Giuseppe Sottile

L’invincibile armata
dei commissari regionali

Il dottor Bernardo Campo, funzionario direttivo della Regione, sarà certamente all’altezza del compito, ma quando chiuderemo la repubblica dei commissari? L’assessore al Turismo, Manlio Messina, ha appena consegnato nelle mani di Campo la prestigiosa Taormina Arte che annovera tra le sue perle il Festival Film estivo e altre manifestazioni di livello internazionale. Il neo commissario fa parte della segreteria tecnica di Messina e prima di essere destinato al vertice di TaoArte ha ricoperto lo stesso incarico al Parco archeologico della Valle dei Templi. E’ un uomo per tutti i commissariamenti. Danza dall’archeologia allo spettacolo, dalla musica al cinema, dal teatro ai grandi eventi. Beato lui. Ma che ha fatto di male la Sicilia per essere governata da un circolo di funzionari scelti non per le competenze ma per un giuramento..

In difesa del bullo
contro il magistrato

Si chiama “criminalizzazione del dissenso”. Ed è l’arte della quale ha fatto abbondante uso, ai tempi dell’antimafia chiodata, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. Quando un avversario gli muoveva una critica, lui non entrava nel merito delle cose. Spocchiosamente sosteneva che la contestazione “faceva obiettivamente il gioco della mafia”. Chi avrebbe mai immaginato che quell’arma, politicamente così meschina, venisse usata anche da Nello Musumeci? Non sapendo come coprirsi la faccia dopo che la Corte dei Conti ha definito carta straccia il documento di programmazione approntato dal suo bullo di fiducia, il governatore non è entrato nel merito delle contestazioni. Si è limitato a criminalizzare uno dei magistrati contabili – “è di sinistra” – con la segreta speranza di delegittimare ogni osservazione che la Corte da ora in avanti farà ai bilanci..

E vissero tutti
felici e contenti

Toc toc: verrebbe voglia di bussare al portone di Palazzo dei Normanni per chiedere ai deputati dell’Assemblea regionale quale legge stiano incardinando, quale piano strategico per la Sicilia stiano mettendo a punto. Ma da quell’aula non arriva alcun segno di vitalità. Solo cosette di ordinaria amministrazione. L’opposizione grillina non conosce altra battaglia se non quella dei vitalizi, da esibire al grido di onestà-tà-tà. Mentre il vecchio Pd riesce a spendersi e a macerarsi solo nelle risse interne, soprattutto ora che si dovrà eleggere il nuovo segretario. E poi c’è il governo, con la sua traballante maggioranza. Già, che fa il governo? Niente. Dice che la colpa dell’immobilismo è dell’Ars che non riesce ad abolire il voto segreto. E l’Ars replica accusando la giunta di non sapere approntare nemmeno una riforma...

Pd e Cinque stelle
giustizialisti al potere

Ci pensi bene Matteo Renzi. Mandare a casa Alfonso Bonafede, ministro per caso, sarebbe di per sé un gesto di civiltà: dimostreremmo alle future generazioni che in politica uno non vale uno e che l’ignoranza al potere fa solo danni. Ma la mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli non risolve il problema. La legge sulla prescrizione resterebbe in piedi e sarebbe la fine dello stato di diritto. Chi sarà mai in grado di sopportare un processo i cui tempi si possono dilatare all’infinito? Già la malagiustizia è una minaccia per tutti, in particolar modo per i cittadini onesti. Figurarsi che cosa diventerebbe se sparisse il limite oltre il quale tutto si azzera. Ci pensi bene Renzi. Provi intanto a stanare il Pd. Mostri al paese che gli uomini di..

Renzi si è arreso
Vince Bonafede

Che delusione questo Renzi. E che pena questi di Italia Viva, rivoluzionari di governo e sottogoverno. Avevano fatto credere che sulla prescrizione imposta all’Italia dal manettaro Bonafede, ministro per caso della Giustizia, avrebbero combattuto la battaglia dei giusti e l’avrebbero portata fino alle estreme conseguenze: perinde ac cadaver, secondo il motto di Ignazio di Loyola, padre fondatore dei gesuiti. Invece è bastato che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, agitasse lo spettro di una crisi e la pattuglia degli indomiti si è trasformata in pappa molla. La logica della poltrona è prevalsa sulla questione di principio e il venticello caldo del potere ha finito per avvolgere e travolgere ogni ragione di civiltà giuridica. Altro che partito “moderato e garantista”. Con la sua giravolta Renzi garantisce solo il manettaro Bonafede, ministro..

La pietà scomparsa
per morti e immigrati

Torniamo sul sindaco Orlando. Non c’è dubbio che Palermo sia cambiata, che la mafia non ha più la potenza aggressiva di vent’anni fa, che lo Stato ha vinto e la società civile è cresciuta. Non c’è dubbio che la città sia maturata culturalmente e che le iniziative del Comune, come Manifesta, abbiano contribuito a renderla più attraente, più serena, più soffice. Non c’è dubbio che i problemi ci sono, dai trasporti ai rifiuti; ma sono problemi per i quali il sindaco può trovare una giustificazione. Ciò che invece scavalca i confini della decenza sono le 326 bare accatastate, senza pace e senza pietas, in un deposito del cimitero dei Rotoli. Orlando, apostolo dell’accoglienza, dovrebbe provare un pizzico di vergogna. Più di quanto non ne debba provare Salvini, il prepotente che..

Pietà, troppi schiaffi
per il sindaco Orlando

Pietà per Leoluca Orlando. Nel giro di una settimana gli è capitato di tutto. Il Tar gli ha rifilato la sberla della Ztl notturna: il provvedimento voluto con zelo talebano dall’assessore Giusto Catania resta intanto congelato, in attesa di nuove e più confortevoli decisioni. Come se non bastasse è arrivata poi l’Anticorruzione che gli ha rinfacciato tutto ciò che doveva essere fatto e non è stato fatto per riportare dentro i confini della legalità la giungla degli spazi pubblicitari. E infine, la ciliegina sulla torta: il teatro Garibaldi, un impianto della Kalsa la cui proprietà è intestata al Comune, è stato utilizzato non si sa da chi per una festa di compleanno, champagne e candeline; manco fosse res nullius, terra di nessuno. Cosa deve ancora succedere in questa sfortunata Palermo..

La maggioranza c’è,
manca il coraggio

Per carità, Matteo Salvini non fa miracoli ma con la sua visita a Palermo ha certamente proiettato sullo schermo della politica siciliana un’ipotesi di centrodestra unito e vincente: basta con le risse e basta soprattutto con le diffidenze, con i sospetti, con i rancori. Lui ce l’ha messa tutta: ha siglato un’intesa rispettosa con il governatore Nello Musumeci e ha fatto pace con il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, suo ex nemico. Tutto rose e fiori, dunque? Manco per sogno. La parola passa ora a Musumeci. Spetta a lui decidere se avviare, finalmente, una stagione di riforme. Spetta a lui decidere se mettere a punto, finalmente con un rimpasto, gli equilibri di forza interni alla maggioranza. E spetta a lui decidere se sbarrare finalmente le porte agli avventurieri che gli ronzano..

Ruvido memorandum
per il leader leghista

Ora che Salvini ha deciso di mostrare i muscoli anche in Sicilia, qualcuno gli dica che qui il centrodestra governa già; che la giunta presieduta da Nello Musumeci, in due anni, ha solo boccheggiato tra pavidità e contorsioni; che la maggioranza traballa ad ogni appuntamento; che non ci sono più miliardi da scialacquare; che si è raschiato il fondo del barile; che i conti pubblici sono di fatto commissariati da Palazzo Chigi; che l’economia della Sicilia è stata affidata dal Governatore a un bullo che piritolleggia tra Roma e Bruxelles in cerca di intese che nessuno gli sottoscrive. Per poi verificare l’autorevolezza del medesimo Musumeci nella trattativa con i poteri forti, a cominciare dall’Anas, il leader della Lega percorra l’autostrada che teoricamente collega Palermo e Catania. Scoprirà di quali miserie..

Gerenza

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