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Di giornalismo, di querele, di morti, di vivi e di mare

Ci sono delle volte in cui ti viene voglia di mandare tutto affanculo. Vengo e mi spiego. Ho battuto il record di velocità in notifiche di atti giudiziari: in 20 minuti un’identificazione e un avviso di conclusione indagini, entrambi per querele di parte (un imprenditore in odor di mafia e un politico leghista) per diffamazione a mezzo stampa. So benissimo che si tratta di inconvenienti del mestiere. Anche “medaglie”, in un certo senso. Tanto più che negli ultimi anni avrò collezionato una trentina di procedimenti: finora zero condanne e soltanto un bizzarro processo per rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio. Mi difenderò anche stavolta. Con qualche amarezza e consapevolezza in più. Un’amarezza è dovuta soprattutto al fatto che le querele sono sempre di più e sempre più spregiudicate. E..

Pd, la prima impresa di Letta è aver moltiplicato le correnti

La notizia è di quelle che alimentano la fiducia di iscritti ed elettori, rinsaldano il loro rapporto con il partito e confermano il cammino inarrestabile verso la vittoria. In tre mesi, da quando Enrico Letta è arrivato alla guida del Partito democratico, sono nate tre nuove correnti, portando ad undici il numero complessivo. Chi temeva che, stando alcuni anni a Parigi, Letta avesse dimenticato la storia e la vocazione dei democratici o volesse tentare di ridurli ad unità, di deviare il loro tragitto purviscolare, è stato chiaramente smentito. Il Partito democratico è vivo, mantiene i propri tratti identitari, respinge qualsiasi prospettiva di stringersi attorno al leader di turno, resta plurale, anzi lo diventa sempre di più, moltiplicando le proprie componenti. La strategia sembra suggerita da Klausewitz: spargersi nel territorio e..

Orlando è cotto. Ma chi dovrà succedergli è già in crisi

Di motivi per criticare Orlando ne esistono tanti. Gli ultimi anni della sua gestione non hanno dato risultati esaltanti. Per citarne solo pochi, tra quelli che appaiono più vistosi e che in qualche caso suscitano indignazione, basta riferirsi alla raccolta dei rifiuti, al dissesto delle strade e al tragico accumulo di bare nei cimiteri. Più in generale, si ha l’impressione di un progressivo appannamento dell’attività politico-amministrativa e dell’affievolimento di un progetto per la città, per il suo centro storico, che subisce la crisi e la scomparsa di molte delle sue attività tradizionali, sostituite da confuse iniziative commerciali, che riducono molte parti di essa ad una sorta di suq, facendole perdere identità e decoro, e per le periferie degradate, luoghi di diffusa illegalità, dormitori informi, con tanti giovani privi di lavoro..

Vi spiego perché con Giovanni Brusca lo Stato ha perso

“Gli errori che commetti in profondità li pagherai in superficie” (Enzo Maiorca). Entro a gamba tesa su un argomento che ha indignato le coscienze di tutti. Lo faccio con la consapevolezza di stare commettendo un fallo, ma assolutamente necessario per evitare che un anziano giocatore possa andare in goal. Non è vero che lo Stato ha vinto la partita contro Brusca ed i suoi compagni di merenda. Non è vero per il motivo che spiegherò qui di seguito. La lotta alla mafia, soprattutto dopo la strage Chinnici (29/7/1983), andava trattata come un problema militare con leggi speciali e regole di ingaggio militari (molto simili a quelle utilizzate dagli inglesi contro i terroristi in Irlanda). Perché a chi uccide i servitori dello Stato e ti bombarda un’autostrada non puoi rispondere con..

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