali
della sinistra che non c’è

Ma che ci stanno a fare quei tre sul palcoscenico della politica siciliana? Dicono che sono lì per stimolare un dibattito, per confrontare i programmi, per contrastare una crisi che si fa ogni giorno sempre più arcigna e impietosa. Ma, sinceramente, sembrano smarriti in una selva oscura. Prendete Claudio Fava. Lui sa di che erba è fatta la politica: ne conosce i trucchi e le ipocrisie. E chi si trova davanti? Caterina Chinnici che – con tutto il rispetto per la sua storia familiare – sembra una brava signora capitata lì per caso. Proprio ieri le hanno chiesto un parere su Musumeci, un giudizio su questi cinque anni in cui hanno spadroneggiato i bulli e le faccette nere. E sapete come ha risposto? “Io non do pagelle, valuteranno i siciliani”...

Non basta il Festino
per salvare Palermo

No, caro professore Lagalla. Per redimere Palermo non basta il carro del Festino o una preghiera a Santa Rosalia. Non è più tempo di miracoli e illusioni. No. Il potere di questa città dev’essere raso al suolo e ricostruito in ogni angolo, in ogni piazza, in ogni dettaglio. Ma ha visto in che condizioni versa l’aeroporto? Va avanti da anni con le transenne dei lavori in corso ma oltre le transenne non c’è nessuno che lavora. E ha visto il tappo di Viale Lazio, la muraglia del Politeama, la cortina di ferro dell’Ucciardone? Tutte opere morte prima di nascere. Che facciamo, signor Sindaco? Richiamiamo in servizio Leoluca Orlando, Giusto Catania o Fabio Giambrone? Decidiamo con loro chi lasciare al vertice della Gesap, dell’Amat o della Nettezza urbana? No, professore: abbiamo..

Anche la Sicilia ha
il suo oligarca russo

Verrà il giorno in cui qualcuno – una commissione d’inchiesta o un magistrato della Corte dei Conti – chiederà al Balilla di spiegare come e perché si comporta da oligarca russo: non ha limiti di spesa, saltella tra le suite dei grandi alberghi, si mostra alla Croisette di Cannes, compiace Cairo e i grandi gruppi editoriali, sbeffeggia partiti e parlamento, raccoglie gli applausi di Taobuk e Taofilm, si gonfia il petto in ogni sagra di paese. Chi è questo oligarca che offende, con i suoi sprechi e le sue smargiassate, i siciliani che non sanno come fronteggiare una crisi sempre più arcigna e feroce? In virtù di quale sortilegio è diventato il re delle feste e delle illusioni, un padroncino al quale la Regione consente di spendere oltre cento milioni..

Musumeci, politico
d’onore o d’omertà?

Su un sito nato per glorificare Nello Musumeci, per santificare le sue parole e per raccontare la favoletta del governatore più efficiente d’Italia, si legge questo slogan: “Ci sono politici di potere e politici d’onore, Musumeci è politico d’onore”. D’onore o d’omertà? Pochi giorni fa, quando ha annunciato il “passo di lato”, il Presidente ha insinuato che alla Regione ci sono “palle che non si possono toccare”. Carmelo Lopapa, capo della redazione siciliana di Repubblica, lo ha invitato a riferire fatti, dubbi e sospetti all’autorità giudiziaria. Ma il Presidente ha preferito la via del silenzio. Poi gli è scoppiato tra le mani lo scandalo dell’Ente Minerario, con un azzardo di venti milioni giocato tra Palermo e Londra. Il Presidente ha visto le carte, è inorridito ma non si è fatto..

Gerenza

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