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Giuseppe Sottile

I quattro santissimi
del cerchio magico

Il Bullo è stato elevato agli onori degli altari da Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Le due gentildonne gli hanno versato sulla testolina impomatata l’acqua battesimale della nuova parrocchietta della politica e, così facendo, hanno cancellato oltre al peccato originale anche le macchie nere degli ultimi cinque anni. Enzo Trantino, venerato maestro delle faccette nere catanesi, ha invece santificato tra i labari Nello Musumeci: non al grido del dannunziano “eia eia alala” ma del grillesco “onestà-tà-tà”. Resta in piedi la beatificazione del Balilla e del Corazziere. Al Balilla penserà l’editore Cairo per grazia ricevuta; una grazia milionaria, va da sé. Per il Corazziere, padrone della sanità e delle opere pie, l’operazione si complica: dopo il blitz sacrilego e clientelare all’Oasi di Troina, Santa Romana Chiesa ha risposto con un..

Le ferree certezze
di Renzi e Calenda

Carlo Calenda e Matteo Renzi non hanno avuto bisogno di ricorrere ai sondaggi per elevare il Bullo agli onori degli altari. Si sono affidati a due postulatori di grande attendibilità: Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. La ministra per il Sud ha ammesso che il sopracitato Bullo arrivava nel suo ufficio accompagnato da un intermediario di affari ma poiché aveva la testolina impomatata e teneva la pochette nel taschino non poteva che essere una persona per bene. La ministra per gli Affari Regionali invece ha tratteggiato gli orizzonti di gloria che si aprono davanti al Terzo Polo in vista delle elezioni regionali del 25 settembre: il Bullo le ha promesso che porterà con sé oltre metà di Forza Italia; che arriveranno le colonne agrigentine di Marco Zambuto e Riccardo Gallo..

Davide Faraone
e la ragion di stato

Questa è la cronaca di un dolore. Conosco Davide Faraone da molti anni. Conosco la sua onestà, la sua affidabilità, la sua intelligenza, le sue battaglie per i diritti civili, la sua straripante voglia di aiutare gli umili e i disabili. Tutto potevo immaginare tranne che il “compagno Davide”, dirigente tra i più illuminati della debole sinistra siciliana, finisse per caricarsi sulle spalle un bullo della destra più arrogante e spregiudicata, un avventuriero, un funambolo che passa la vita a saltellare da un partito all’altro, che ha servito i peggiori padroni, che da vent’anni rastrella affari e consulenze. “Precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo”, scriveva Leonardo Sciascia. Carlo Calenda e Matteo Renzi il fondo l’hanno toccato. Per un minuto ho sperato che Faraone non li seguisse. Ma..

La Russa vince
e il Cav. perde

Ai tempi d’oro del varietà, Rosario Fiorello lo chiamava Vercingetorige. Il fantasista siciliano voleva evocare la rozzezza che spesso finisce per segnare il carattere del colonnello al quale la Meloni ha affidato la trattativa con gli alleati del centrodestra in vista delle elezioni regionali. Ma Ignazio La Russa è andato molto al di là del disegno tracciato da Fiorello. Oggi l’immagine del barbaro che sfidò Giulio Cesare gli sta addirittura stretta. Perché lui è diventato un tagliatore di teste. Ha tagliato quella di Raffaele Stancanelli, di Stefania Prestigiacomo, di Barbara Cittadini e per metà anche quella di Renato Schifani. L’altra metà la taglieranno i moderati di Forza Italia, sconcertati da questo immondo teatrino. ‘Gnazio ha un solo obiettivo: radere al suolo Micciché e gli uomini di Miccichè. Ci sta riuscendo...

Ora chi spegnerà
la vandea dei balilla?

Ora che il centrodestra ha raggiunto un accordo sul futuro candidato alla presidenza della Regione – un accordo di vertice e perciò surreale – chi spegnerà la cornacchiante vandea dei “Boia chi molla”, dei fanatici di Musumeci che non intendono per nessun motivo votare Renato Schifani? Ci penserà Giorgia Meloni o Ignazio La Russa? L’una e l’altro sanno bene che la rivolta dei balilla, dei bulli e dei caporioni neofascisti rischia di portare Schifani dritto alla sconfitta. Anche perché l’ex presidente del Senato non ha né il carisma né lo slancio per conquistare folle di elettori. E’ stato imposto a Forza Italia da La Russa. Lo stesso La Russa che – senza un motivo decente e confessabile – ha fatto di tutto per stroncare la candidatura di quel Raffaele Stancanelli..

Non è un gigante
però può farcela

No, non è il candidato più forte che ci sia. Non ha il carisma che trascina le folle e nemmeno lo slancio giovanile di Giorgio Mulé. Ma Renato Schifani, 72 anni, è certamente un uomo delle istituzioni: è stato presidente del Senato e ha retto la seconda carica dello Stato con equilibrio e con uno stile rispettoso di tutte le forze politiche. La convergenza di tutto il centrodestra sul suo nome ha messo finalmente fine alla macelleria dei veti incrociati, alla spocchia boiarda di Ignazio La Russa, alla cornacchiante vandea dei “Boia chi molla”: una rivolta contro gli alleati alimentata dalle vedove di Nello Musumeci e dai tre bulli che avevano trasformato Palazzo d’Orleans in un eldorado per le lobby e gli intermediari di affari. Certo, ora c’è l’impegno più..

Profezie funeste
sul centrodestra

Bene che vada vedremo aggirarsi, a Palazzo d’Orleans, Stefania Prestigiacomo, una colonna di Forza Italia fin dal ’94, anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi. La vedremo lì con i suoi slanci e anche con il suo carattere certamente non rivestito da petali di rose. Ma si sa: chi ha carattere ha cattivo carattere. Nell’ipotesi peggiore assisteremo alla rocambolesca resurrezione di Nello Musumeci e alla vittoria dei “boia chi molla”. Sarebbe un ritorno baldanzoso, vendicativo, carico di rancori. Che Dio ce ne liberi. Anche perché tornerebbero al suo fianco, ancora più spregiudicati, i tre cavalieri – il Bullo, il Balilla e il Corazziere – che hanno trasformato le stanze della Regione in un bivacco di avventurieri, di lobbisti, di intermediari d’affari. Questo centrodestra è ormai impresentabile: la sua unica..

L’ultimo livore
di un perdente

Poteva uscire di scena con eleganza, da gran signore, con i toni civili di chi accetta un patto stretto tra alleati. Invece, dopo i tanti passi di lato e i relativi pentimenti, ha preferito condire l’addio con una soverchiante dose di livore e di rancore. Come si conviene a un neofascista che per cinque anni ha traccheggiato con i tre bulli elevati dal suo governo al rango di padroncini della Regione. Povero Musumeci. Credeva che le intimidazioni del callido La Russa avrebbero sottomesso sia Berlusconi che Salvini. Credeva che gli accordi con Marcello Dell’Utri gli avrebbero riaperto le porte che lui stesso aveva chiuso con le sue arroganze e le sue prepotenze. Credeva che le scempiaggini del suo cerchio magico non avrebbero mai intaccato la sua immagine di presidente onesto...

La signora
dei silenzi

L’abbiamo chiamata “Nostra signora della Morbidezza” perché, anche se è stata incoronata dalle primarie leader del centrosinistra, le sembra male dire una parolina di troppo contro il governo di centrodestra presieduto da Nello Musumeci: un governo dominato da tre bulli che hanno devastato i conti pubblici, che si sono circondati di avventurieri, che incoraggiano le peggiori lobby, che hanno trasformato le aspettative dei siciliani in un mercato elettorale. Ma lei, Caterina Chinnici, di tutte queste scempiaggini non vuole occuparsi. “Non voglio compilare pagelle”, ha ammesso: meglio una parola in meno che una parola in più. Ora però i nodi sono venuti al pettine. I grillini le hanno già notificato un avviso di sfratto. E Claudio Fava si è reso conto che è meglio andare da solo che male accompagnato. Forse..

Le verità che Giorgia
forse ancora non sa

Ma il ruvido Ignazio La Russa ha raccontato alla gentile Giorgia Meloni tutta la verità, nient’altro che la verità? Un articolo del Secolo d’Italia, organo ufficiale della casa, mostra sui cinque anni di Nello Musumeci certezze granitiche. Sostiene che è stato il migliore governatore che la Sicilia abbia mai avuto: il più onesto, il più operoso, il più aperto al dialogo con gli alleati, con i partiti, con il Parlamento. Un santo. Il racconto invita alla genuflessione. E, va da sé, alla ricandidatura. Manca però un dettaglio. Il presidente uscente ha governato delegando quasi tutti i poteri della Regione a un cerchio magico – il Bullo, il Balilla e il Corazziere – che si è mosso sul filo del rasoio, che ha devastato i conti pubblici, che ha trasformato ogni..

Gerenza

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