Giuseppe Sottile

Palazzi in tripudio
per l’Ars che chiude

L’Assemblea regionale chiude i battenti in vista della campagna elettorale per le europee e il governatore Schifani tira già un sospiro di sollievo: da qui a luglio certamente non ci saranno gli agguati dei franchi tiratori e nessuno lo chiamerà dall’opposizione per rendere conto della siccità o della sanità che cade a pezzi. Lo affiancano, in questa sagra di primavera, pagnottisti e avvocati d’affari. Persino il principe dei consiglieri – un Richelieu al Ficodindia – ha fatto sapere che sospenderà i traccheggi e che si prenderà una pausa da quei fastidiosissimi richiami della Corte dei Conti che tanto lo innervosiscono. Manco a dirlo, si godranno due mesi di libertà pure i settanta deputati di Palazzo dei Normanni, un luogo della politica diventato ormai il tempio della dissipazione: “fatica senza lavoro,..

Ma Chinnici non sa
di Schifani e Totò

Per Caterina Chinnici e per Antonio Tajani, che è il segretario nazionale di Forza Italia, Totò Cuffaro è un reprobo, un malfamato, un avanzo di galera. I suoi voti puzzano di mafia e finirebbero per inquinare la lista per le elezioni europee. Ma per Renato Schifani e per Marcello Caruso, che è il coordinatore regionale di Forza Italia, Cuffaro è un alleato leale e degno della massima stima. I suoi voti profumano d’incenso e sono preziosi, se non addirittura determinanti, per mantenere in piedi il governo regionale di centrodestra. La dicotomia c’è e si vede. Se Caterina Chinnici è l’espressione più pura e immacolata del neo berlusconismo, Schifani è l’espressione più antiquata e infetta. Se Caterina Chinnici è la madonnina da portare, da qui a giugno, in processione, Renato Schifani..

Una Hollywood
per Wanda Osiris

Il boccascena sul quale recitare la vecchia commedia della Regione che ama la Sicilia e i siciliani si è spostato a Siracusa. Ed è lì che è volata la Wanda Osiris di Palazzo d’Orleans. Ha attraversato in punta di piedi la soffice autostrada che collega Palermo con Catania ed è apparsa, con tutto il suo splendore e la sua magnificenza, al Castello di Maniace, sull’estrema punta di Ortigia. Ha svolazzato tra gli applausi di due fitte ali di folla, ha baciato la ruvida pantofola del Balilla, ha stretto le mani di un primo attore come Sergio Castellitto e ha parlato di cinema, di Hollywood, di produzioni, di regia, di grande spettacolo e grande bellezza. Insomma del mondo che ha sempre sognato, inseguito, fantasticato. Manco fosse l’ultima erede dei fratelli Lumiere...

Il ballo della siccità
a Palazzo d’Orleans

Renato Schifani ha insediato a Palazzo d’Orleans la cabina di regia con la quale la Regione pensa di fronteggiare la siccità. Ed è stato per lui un momento magico. Era attorniato da professoroni che sgomitavano per ossequiarlo e rendergli grazie solo per il fatto di essere stati chiamati a un così alto incarico. C’erano ingegneri, maestri di scienze idrauliche, esperti della protezione civile. Che, in attesa della pioggia, studieranno le nuvole e censiranno i pozzi. Forse tenteranno pure di descrivere lo stato delle condotte che, dopo anni di abbandono, sono diventate un colabrodo. Ma che importa? Intanto hanno consentito al Presidente di sentirsi il padrone delle acque, anche di quelle che scenderanno dal cielo. E lui era lì, al centro della scena, felice e gaudioso, leggero e svolazzante come una..

Santa Caterina
da Strasburgo

Persino la Madonnina di Lourdes era solita dare all’innocente Bernardette la data della prossima apparizione. Invece Caterina Chinnici, scelta da Forza Italia per santificare le elezioni europee di giugno, rimane ancora avvolta nel mistero. Ovviamente in attesa che il reverendissimo segretario del partito, Antonio Tajani, accompagnato da uno stuolo di chierici siciliani, vada a prelevarla dal seggio di Strasburgo, dove è allocata da dieci anni, per presentarla agli azzurri di Sicilia e riproporla alla loro attenzione. I professionisti dell’antimafia sono fatti così. Cambiano casacca con la velocità e la disinvoltura dell’ultimo sacrestano della politica, ma poi – quando hanno già la certezza dell’investitura – pretendono il rito pontificale della devozione. Un rito durante quale non si parla né di programmi né di idee. E’ ammesso solo il bacio della pantofola.

Se finisce in galera
il “muzzunaro” Russo

Ora che la Procura ha ammanettato Mimmo Russo, il malacarne del Borgo Vecchio, sono tutti felici e contenti. La sinistra ha trovato un chiodo col quale crocifiggere sui giornali il partito di Giorgia Meloni. Mentre i capi di Fratelli di Italia si fregano le mani perché la storia brutta e miserabile di un capopopolo di borgata non turba più di tanto i loro equilibri di potere. Russo era uno straccione della politica. Organizzava il consenso tra gli ex detenuti e gli eterni precari del Comune, traccheggiava con i boss della mafia, non aveva ritegno nel cambiare casacca e nemmeno quando trattava un losco affare. Viveva ai margini del sistema e da “muzzunaro” raccattava sì e no le molliche che gli alti gerarchi lasciavano lungo i marciapiedi di via Notarbartolo, ricco..

Elenco dei parassiti
che vogliono salvarci

Ci sono gli impresentabili e c’è chi invoca il codice etico. Ci sono i cacicchi e c’è chi rispolvera i protocolli della legalità. Puntualmente, alla vigilia di ogni elezione, ricompaiono sul palcoscenico della politica i personaggi e gli interpreti della questione morale. S’avanzano le anime belle della società civile e rispuntano, dopo mesi o anni di dorato letargo, i professionisti dell’antimafia. Tutta gente che non ha mai pronunciato una parola contro gli scandali – do you remember SeeSicily? – ma che oggi ritorna impunemente in campo per accaparrarsi un seggio e cinque anni di bella vita nell’Europa di Strasburgo e Bruxelles. Diciamolo: nel vasto mondo del parassitismo politico non c’è solo Lorenzo Cesa, con la sua Udc priva di voti e di credibilità. C’è anche il bianco esercito della salvezza:..

Aspettando Musumeci
con i bidoni d’acqua

Sul palcoscenico della sanità si esibiscono le migliori macchiette del reame: da Daniela Faraoni, la manager che ogni giorno affossa l’esercito dei convenzionati esterni ad Amalia Colajanni, la dirigente dell’Economico finanziario che non riesce a chiudere una contabilità senza quell’errore che la costringe al perpetuo rifacimento dei calcoli. Ma il teatrino della siccità non scherza nemmeno. Quelli che per un anno sono stati distratti dalle camarille elettorali ora che siamo quasi in estate invocano la pioggia. Mentre quelli che non si sono mai preoccupati di ripulire il fondo delle dighe o di riparare le reti colabrodo ci dicono senza rossore come amministrare la sete, se è preferibile lavarci in doccia o nella vasca da bagno. Oppure invocano l’intervento di Roma, nella speranza che il ministro della protezione civile Nello Musumeci..

Meglio i papaveri
che i fiori del male

Poteva andare a cogliere i papaveri in quel di Blufi, visto che è rimasto incantato dall’abbagliante tappeto rosso steso su un campo delle Madonie. Invece Renato Schifani è entrato nel terreno accidentato della sanità ed è riuscito a cogliere i fiori più flosci e appannati. Non bastava l’assessore Giovanna Volo, ormai ritenuta un monumento all’inutilità. Il presidente della Regione ha riportato al vertice della Asp di Palermo Daniela Faraoni, la zarina che fa di tutto per affossare i convenzionati esterni. E ha pure riproposto per il Civico il manager Walter Messina che, da direttore generale di quell’inferno chiamato Ospedale Cervello, aveva già conquistato, con due commissariamenti, il titolo di “peggiore tra i peggiori”. I vaporosi papaveri di Blufi tra pochi giorni purtroppo appassiranno. Certi fiori del male volteggeranno sulla sanità..

La zarina dell’Asp
non paga nessuno

Il dirigente della pianificazione, Salvatore Iacolino, le trasmette nell’ottobre del 2023 un messaggio per invitarla a liquidare entro novembre gli arretrati che spettano ai convenzionati esterni ma lei fa finta di non avere letto il dispaccio: siamo ad aprile del 2024 e le somme sono sempre lì, bloccate da non si sa quale diavoleria. Allora i convenzionati ricorrono alla magistratura e predispongono i decreti ingiuntivi. Ma lei rimane impassibile. Anzi, non salda nemmeno le fatture ordinarie: ambulatori e laboratori che assistono i pazienti per conto della Regione aspettano ancora il mensile di dicembre 2023. Daniela Faraoni, riconfermata da Renato Schifani al vertice della Asp di Palermo, è una zarina che non riconosce alcuna autorità: né politica né giurisdizionale. La sanità era già a pezzi. Lei ci mette ogni giorno il..

Gerenza

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