Giuseppe Sottile

Il malgoverno dei giudici

Prima la protesta contro la riforma Cartabia: vietato scalfire i loro privilegi. Poi ricorderanno Falcone

La vendetta di un Bullo
che non sa perdere

Il Bullo – proprio lui, quello che spaccia ai leccaculisti nuove bugie sulla Finanziaria dei bluff – non sa perdere. Aveva tentato con l’Amat, l’azienda palermitana dei bus, di farsi pagare una parcella di tre milioni per consulenze fantasma. E con l’arroganza che lo distingue l’aveva trascinata in una causa che anni dopo ha perso clamorosamente: pensate che il Tribunale lo ha pure condannato a pagare ventimila euro per le spese di giustizia. Apriti cielo. Lui, che si ritiene un boss, non riesce a inghiottire il boccone amaro e dal giorno della sconfitta flagella l’Amat con richieste a dir poco temerarie. Vuole gli ultimi bilanci; intimidisce; minaccia. L’amministrazione della municipalizzata non ne può più. E pensa di denunciarlo per abuso di potere. Ci sarà a Palermo un giudice in grado..

Musumeci affondato
dalla furbizia del Bullo

Sono cinque anni che questo giornaluzzo suggerisce a Musumeci di diffidare del Bullo e della sua capacità luciferina di imbrogliare le carte. Ma il presidente non ha raccolto. Anzi. Travolto da un’accecante passione, si è lasciato trascinare in quella palude – fatta di furbizie e giochi proibiti – dentro la quale il Bullo guazza da vent’anni. Ora i nodi sono venuti al pettine. La prova più evidente l’ha fornita l’Assemblea regionale che, con una rivolta d’aula, ha chiuso i canali di spesa che avrebbero regalato al Governatore una comoda campagna elettorale. Il Bullo l’ha combinata grossa. Con il trucco del “bere o affogare” credeva di imporre all’Ars la sua arroganza. Ma andò per fregare ed è rimasto fregato. Con la conseguenza che Musumeci si ritrova oggi con le spalle nude..

La comicità del Bullo
contro il ruvido Miccichè

Tutti hanno il sacrosanto diritto di indignarsi per le parole di fuoco e cianuro rilasciate da Gianfranco Miccichè: dal “fascista catanese” Nello Musumeci, principale bersaglio di quella intemerata, a Giorgia Meloni fino a Ignazio La Russa, il colonnello che, per conto di Fratelli d’Italia, ha sempre cercato di ammorbidire i toni e di evitare che la richiesta di ricandidare il Governatore uscente potesse suonare come un ultimatum o, peggio, come un ricatto. L’unica nota di comicità, in questo incrocio di spade, è l’indignazione del Bullo. Di un uomo – diciamolo – che ha fatto della piritollaggine la cifra della sua ragione politica. Abituato da anni a devastare, con consulenze e altre scempiaggini, il sottogoverno di Sicilia, oggi alza il ditino per censurare Miccichè. Che, a differenza sua, è un uomo..

Ma che cosa nasconde
il “vedremo” di Giorgia

"Musumeci? Poi si vedrà", ha detto Giancarlo Miccichè mentre invitava Francesco Cascio a ritirare la propria candidatura a sindaco di Palermo e a confluire nella brigata di Roberto Lagalla, punta avanzata della ritrovata unità del centrodestra. “Musumeci? Vedremo”, ha risposto in controcanto Giorgia Meloni, portabandiera di Lagalla e – fino all’altro ieri – sostenitrice convinta della ricandidatura del Governatore. Fino all’altro ieri, appunto. Certo, nella nota non sono mancati gli elogi di rito a un Presidente “che ha lavorato bene e che nei sondaggi è dato in testa” – due esagerazioni, va da sé – ma quel “vedremo” non ha più i toni affilati di due settimane fa. Forse la leader di Fratelli d’Italia ha dato un occhio alle ultime cronache dell’Ars. Ha visto il grande imbroglio del Bilancio, messo..

Se Giorgia cambiasse
gli asini con i cavalli

Giorgia Meloni ha tutto il diritto di rivendicare la Presidenza della Regione siciliana. Fratelli d’Italia va a gonfie vele, almeno nei sondaggi, e in politica i voti si contano, eccome. Ma non si impunti su Nello Musumeci. E soprattutto non racconti, in giro per l’Italia, che l’attuale Governatore è un uomo di cui la Sicilia dovrebbe menare vanto. Per averne contezza, basta guardare ciò che succede a Palazzo dei Normanni: siamo a maggio e l’Ars discute ancora su un bilancio che un amministratore capace avrebbe dovuto approvare a inizio anno. Un bilancio di cartapesta confezionato da un Cavaliere della Fuffa che Musumeci si ostina a mantenere, malgré tout, al suo fianco. Cambi cavallo, cara Giorgia. Fratelli d’Italia ha uomini di grande valore e di collaudata esperienza. Metta da parte gli..

Ciò che solo Giorgia
vede in Musumeci

"Non si manda a casa per dispetto un governatore capace". Per carità, Giorgia Meloni ha tutto il diritto di sostenere e spendersi per Nello Musumeci, tornato per l’occasione sotto le bandiere di Fratelli d’Italia. Ma dovrebbe anche rispondere a una domanda. Capace di che? Per cinque anni il Governatore della Sicilia ha schiaffeggiato i partiti, il parlamento e la democrazia; non ha mai presentato i bilanci nei tempi stabiliti dalla legge; non è riuscito a varare una sola riforma; ha riversato sull’Assemblea regionale arroganza e disprezzo. Non solo. Ha delegato i poteri della Regione a un cerchio magico, molto spregiudicato, che ha fatto strame del sottogoverno e ha messo a durissima prova la sua onestà-tà-tà. Ha concentrato i suoi sforzi sui cavallucci di Ambelia, stazione di monta a due passi..

Se Giorgia vedesse
il bilancio gaglioffo

Se Giorgia Meloni avesse la benevolenza di fare un salto in Sicilia e di assistere a una seduta dell’Assemblea regionale toccherebbe con mano di che pasta è fatto il governo guidato dal suo amatissimo Nello Musumeci. Il Governatore, e il cerchio magico che lo affianca, hanno presentato, a cinque giorni dal termine ultimo, un bilancio gaglioffo che difficilmente il parlamento riuscirà ad approvare entro la scadenza del 30 aprile. I bulli di Palazzo d’Orleans hanno avuto quattro mesi di tempo. Ma per nascondere i buchi, i bluff, le manovre clientelari e le altre scempiaggini inserite tra i 24 articoli della Finanziaria, hanno pensato bene di escludere i partiti e di mettere il parlamento di fronte a un ricatto: o bere o affogare. No, cara Giorgia. Vieni di persona: le cose..

“O bere o affogare”
Schiaffo al Parlamento

"O bere o affogare": è l’urlo di battaglia con il quale Musumeci e i bulli del suo cerchio magico vogliono assestare un ultimo schiaffo ai partiti e al parlamento. Il ritardo con il quale hanno presentato la Finanziaria all’Assemblea regionale non è frutto del caso né di una tenace pigrizia. Loro sapevano che il 30 aprile sarebbe scaduto l’esercizio provvisorio e che entro quella data avrebbero dovuto approvare il Bilancio di previsione per il 2022. Ma hanno deliberatamente spinto il gioco oltre la decenza. La Finanziaria offerta all’esame del parlamento è un insieme di norme clientelari, finalizzate quasi tutte a tenere in piedi vecchi baracconi e a spartire favori agli amici di sempre. Un dibattito serio avrebbe rivelato i trucchi, i bluff, le imposture. Per giocare al buio e nascondere..

In alto i cuori: il Bullo
è già all’ultimo miglio

Incredibile ma vero. Il Bullo è diventato all’improvviso una pecorella smarrita. Nei quattro mesi in cui avrebbe dovuto preparare le carte necessarie per mettere il parlamento nelle condizioni di dare un futuro alla Sicilia, lui se n’è stato a giocare e a sfasciare, a tramare e a complottare, a spartire consulenze e a cercare affari. Ha vissuto, manco a dirlo, la sua vita da Bullo. Ora si sente con l’acqua alla gola e cerca appigli, farfuglia pretesti, scarica le colpe sui burocrati, millanta crediti che non ha. Ma nessuno gli dà più ascolto. Nemmeno i compagnucci di Palazzo d’Orleans. Neppure il il Presidente dell’onestà-tà-tà, quello che per cinque anni gli ha concesso la libertà di piritolleggiare nel governo e di devastare il sottogoverno. E vorrebbe travestirsi da ometto mansueto. Forse..

Gerenza

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