Giuseppe Sottile

Perché non regge più
la strategia del fantasma

Certo, lui sarebbe l’uomo perfetto. Sarebbe il Governatore di grande esperienza e grande prestigio. Si porta dietro una storia di successi, vanta un portafoglio di relazioni che gli deriva da una carriera costruita, passo dopo passo, in un mondo – quello delle banche – dove è impossibile vendere fumo; dove i numeri non si inventano e la realtà non si mistifica. Lui sarebbe per la Sicilia ciò che Mario Draghi è stato ed è per l’Italia: l’immagine dell’autorevolezza, della concretezza, della solidità. Ma c’è un dettaglio: la sua candidatura a Presidente della Regione non esiste. Gaetano Miccichè è, per la politica siciliana, nient’altro che un fantasma, agitato per svegliare le coscienze intorpidite dalla rassegnazione e dall’inutilità. Lui ha un profilo internazionale. Difficilmente accetterebbe di giocare qui una partita come controfigura..

Gli accattoni
della visibilità

Sono arroganti ma anche miserabili. Ostentano sicurezza ma temono di precipitare da momento all’altro nella botola dell’oblio. Si credono potenti ma non hanno niente da offrire a questa Sicilia sventrata dalla pandemia e dissanguata dal malgoverno. Nemmeno una riforma. Per dirla con Isaia, “dopo indicibili doglie hanno partorito soltanto vento”. Di conseguenza girano da mattina alla sera come trottole in cerca di un flash, di un nastro da tagliare, di un convegno a cui partecipare, di una sagra da inaugurare. L’importante è apparire, mettersi in posa sotto l’occhio spietato di una telecamera. Sono gli accattoni della visibilità. Il Bullo, il Balilla e tutte le altre macchiette della politica regionale sono con le spalle nude: come Musumeci, più di Musumeci. Fategli la carità di una foto sui giornali o di un..

I doni dei Re Magi
per Nello Musumeci

Nel presepe di Palazzo d’Orleans, con Nello Musumeci nelle vesti del Bambinello in corsa per la ricandidatura, i Re Magi sono sono già in fila per tre. Gaspare, meglio conosciuto come il Bullo, porta l’incenso: lo ha sistemato in un bilancio fatto apposta per finanziare tutti i carrozzoni, dall’Esa ad Ambelia, dove si sprecano milioni di euro ma si santificano le clientele. Melchiorre, meglio conosciuto come il Balilla, porta la mirra: se le sagre paesane non dovessero dare i risultati sperati, basterà prorogare il commissario dell’Orchestra Sinfonica, il fedele Tarantino, e tutti gli strumenti suoneranno per la gloria e il trionfo del Bambinello. Ma l’oro, che è il dono più prezioso, lo porterà Baldassarre, alias Ruggero Razza, assessore alla Sanità: migliaia di assunzioni nelle Asp e negli ospedali. Scenderà dal..

Una Regione ingessata:
ecco i danni del bullo

Allegria. Il bullo – il nostro amatissimo bullo – è tornato. Ed è in grande spolvero: annuncia sorprese e meraviglie, profetizza per la Sicilia giorni di festa e di vacche grasse. Ovviamente è tutto un bluff. Perché non sa neanche quali cifre inserire nel bilancio della Regione. Lui sta tutto l’anno in giro tra Roma e Bruxelles. Finge di intessere trattative con Palazzo Chigi e con i potenti d’Europa ma torna sempre con le tasche vuote. Ora però il tempo stringe e vorrebbe in fretta e furia tappare i buchi. Ma i conti non tornano e i deputati di Sala d’Ercole non vogliono più giocare a mosca cieca. Si andrà quasi certamente all’esercizio provvisorio. Con la conseguenza che la Regione resterà ingessata almeno fino ad aprile dell’anno prossimo. Con il..

La danza del Balilla
sul carrozzone musicale

Quando gli è capitata l’occasione di incoronarsi eroe della legalità e della trasparenza il nostro amatissimo Balilla – croce e delizia di Giorgia Meloni – è stato veloce, furbo e intraprendente. Ma quando, per dovere istituzionale, avrebbe dovuto vigilare sui conti e sulla corretta gestione dell’Orchestra sinfonica siciliana l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, è stato a dir poco distratto. Ha affidato la Sinfonica a un suo fidatissimo commissario, Nicola Tarantino, e da quel momento ha lasciato liberamente transitare ogni scandalo e ogni forzatura. L’orchestra era già terra di nessuno, aperta a tutte le incursioni della politica. Il Balilla, con i suoi giochi di potere, ha fatto sì che diventasse un’impalcatura ricca di debiti e povera di prestigio. Un carrozzone musicale per il quale, purtroppo, non si intravede altro rimedio..

Siamo condannati
a un panico perenne

"Ma tu sei milanista o interista?". E il grande Totò rispondeva: "Veramente sono farmacista". Quando mi chiedono se sono, di fronte al Covid, ottimista o pessimista mi torna in mente Totò. Ma non sono nemmeno un farmacista e quindi non ho nessun chiodo al quale appendere una risposta. L’unica cosa che mi salta agli occhi è il panico che viene subito montato quando si ha notizia di una nuova mutazione del virus. E’ successo per Delta, si è ripetuto con Omicron. Si mobilitano governi e giornali. L’Organizzazione mondiale della sanità lancia la sua previsione: ci saranno cinque di milioni di morti. Scendono in campo i virologi da talk-show. Dicono che siamo già alla alla quinta ondata e che servirà una quarta dose del vaccino. Dopo tre giorni l’emergenza si affloscia...

Il teatro di Scaldati
perso tra le tarantelle

Ora che si è appannato il sole di Leoluca Orlando, sindaco e padre padrone del Comune di Palermo, si imbruniscono anche i mondi e satelliti che un tempo facevano da corona alla sua divina superbia. Prendete il Teatro Biondo. La pallida e scolorita Pamela Villoresi ha aperto la stagione con “Il cavaliere Sole”, una favola che Franco Scaldati aveva portato oltre i confini dell’incanto e della poesia: c’era la Palermo diafana della miseria e dello smarrimento, c’era la musicalità della città perduta, inafferrabile e struggente come la luna che sovraneggia sopra le evanescenze, c’era il respiro pesante dei quartieri popolari, c’era pure l’odore dei catoi: odore di pasta bollita e di lenzuola bagnate. Un’opera d’arte. Il Biondo di Pamela Villoresi l’ha riproposta con la regia di Cinzia Maccagnano. L’ho vista...

Scoop, urla e silenzi
dei giornalisti coraggiosi

Ci sono i magistrati coraggiosi, quelli che vogliono sempre alzare il sipario sulle nefandezze del potere. E ci sono pure i giornalisti coraggiosi, quelli che promettono rivelazioni a puntate e annunciano a tutte le ore sfracelli e cronache tempestose. Nonostante la presenza di questi plotoni investigativi, la verità tarda però ad arrivare. Che fine ha fatto il tentativo di corruzione da cinquantamila euro, denunciato sei mesi fa dall’assessore regionale al turismo, Manlio Messina, nuovo eroe della legalità e della trasparenza? Si sa che i magistrati, anche quelli coraggiosi, amano i tempi lunghi. Ma è così difficile trovare un cronista che vada in giro per Palazzo di Giustizia a chiedere notizie dell’inchiesta? La febbre dello scoop è finita. Fatta la santificazione dell’assessore, i giornalisti coraggiosi sono diventati dubbiosi, silenziosi, quasi omertosi.

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