Giuseppe Sottile

Non è una Regione
ma un Giano bifronte

Dicono che vogliono aiutare le imprese e stanziano pure 365 milioni, recuperati dal fondo europeo, per fronteggiare il caro bollette. Poi però chiudono la cassa regionale, non pagano le fatture e lasciano i costruttori dell’Ance sull’orlo del precipizio. Lo stesso paradosso si ritrova nel complicato mondo della Sanità. Il presidente Schifani vorrebbe cancellare le liste d’attesa e non perde occasione per invocare una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, tra le strutture ospedaliere e i convenzionati esterni. Poi però succede che i finanziamenti a favore del Cefpas, il centro di formazione tanto caro all’ex assessore Razza, scorrono velocemente mentre i laboratori d’analisi aspettano da due anni gli arretrati dell’extrabudget: il decreto è di giugno, i conteggi sono pronti, manca il via libera dell’assessorato. Si può ancora credere in questa Regione?

Quanto durano
i sogni di Schifani

Ma quale Regione ha in mente Renato Schifani? Le dichiarazioni programmatiche del nuovo governatore tratteggiano un futuro fulgido e promettente: avremo strade e autostrade scorrevoli, imprese che producono senza problemi di liquidità, nessun accenno di corruzione, una burocrazia agile ed efficiente, fondi europei a disposizione e – proprio per non farci mancare nulla – anche due termovalorizzatori, uno a est e l’altro a ovest, e un cantiere aperto per la più grande opera del secolo: il Ponte sullo Stretto. Ma in attesa che la nave dei sogni levi le ancore e raggiunga il sol dell’avvenire, non dimentichiamo che oggi la Corte dei Conti dirà che i bilanci di questi ultimi anni – gli anni di Musumeci e Armao – sono stati costruiti in maniera avventurosa, con bluff e azzardi da..

Ma da sabato niente
sarà più come prima

Se vi capita di girovagare per siti e giornali, leggete le interviste rilasciate dagli assessori che affiancano il presidente Schifani. Scoprirete che le loro risposte hanno un retrogusto particolare: somigliano alle letterine indirizzate dai bambinetti dell’asilo a Babbo Natale. C’è un florilegio di buoni propositi, mancano le preghierine e i bacetti a Gesù. Nessuno scandalo, ci mancherebbe altro. I “magnifici dodici” sono in carica da due settimane e – va da sé – non hanno ancora contezza dei problemi che li aspettano. Parlano di tutto: di sanità e di sviluppo economico. Ma non avendo ancora un progetto, spalmano palate di miele su ogni parola. Vivono, per dirla con Alberto Savinio, nel “bianco candore dei sonnambuli”. Li sveglierà sabato prossimo la Corte dei Conti dicendo che in cassa non c’è più..

Rotta da invertire
o si chiude bottega

Basta alzare una pietra e ci trovi i vermi. La Sicilia lasciata da Nello Musumeci è un campo di macerie, di sperperi, di conti sballati, di illusioni perdute, di ferite difficili da rimarginare. Per rendersene conto basta allentare la coltre di omertà che per cinque anni ha tenuto al riparo di occhi indiscreti i fatti e i misfatti del cerchio magico. In cassa non c’è un euro: le acrobazie dell’assessore Armao sul Bilancio hanno spinto la Regione sull’orlo del baratro. Al punto che il presidente Schifani, per evitare il fallimento, non sa se chiedere clemenza alla Corte dei Conti o invocare una grazia dal ministro Giorgetti. Il nuovo assessore, Marco Falcone, dice che seguirà la strada opposta, quella del rigore amministrativo: senza funambolismi e senza spregiudicatezze. Magari. Siamo all’ultimo stadio:..

Tra Schifani e Miccichè
il perdente è Berlusconi

Nel bel tempo andato, quando il re era re, i due contendenti sarebbero stati precettati d’urgenza e nel giro di due minuti il nodo gordiano sarebbe stato sciolto. Invece da dieci giorni la contrapposizione tra Renato Schifani e Gianfranco Miccichè continua a marcire sotto il sole di Sicilia. Chi dei due rappresenta a pieno titolo il partito di Silvio Berlusconi? Ah, saperlo. Schifani tira dritto: si è insediato a Palazzo d’Orleans, ha nominato la giunta, conta su nove deputati di Forza Italia, ha una maggioranza risicata in Assemblea regionale. Miccichè invece è rimasto al palo: ha perso la presidenza dell’Ars, non ha un uomo in giunta, può contare su quattro voti, un disastro. Farà di professione il guastafeste. Non c’è da provar pena né per l’uno né per l’altro. Solo..

Le carte in regola,
il dovere della verità

Senza carte in regola diventa inutile girovagare per Roma in cerca di risorse: saremo sempre considerati straccioni, con il cappello in mano. Lo sosteneva Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato 42 anni fa a Palermo. Una lezione dimenticata: i conti non tornano, gli scandali resistono. A questo punto – visto che c’è un nuovo presidente e ci sono nuovi assessori – è necessario un atto di coraggio. Bisogna abbattere il muro di silenzi che per cinque anni ha tenuto al riparo le malefatte del governo Musumeci. Buttanissima ha già chiesto a Marco Falcone, assessore al Bilancio, di alzare il sipario sullo scandalo dell’Ente Minerario. Ma anche Giovanna Volo, responsabile della Sanità, dovrebbe avvertire il dovere di raccontare la verità sull’Oasi di Troina e sui privilegi concessi dal suo predecessore..

Gerenza

Buttanissima Sicilia quotidiano online è una testata regolarmente registrata. Registro generale n. 223.
Registro della Stampa n.5 del 24/01/2018 presso il Tribunale di Palermo

Editore: Salt & Pepper S.r.l. Tel +39 091 7302626 P.IVA: 05126120822

Direttore responsabile Giuseppe Sottile

Change privacy settings

Cookie Policy

Contatti

+39 091 7302626
www.buttanissima.it
Via Francesco Scaduto, 2/D – Palermo
Questo sito è associato alla
badge_FED